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Procida. Per liberare i marittimi occorrono innanzitutto gli intellettuali

Occorre appellarsi a tutti, ma proprio a tutti, perché dopo 7 mesi, siamo giunti ad una situazione disperatissima: sono disperatissimi e all’estremo di ogni umana resistenza gli uomini dell’equipaggio; disperatissime e senza più lacrime sono ovviamente le famiglie; allo stato ci occorrono disperatamente dei supereroi. Dobbiamo seminare in ogni campo dello spirito umano se vogliamo illuderci di raccogliere i frutti della speranza e della preghiera. Chi si rivolge a tutti è consapevole di essere solo un insignificante microbo di questo infinito universo, ma avverte allo stesso tempo il dovere cristiano di fare il minimo possibile alla luce di quanto ci fu insegnato oltre venti secoli fa a proposito degli affamati, assetati, prigionieri, malati e forestieri. Poiché allo stato dell’arte non è fattibile occuparsene direttamente; considerata la impossibilità materiale di recarsi sul luogo delle torture e moderne schiavitù; accertata l’impotenza di tagliare le catene ai piedi a “pezzi di pane” come il mite e ridanciano Enzo Guardascione e a tutti gli altri membri della Savina, è necessario svegliare dal letargo i sopravvissuti dell’esercito della salvezza, composto proprio da quella parte sana di Paese che è rimasta in circolazione. E’ tristissimo che molti sottovalutino l’importanza vitale e strategica degli intellettuali, composta in buona parte dai critici, editorialisti, giornalisti, scrittori, pittori, maestri di musica, critici d’arte, registi e cantanti impegnati. Sono proprio loro la coscienza critica del Paese, i grilli parlanti che ci mettono in guardia dai pinocchi della politica, minacciandoli di sbugiardarli innanzi agli elettori; i cani da guardia della corretta informazione. E’ solo la ricchezza culturale di un popolo la vera spina dorsale di una società sana ed onesta. E’ solo la cultura che ci permette di capire perché la Somalia è in quelle condizioni di povertà ed anarchia civile e politica; è la cultura che ci permette di capire scandalose tergiversazioni (alcune intuibili anche per un bimbo) di armatori e politici; è la cultura stessa che si rende corresponsabile del silenzio di TV, TG e carta stampata. E’ la mancanza di cultura che ci porta ad avere i politici che ci ritroviamo; è l’assenza di cultura che partorisce genuflessioni verso “la spazzatura della storia”. E’ l’assenza di cultura che fa fare figuracce al nostro ministro dal ghigno mefistofelico a proposito del peggiore dittatore europeo, un tal Lukashenko, lo stesso ministro che poi invia le fregate in Somalia solo 6 mesi dopo. Occorrono 15-20 milioni di euro, ma improvvisamente sembra che l’Italia sia diventata ortodossa, scrupolosissima e attentissima a non trafficare con banditi e criminali, anche se meno di un anno fa, però, concedeva gli onori di stato ad uno sterminatore del suo popolo come Gheddafi, ora cerca invece di stanarlo e trucidarlo. Lo stesso Mago Silvan fu il primo governante europeo a stringere le mani a dittatori del calibro di Lukashenko. Una Italia diventata tutta ad un tratto allergica a ricatti e mediazioni, a meno che non si tratti di 5 miliardi di lire per Ciro Cirillo e Raffaele Cutolo. E’ l’assenza di cultura e di lungimiranza, che spinge certi maghi della finanza nostrani, a riproporre più volte squallidissimi e viscidi casinò su Terra Murata. Le banche in Italia sponsorizzano di tutto e di più: sagre, mostre, squadre di calcio, ristrutturazioni di chiese, film, maratone televisive; ma di fronte a carni umane consumate dal sole equatoriale e dagli stenti, non ritengono di dover intervenire. Magari senza quelle carni da macello, Procida oggi si ritroverebbe ad avere solo l’ufficio postale. Occorrono soldi quindi: ed allora è qualcosa di illogico implorare Ennio Morricone, Renzo Arbore, un regista del calibro di Giuliano Montaldo, affinchè tramite una canzone, un film, uno spot, possano catalizzare l’attenzione mondiale? A proposito di soldi: basterebbe che 10 milioni di italiani inviassero un sms di 2 euro per una missione