Procida Pirateria. Marittimi italiani ostaggi in Somalia: ‘Liberi subito’

di Ferdinando Pelliccia via Liberoreporter.it

Da settimane a Procida si moltiplicano le inziative per tenere accesi i riflettori sulla drammatica situazione che stanno vivendo gli 11 marittimi italiani prigionieri in Somalia. Iniziative che incassano la solidarietà anche di larghe fette del mondo politico, sociale e culturale italiano.

Ormai veleggia a gonfie vele il movimento ‘Liberi subito’ che punta a tenere accesi i riflettori sulla drammatica situazione che stanno vivendo gli equipaggi della petroliera italiana ‘Savina Caylyn’ e della MV italiana ‘Rosalia D’Amato’ ostaggi dei pirati somali. In tutto sono 43 marittimi: 17 indiani, 15 filippini e 11 italiani. Un significativo segnale è quello che da settimane stanno lanciando i familiari, amici e tanti altri per i marittimi italiani prigionieri in Somalia. In tanti, stanchi di aspettare o meglio di essere lasciati soli con le loro preoccupazioni ad attendere risposte che non riceveranno mai, si sono attivati.

Ormai non si contano più in particolare le iniziative messe in atto pro liberazione dei cinque marittimi italiani che facevano parte, insieme a 17 indiani, dell’equipaggio della petroliera italiana ‘Savina Caylyn’ catturata dai pirati somali nel lontano 8 febbraio scorso. Una nave italiana che non è l’unica in ostaggio dei predoni del mare. In Somalia è trattenuta anche un’altra nave italiana, la MV ‘Rosalia D’Amato’ catturata il 21 aprile scorso a bordo altri sei marittimi italiani. A Procida in particolare è in corso una vera e propria protesta pacifica ma decisa. La gente è chiaramente stanca di essere ‘presa in giro’ e chiede di voler conoscere le verità nascoste sulla vicenda della petroliera. Dall’isola del Golfo di Napoli provengono ben quattro degli undici italiani in mano ai pirati: Giuseppe Lubrano Lavadera e Crescenzo Guardascione rispettivamente comandante e secondo ufficiale della petroliera italiana, e Vincenzo Ambrosino, allievo di macchina e Gennaro Odoaldo, primo ufficiale di coperta della Rosalia D’Amato. E’ chiaro che chi dovrebbe riportare a casa i loro cari è in ‘affanno’ e cerca, in modi anche piuttosto plateali, come l’invio di una nave da guerra nell’area dove è alla fonda la petroliera prospettando un ipotetico blitz che sa bene non potrà mai esserci o sarà una strage, di voler far credere, vanamente è ovvio, di avere il controllo della situazione. I pirati somali, come consuetudine, hanno chiesto un riscatto per restituire nave ed equipaggio e sono disposti ad attendere anche dei mesi e anni per raggiungere il loro scopo. Del resto sono giù trascorsi oltre sei mesi dal giorno del sequestro e altrettanti passeranno se nessuno, governo o armatore, pagherà il riscatto. Sei mesi in cui questi undici lavoratori del mare italiani e i loro compagni di sventura indiani e filippini stanno vivendo l’incubo più brutto della loro vita. E’ risaputo che la prigionia in Somalia è un vero e proprio inferno e i marittimi la vivono come animali in gabbia. Il governo e l’armatore tergiversano. Il primo forse non sa che pesci pigliare, il secondo forse cerca contatti sicuri e di trattare con i pirati che si mostrano sempre più spazientiti e chiedono solo ‘money, money’. Per il rilascio dei marittimi a Procida si è costituito un coordinamento di cittadini denominato ‘Liberi Subito’. Un comitato che è sceso anche in strada e in mare a manifestare e far sentire la propria voce. Dopo la manifestazione al porto del 13 agosto scorso e il corteo di barche che si è svolto lo scorso martedì, a cui hanno preso parte migliaia di persone, è stato ora organizzato per sabato prossimo un corteo-fiaccolata che partirà alle 20,30 da Piazza Marina Grande e percorrerà tutte le strade dell’isola campana fino a raggiungere Marina Chiaiolella. L’isola sarà illuminata e ben visibile anche da molto lontano perché ad ogni finestra delle case procidane verrà accesa anche una lanterna. Come sempre non mancheranno cartelli e striscioni con la scritta ‘Liberi Subito’ lo slogan che è diventato il simbolo della protesta. La manifestazione si concluderà con una esibizione di tutti i gruppi musicali dell’isola. Sarà un vero e proprio concerto di solidarietà in cui saranno eseguiti brani che hanno per tema la libertà e il mare proprio a volere sottolineare il senso della manifestazione. Difficilmente chi ha responsabilità in questa vicenda riuscirà nelle prossime settimane a sottrarsi ad esse anche perché intorno a questo movimento si sta formando anche un grosso fronte solidale che ha il suo peso che non è da sottovalutare. Già questo sabato a Procida sono attesi i sindaci e delegazioni dei comuni di Ischia con tutti i suoi comuni, Capri, Anacapri,Trieste, Napoli, Gaeta, Piano di Sorrento, Sorrento, Pozzuoli, Torre del Greco e Monte di Procida. A muoversi significativamente sono tutti dei Comuni con forti tradizioni e una cultura marinara. Parteciperanno anche familiari di altri ostaggi proprio sottolineare che l’iniziativa sta avendo presa presso le istituzioni e la società civile. Stamani le famiglie dei marittimi campani prigionieri in Somalia hanno incassato la solidarietà del capo dello stato, Giorgio Napolitano che in una messaggio scritto ha fatto sapere che segue costantemente gli sviluppi della vicenda e di essere molto vicino alle famiglie dei marinai ostaggi in questa drammatica congiuntura. Sembra che il presidente Napolitano sia rimasto profondamente colpito dal comandante della petroliera italiana Giuseppe Lubrano Lavadera che qualche giorno fa, proprio attraverso i telefoni di LiberoReporter ha lanciato uno straziante appello. Nel frattempo, anche il mondo della cultura si unisce alle inziative di ‘Liberi subito’. Ieri sera alle alle 20,30 a Procida, il Gruppo di lettura “Libriamoci” ha organizzato un reading-spettacolo in occasione dell’uscita della seconda edizione de “L’isola nomade”, il libro di racconti a cura di Tjuna Notarbartolo, pubblicato dalla Adm Libri nella collana Astri del Mediterraneo diretta da Enzo Colimoro. La serata, aperta da un saluto del Sindaco Vincenzo Capezzuto, è stata interamente dedicata ai marittimi procidani sequestrati dai pirati somali. Ora che più voci si sono levate a gridare con forza ‘Liberi subito’ si spera che alla Farnesina si diano una mossa o almeno dicano come effettivamente stanno le cose. Più si perde tempo e più chi è in mano ai pirati somali soffre per le privazioni e per i maltrattamenti a cui sono sottoposti. La prigionia segna questi uomini nel corpo e nell’animo. L’esperienza del Buccaneer non ha dunque insegnato nulla?
Ferdinando Pelliccia

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