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Procida – Teppismo, insegnanti nel mirino telefonate e raid contro le case. I carabinieri cercano anche tra gli studenti

 Fonte. il Mattino

DOMENICO AMBROSINO Procida. Prima le telefonate nel cuore della notte, poi veri e propri attentati alle abitazioni di due insegnanti del locale istituto superiore Caracciolo-da Procida. E ultimo, ma solo in ordine di tempo, il raid contro la facciata dell’abitazione di una delle due insegnanti a colpi di pece nera. Comincia la caccia ai teppisti: ragazzi o adulti? Stupidi buontemponi o vandali con l’obiettivo di intimorire le prof? A queste domande stanno cercando di dare una risposta le forze dell’ordine. La facciata dell’abitazione della docente M.R.D.S., in via Bernardo Scotti Galletta, è stata imbrattata con liquidi oleosi di carburante combusto, mentre il cancello di casa di un altro docente, P.M., in via Regina Elena, è stato bloccato con alcuni catenacci esterni. L’insegnante, per aprirlo e andare a scuola ha dovuto attendere l’arrivo di un fabbro.

I carabinieri del maresciallo Cuppone indagano. I sospetti sono appuntati su alcuni studenti dell’istituto superiore. Da tempo, infatti, gli episodi teppistici si ripetono ai danni della docente a cui è stata imbrattata la casa. Durante il corso della notte, sconosciuti bussano al campanello della sua abitazione, per poi scappare quando qualcuno si affaccia alla finestra; sempre di notte l’ingresso del palazzo viene ostruito con i cassonetti adibiti alla raccolta dei rifiuti urbani; spesso l’immondizia viene poi disseminata sempre di fronte al portone di casa della docente. «Questi atti teppistici – riflette Francesca Lamina, abitante della zona – vanno inquadrati nel malessere più generale che vivono i giovani di Procida.

Non dimentichiamo, infatti, che qualche anno fa, sono state incendiate, nelle ore notturne, alcune auto (fra le quali una appartenente ad un docente del locale liceo linguistico), nonché i litri di alcol e le dosi di droga, consumati ad iosa, il sabato sera. Il fatto è – conclude la signora – che i giovani procidani, come del resto la maggior parte dei coetanei che vivono sulla terraferma, non sanno come trascorrere il tempo, si annoiano, e quindi si sfogano attraverso questi atti vandalici». «Qualche settimana fa – aggiunge Peppe Scotto, titolare di una frequentata palestra isolana – un giovane procidano (il terzo in un anno, il settimo in sette anni) è morto per droga. Ebbene, io sono rimasto di sasso di fronte alla sostanziale indifferenza dimostrata verso questa tragedia. Qui stiamo perdendo i valori, ci stiamo abituando a digerire tutto». Intanto, i teppisti che giorno dopo giorno alzano il tiro delle bravate cominciano a far paura.

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