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Procida: Il responsorio di Sant’Anna alle Centane

Di Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

PROCIDA – Oggi è il 26 luglio, ma tu hai dimenticato che è sant’Anna.

Dopo aver contemplato un infuocato tramonto dal belvedere delle Centane, ti incammini lentamente per la tortuosa stradina, che da qui porta alla piazzetta omonima. Davanti a te una via deserta, che ad ogni curva ti offre una prospettiva diversa.

Non una macchina, non un motorino, non una bicicletta. Ed allora ti ricordi che è appena scattato il divieto. Sì! ma la gente dove sta? ti chiedi.

Lasci a destra la casa di Federico, costeggi la casa della Pazziarella, e dopo la curva ti appaiono di nuovo gli ultimi bagliori del sole che appena adesso si è immerso nel mare di Ciraccio. Ma ovunque giri lo sguardo, e a destra e a sinistra, non vedi anima viva.

Eppure qualcuno ci deve essere, pensi, perché da lontano, dalla piazzetta senti provenire un canto indefinito, una specie di litania, di cui anche se non riesci a comprendere le parole, percepisci comunque il motivo.

Un motivo, che certamente non avrai mai potuto dimenticare, un motivo che pur giacendo sopito chissà per quanto tempo nei tuoi ricordi, oggi affiora alle tue labbra e come per incanto ne canticchi le parole.

Sei arrivato ormai sotto la casa di Sisina e dalla piazzetta ti giunge chiaramente un pezzo di quel canto antico, che evoca i tuoi anni più belli, gli anni della tua gioventù

Fa che per i tuoi gran meriti,

il Signore conceda a noi,

le sue grazie e i doni suoi,

o Santa Anna per pietà.

E mentre ripeti meccanicamente le parole, ricordi che questo era il ritornello del responsorio di Sant’ Anna che ogni anno si recitava il 26 luglio, proprio qui nella piazzetta delle Centane.

Anche allora non passavano né macchine né motorini. C’era il divieto? no! a quei tempi le macchine e i motorini non esistevano proprio. C’erano però gli asini, ma anche i “ciucci” a quell’ora della sera già si erano ritirati nelle rispettive stalle.

E ricordi ancora le donne di allora, che si recavano proprio lì, sotto l’effigie di Sant’Anna posta al di sopra della salumeria di Ntunucciello la Petecara. Proprio sotto il balcone di Celestrella. Sedute difronte, sul muricciolo di Teresina di Stefano, intonavano questo melodioso canto alla santa protettrice delle partorienti.

Iniziava come voce solista qualcuna di loro, non ricordi bene chi, (ne è passato di tempo!) forse Luciella la Pannara, Lenuccia Tagliamonte, chissà! Quello che è certo che man mano si accodavano con evidenti stonature Maria Arcangiuliello e Concetta ‘ a Rocca, Celeste e Maria Pietà, Marietta e Luciella Scallone, Sisina Bellupadrone e Teresina di Stefano.  Assuntina Bonommo e Maria Mundino, Lucia e Sabetta Corecane, Teodolinda Spasiello e Assuntina la Petecara, Ntunuttina Pelillo e Maria ‘u signore, Rosa e Nannina Piettorusso, Sisina Barone e Titina Federico e poi… e poi sei costretto a fermarti, perché rivangando nella memoria tutte le evanescenti figure, che popolavano allora via Vacca, la Varra, le Centane e Solchiaro, ti prende un groppo alla gola, pensando che di quelle donne solo pochissime sopravvivono ancora.

Finalmente arrivi in piazzetta. Davanti a te ti illudi di vedere la stessa scena di un tempo, La “peteca” ancora sta là sotto l’effigie di Sant’Anna. Ma non c’è più Ntununucciello nè Giulia la Petecara. Oggi c’è Angioletta. Il muretto nemmeno, non c’è più. Le donne che cantano stasera sono costrette a poggiarsi alle macchine in sosta. Tutte all’impiedi, tutte compunte, tutte consapevoli di incarnare un vecchio rito che si è tramandato immutato nel tempo. Tante signore attempate, che un giorno fecero incantare il tuo sguardo giovane. Davanti a tutte, per somma tua meraviglia scorgi qualcuna che è veterana di quel tempo antico. Sì! Titina Federico, Nannina Piettorusso, ed altre “giovincelle” che godono della virtù di aver fermato il tempo. Tu vorresti correre ad abbracciarle, ma ti rendi conto che non puoi. Spezzeresti un incanto. Intanto a romperlo è un ragazzino, che con un cellulare moderno, tramite watts app fa sentire la voce vibrante di un altro veterano, Nicola Diamante, un giovincello di oltre ottanta anni che attualmente si trova in Argentina e che intona anche lui il ritornello. Ed alla fine anche tu non puoi far altro che associarti alla loro voce vibrante, sia pur stonata, e aiutare a perpetuare così una tradizione che si perde nei recessi del tempo.

Lode al Padre e lode al figlio

anche al suo divino amore

che di tanto eccelso onore

Ei ti volle ricolmar.

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