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Procida: Sagra del mare anno 1964

grazielle alla sagra del maredi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo (Pauliello)

Di quei favolosi anni ‘60, forse l’estate più bella è stata quella del 1964. Per te che ti avvicini alla soglia dei settanta anni, furono certamente le giornate più spensierate della tua gioventù.
Ricordi certamente il mese di agosto di quell’anno, che fin dagli inizi si presentò con giornate ricche di sole, che davano ulteriore energia al tuo corpo fremente di vitalità.
Proprio il primo del mese, ti ricordi, cominciarono i festeggiamenti per la Sagra del mare. A Procida, tu lo sai, la Sagra del mare era ed è tutt’ora una ricorrenza molto sentita, una festa vissuta fin nei recessi dell’anima. Pensa che tutti i procidani, nessuno escluso, partecipava in massa a questa festa, che durava ben tre giorni. Anche oggi dura tre giorni, ma tu credi ci sia la stessa passione? Allora, si adunava una folla così oceanica che per la grandezza veniva portata ad esempio quando si volevano descrivere le immense adunate. “Pare ‘a Sagra r’u mare” si diceva.

Mogli e mariti, nonne e nonni, persino i bambini in fasce, tutti accorrevano immancabilmente alla Marina, il luogo consacrato al mare. Quel mare così importante per i procidani.Non solo perché il mare aveva lo stesso sapore salmastro del loro sangue, ma perché quel mare rappresentava per loro la Vita. Ecco perché l’avvenimento più partecipato di tutta la manifestazione era la Santa Messa a mare col lancio della corona, un intreccio di foglie d’alloro, a ricordare i tanti caduti in  mare. Un mare, che per i procidani era tremendamente amaro oltre che salato.

Paolo e Francesca, incontrandosi con i soliti amici, proprio quella mattina al mare, giù agli scogli del “Caraugno”, si misero d’accordo su come trascorrere la serata.- Stasera andiamo alla Sagra del mare? – chiese Francesca – Andiamo tutti assieme? –

– Stasera? – replicò prontamente Carmelina – Stasera c’è soltanto la Messa dei caduti e la posa della corona a mare. Sarà interessante forse per Paolo, che è “struito”, ma a noi che ce ne importa. A noi importa soltanto l’elezione di Graziella e i cantanti. A me i cantanti che verranno lunedì sera mi piacciono assai.

– Capisco! A te interessa Dino Giacca, il tuo simpaticone. – alluse Liberina – Certamente non puoi mancare!

– Ha ragione Carmelina, anche a me piacciono i cantanti, però quelli giovani – aggiunse Francesca, rivolta a Paolo – A me piace Bobby Solo, da impazzire.

– Che te ne fai di quello scemo. Magari ci fosse Gigliola Cinquetti-  rispose ironico Paolo e rivolto poi a Carmelina- Quella sì che è “robba bòna”. Diglielo tu, che Gigliola Cinquetti, l’hai vista da vicino il 26 luglio. A Forio, ti ricordi? Almeno quella è una cantante moderna. –

– E’ vero! – concluse Francesca – Immagina Mario Abate che lagna domani sera. Comunque, lunedì sera assolutamente non dobbiamo mancare.  D’accordo? –

Con un cenno di assenso tutti furono d’accordo.

L’indomani, domenica 2 agosto, fu una giornata infuocata. Già all’alba faceva un gran caldo.

Di buon mattino, dalla banchina del porto partirono i primi gruppi per le gare di nuoto, l’andata e ritorno fino al “Monte”, e il giro dell’isola.

Una moltitudine di persone, assiepata sulla banchina, dinanzi al “bar del forestiero”, assisteva alla gara delle tinozze, nell’attesa del ritorno dei nuotatori, ma soprattutto aspettava con ansia la divertente competizione del “bompresso della fortuna”, noto a Procida come il “palo di sapone”

I concorrenti, procedendo in equilibrio, su un palo proteso obliquamente sul mare e cosparso di sapone, dovevano afferrare un bandierina posta all’estremità di esso.  Era difficile, perché dopo pochi passi scivolavano in acqua. Fra i concorrenti quello più applaudito era Arcolino, “Fofò”, spettacolare per i suoi rocamboleschi tuffi.

La sera all’elezione della Graziella, fra le tante fanciulle che gareggiarono, fu scelta una simpatica brunetta, con gli occhi vispi e sorridenti, di nome Rachele.

La sera successiva, lunedì 3 agosto ci fu un’altra spettacolare manifestazione di comici e cantanti.

Si alternarono sul palco il comico Agostino Salvietti, la cantante Lucia Valeri ed altri cantanti esordienti.

Una grande folla gremiva la piazza dinanzi alla chiesa della Pietà.

Paolo e Francesca, assieme agli amici assistettero alla festa, seduti attorno ad un tavolino dell’American bar.

Lei indossava una gonna bianca e una maglietta blu, abiti semplici ed eleganti, che facevano risaltare le sue forme acerbe su un corpo perfetto e slanciato.

Sarebbe stata la Graziella ideale sia per bellezza che per portamento, ma aveva rinunciato forse per timidezza ma in verità aveva rinunciato per Paolo.

Il giovane orgoglioso di questo amore esclusivo, la fissava ammirato. Esplorava quel volto semplice ed abbronzato, si immergeva in quello sguardo color del mare, si fermava a contemplare quel collo longilineo, ed attorno ad esso già immaginava la collanina, che   aveva prenotato a Napoli, segretamente, apposta per lei.

– Chissà se è pronta? – pensò – Dopo la Sagra del mare andrò a ritirarla.

Con la serata dei cantanti finì la festa e passò anche la Sagra del mare, ma il caldo continuò senza tregua, nei giorni successivi.  E riscaldò ulteriormente il cuore dei due giovani.

Paolo, nonostante fosse impaziente di ritirare al più presto quell’ornamento così prezioso, da regalare a Francesca, rimandava di giorno in giorno la sua andata a Napoli, perché non voleva perdere nemmeno un giorno di mare assieme alla sua amata, in quelle calde e splendide giornate d’estate.

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