del genere e voilà il gioco è fatto. Ma quest’uovo di Colombo, non possiamo proporlo noi, misera plebaglia: occorre la volontà dei vip, dei politici, di intellettuali, di star televisive e cinematografiche. Inoltre senza cultura, senza intellettuali, senza filosofi, senza sociologi, senza economisti, l’umanità non sarà mai in grado di elaborare quelle risposte indispensabili che prevengano definitivamente certe miserie endemiche che hanno minato l’Africa, vittima di migliaia di morti di fame al giorno; quella stessa terribile miseria alla base della moderna pirateria. Sempre quel Nazareno di venti secoli fa ci ammoniva che i poveri li avremo sempre con noi. Il muro del silenzio è stato infranto il 13 agosto: ma non può bastare, la memoria è labile e il Paese si nutre di tg quotidiani che per fare share e quindi pubblicità, necessitano di incessanti novità, suspense, non di situazioni immobili. Se questi ultimi non offrono l’ennesimo “coupe de théatre”, finisce tutto nell’oblio. Cosa che non avvenne, invece, come per il caso Fincantieri. Poiché la demenziale, illegale, sciocchissima proposta degli sms da due euro, non sarà mai fattibile per la scontatissima contrarietà delle istituzioni governative, cosa ci resta da fare? Bloccare il porto ad oltranza? Certo che no: dopo 3 giorni, la gente si stancherebbe e inizierebbero a mormorare i commercianti e i pendolari, studenti, lavoratori, malati, perché con il blocco del porto si paralizzerebbero tutte, ma proprio tutte le attività dell’isola: ospedale, farmacie, supermercati, ristoranti, operatori turistici, banche, poste, edicole, stazioni di rifornimento carburante, etc. Per quanto riguarda le vie del mare, forse, sarebbe più opportuno rompere le scatole alle sorelle del golfo, piuttosto che continuare a flagellarci come comunità. Se sms, sponsorizzazioni bancarie, blocchi ad oltranza sono inverosimili, a cosa potrebbero servire iniziative del tipo un “francobollo per la vita”? Probabilmente a nulla, specialmente per il caso in esame, ma forse in futuro potrebbe servire a sensibilizzare più incisivamente la comunità internazionale e magari a finanziare una apposita fondazione, per tutti i casi che sicuramente si ripresenteranno in futuro e vedranno sempre più coinvolta la nostra isola di Procida. I calciatori scioperano per un fatto di soldi: non si sentono straricchi abbastanza. Verrebbe quasi voglia di prenderli a calci, ma purtroppo abbiamo bisogno anche di loro, perché in questo maledetto e arretrato paese si legge di più la Gazzetta dello Sport che il Corsera e non solo il lunedì, ma tutti i santi giorni, anche quando il calcio è in vacanza. Infine a proposito dei sacerdoti e delle agenzie caritatevoli, come quella presieduta da Andrea Riccardi, non bisogna mai dimenticare che una organizzazione non governativa come la Comunità di Sant’Egidio, innanzi all’incapacità e inerzia dell’ONU, fu capace da sola, sicuramente assistita dalla GRAZIA DELLO SPIRITO SANTO, a ristabilire la pace nel martoriato Mozambico il 4 ottobre 1992.

Sono d’accordo sull’importanza strategica dei gesti clamorosi, ma è giunta l’ora di uscire da Procida: occorre sensibilizzare, in continente, gli utenti dei treni, autobus, funicolari, non pensare più al nostro porticciolo. Occorre boicottare con vibrate proteste, trasmissioni come Anno Zero, Porta a Porta, Ballarò, Matrix, fino a quando non diventerà la priorità dell’agenda politica, così come lo fu per la Sgrena, Mastrogiacomo e soprattutto per le 2 Simone. E’ l’ora di agire, ma soprattutto di uscire definitivamente da Procida: è fin troppo comodo fare i rivoluzionari e gli INDIGNADOS nel proprio salotto di casa. Anzi a vedere certe feste in piazza Marina Grande, con tanto di baccano musicale, non sono così sicurissimo che ci siano così tanti spiriti da INDIGNADOS e che sopratutto correranno tutti in migliaia il 7 settembre a Roma.

P.S.: poiché ha battuto il record mondiale, di uso simultaneo, in poche righe, del TU, VOI, LEI, si decida. Può tranquillamente usare il TU, oppure semplicemente “COSO”: non mi offenderò .

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