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Procida: Nuovo contatto con i marittimi della "Rosalia D'Amato"

da Liberoreporter.it
Sono settimane che la redazione di LiberoReporter cerca di mettersi in contatto con le due imbarcazioni sequestrate dai pirati somali nel Golfo di Aden.
Per la Savina Caylyn tutti i telefoni di bordo risultano scollegati. Troppi giorni di silenzio e nessuna novità per i nostri 5 connazionali a bordo, di cui tre ricordiamo, sono stati sbarcati a terra e si trovano nel deserto, dove i pirati li hanno condotti allo scadere del primo ultimatum che lanciarono attraverso la nostra redazione il 18 maggio. Un deserto che con le temperature che si registrano in questi giorni, sarà certamente infuocato.
Per la Rosalia D’Amato, dopo il primo colloquio avuto a bordo nel mese di giugno, non si era più riusciti a mettersi in contatto con la nave. Oggi finalmente, dopo 20 giorni dal primo contatto, la nostra costanza è stata premiata e possiamo almeno sapere che a bordo stanno bene e che sono tutti vivi.
Ancora una volta, come per la prima chiamata che abbiamo avuto a bordo della Rosalia D’Amato, ci ha risposto il Secondo Ufficiale di Coperta, Giuseppe Maresca di Vico Equense.
Il nostro connazionale ci ha chiesto esplicitamente di parlare con i parenti in Italia, ma siamo riusciti a strappargli una conversazione che è durata circa 4 minuti.
“Si, grazie davvero per il vostro interesse, finché non mi diranno di chiudere possiamo parlare – ci ha comunicato Maresca da bordo nave. Possiamo dire che stiamo tutti bene, certo abbiamo perso parecchi chili, qui fa un caldo pazzesco, e si mangia poco” Ancora una volta la fortuna ha voluto che la nostra chiamata seguisse quella appena fatta ai parenti, altrimenti sarebbe stato difficile riuscire a scambiare due parole con i nostri marittimi. “Io mi auguro che facciano presto, perché ogni giorno che passa, non posso nascondere che la situazione si fa sempre più difficile. – continua Maresca – Mi auguro che grazie a voi si possano smuovere le acque e che ci facciano tornare a casa al più presto”. Un grido di dolore: la voce del secondo ufficiale ci è sembrata preoccupata ma composta.
Ci avviamo, per la Rosalia D’Amato, ai 3 mesi di sequestro. Per il secondo ufficiale, originario di Arola, frazione di Vico Equense, c’è il tempo per pensare anche agli altri marittimi italiani in mano ai pirati e fare una considerazione: “Abbiamo saputo che i nostri colleghi della petroliera dei Fratelli D’Amato sono ancora qui come noi… Chissà quanto tempo allora ci vorrà ancora, pure per noi”. In effetti fatte le dovute proporzioni, se a distanza di 5 mesi, per la Savina Caylyn ancora non si è mosso niente per favorire il rilascio da parte dei pirati, che ricordiamo chiedono un riscatto che si aggira intorno ai 10 milioni di dollari, quanto ci vorrà di tempo, affinché gli uomini della Rosalia D’Amato possano tornare a casa?
A Maresca rimane solo il tempo di ringraziarci e ci saluta chiedendoci di risentirci più avanti. “Vi ringrazio per il vostro interessamento, tenete alta l’attenzione e speriamo si muova qualcosa. Ora vi devo lasciare, ma spero di risentirvi presto”. Dopo settimane di preoccupazione, per lo meno dalla Rosalia D’Amato siamo riusciti a sentire che l’equipaggio sta bene, certo, per come possono stare bene 21 uomini nel caldo ed asfissiante clima in Somalia, tenuti sotto il costante tiro delle armi. Per la Savina Caylyn resta invece la preoccupazione: troppe settimane in silenzio, con i telefoni di bordo spenti e nemmeno una chiamata a casa per parlare con i parenti. In tutto questo le vicende dei nostri marinai sono totalmente sparite dalla cronaca. Gli armatori sono muti e la Farnesina si limita a inviare comunicati dei vari incaricati del Ministro degli Esteri Frattini, che viaggiano tra la Somalia e i paesi vicini. Rimangono ancora in sospeso le domande rivolte da noi all’Armatore della Rosalia D’Amato, la Perseveranza Navigazione, dopo la loro richiesta di rettifica. La loro risposta, come quella dei Fratelli D’Amato, armatori della Savina Caylyn è il solito silenzio. Parlavamo di tempi lunghi in un estate caldissima ed abbiamo avuto ragione: poco si muove intorno alle vicende degli uomini di mare, grandi lavoratori, troppo spesso considerati dei fantasmi, sia durante i sequestri, che nella normalità delle loro fatiche per pochi spiccioli al mese.

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