Procida. Savina Caylyn, question time PD

Riceviamo e pubblichiamo il testo dell’interpellanza urgente al Ministro degli Affari Esteri, che il PD ha depositato oggi in Aula a Montecitorio sul caso della Savina Caylyn.

Per sapere, premesso che:

lo scorso otto febbraio una petroliera italiana, la Savina Caylyn, della società armatrice Fratelli D’Amato di Napoli, è stata attaccata e catturata da pirati mentre era in navigazione nell’Oceano Indiano, a 880 miglia dalla Somalia e a 500 dall’India;

da allora, sulla Savina Caylyn, un gigante d’acciaio di 105 mila tonnellate e lungo 266 metri, i pirati tengono sotto sequestro 22 uomini d’equipaggio: 5 italiani e 17 indiani; la petroliera e i suoi 22 uomini di equipaggio sarebbero nelle acque somale, a ridosso della costa, nei pressi della “tortuga” di Harardere dove sono all’ancora almeno un’altra dozzina di navi sequestrate;

ai cinque uomini di equipaggio italiani viene consentito sporadicamente, e molto rapidamente, di effettuare telefonate a casa per rassicurare i familiari. Dai colloqui appaiono molto provati e spaventati da condizioni durissime di vita; secondo quanto emerso, i marinai sarebbero sottoposti a strettissima sorveglianza, una vigilanza continua e uno stato di vera e propria detenzione;

il 9 giugno scorso una foto è stata inviata a mezzo fax dai sequestratori somali ai familiari delle vittime. In essa si vedono i rapitori tenere sotto tiro coi mitra alcuni marinai italiani della petroliera Savina Caylyn; altre quattro foto sono state mandate nei giorni successivi: in esse i prigionieri appaiono spaventati sotto la minaccia di mitragliatrici puntate contro di loro da pirati che sembra siano nella maggioranza dei casi minorenni, hanno il volto coperto dalle kefiah e cartucciere con le munizioni al collo;

I pirati somali, nei giorni scorsi, hanno lanciato un ultimatum: o le trattative avanzano in modo significativo entro questa settimana o cominceranno a torturare gli ostaggi. Lo hanno riferito alcuni parenti dei marittimi sequestrati, dopo aver ricevuto delle veloci e drammatiche telefonate a casa dai loro congiunti;

nello specifico, i pirati avrebbero consentito a Giuseppe Lubrano, il comandante della petroliera, di telefonare ai propri familiari, e di dare notizia, con toni concitati e allarmati, dell’ultimatum; il comandante Lubrano, secondo quanto riferito dalla moglie Nunzia, ha fatto sapere che gli ostaggi vengono tenuti in condizioni di estremo disagio, sotto la continua minaccia di armi; in particolare il comandante ha riferito che quando la nave viene sorvolata da un elicottero militare, i pirati legano tutto l’equipaggio puntando sui marittimi le armi, pronti a fare fuoco in caso di attacco;
un’altra telefonata agghiacciante a casa dei familiari è stata quella di Eugenio Bon, l’ufficiale della Savina Caylyn, che ha parlato con il padre Adriano.Queste le sue parole: “Per favore salvami: sto morendo. Le gambe non le sento più, non riesco a camminare, ho la pelle tutta rovinata, ormai ci torturano ogni giorno, sono sfinito. Il corpo non risponde più e ogni giorno è peggio. Io non so quanti giorni ancora riesco a resistere e sopravvivere”;
Secondo la testimonianza di Emanuela Massa, portavoce del coordinamento Liberi Subito, «Dalle telefonate di giovedì scorso la situazione appare notevolmente aggravata: sono tutti in condizioni fisiche pessime, ricevono dosi di acqua minime, sono allo stremo moralmente e fisicamente. Le famiglie sono in ginocchio, la cosa più insopportabile è il senso di impotenza e la sensazione che sui sequestri internazionali si usino attenzioni diverse a secondo della tipologia dei rapiti»
In un comunicato stampa, sabato scorso, il Governo ha precisato che per ora “non si è percorsa la strada dell’intervento militare per la liberazione degli ostaggi su specifica richiesta delle famiglie” e che il governo italiano “non può sostenere alcuna azione che si traduca in favoreggiamento del fenomeno della pirateria”;

di fatto la situazione è di stallo; le minacce dei pirati somali si fanno sempre più serie, le condizioni delle detenzioni sono sempre peggiori e il rischio per la vita dei marittimi a bordo della nave è sempre maggiore; questo stato delle cose genera, naturalmente, un grosso allarme nei familiari dei marinai sequestrati, che si chiedono con angoscia che cosa si stia realmente facendo per garantire ai loro congiunti una rapida liberazione;

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Dal Ministro interrogato, quali iniziative intenda assumere il Governo per la soluzione della delicata vicenda, per la salvaguardia della salute e della vita degli ostaggi, per la liberazione degli stessi; quali siano i canali diplomatici attivati sino ad ora per tutelare i nostri cinque connazionali, e con quali risultati.

Franceschini, Bossa, Orlando, Pes

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