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Questione Sanità, vorrei capire!

Di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Vorrei capire qual è la situazione dell’ospedale di Procida. Tra proclami trionfalistici di “Abbiamo vinto!” e considerazioni pessimistiche e sconsolate di una controparte che dichiara il contrario, vorrei capire dov’è la verità. Vorrei capire le ragioni del trionfalismo e quelle dei denigratori. Ma non è punto facile! Mi sembra piuttosto che si sia stabilita un’atmosfera kafkiana di dubbi, paradossi e incongruenze. Ed io che scrivo faccio il medico da ben cinquantacinque anni e sono stato l’anestesista-rianimatore per oltre venti anni presso il nosocomio procidano! Mi consta un solo fatto incontrovertibile ed obbiettivo: il nostro ospedale perde continuamente pezzi. Il benemerito dott. Coppola, gastroenterologo, è stato dirottato a Pozzuoli già da più di un anno: il collega Ginetto Caruso, responsabile della Chirurgia, è in pensione; lo specialista cardiologo ha preso altre strade; il dott. Iannantuoni, dirigente della Ginecologia, è stato dirottato; già da qualche anno era andato via per limiti di età (e mai sostituito) il dott. Sergio d’Andrea, responsabile del servizio di Anestesia e Rianimazione. E queste erano figure di grande spessore professionale ed umano. Ma, alla luce di questo depauperamento del nostro ospedale, sorge spontanea la domanda sul futuro dello stesso. Mi si risponde che per il futuro a Procida è previsto l’”Ospedale di Comunità”, affidato ai medici di base che operano sull’isola, mentre il  Pronto Soccorso, h 24, sarebbe compito dei colleghi del “118” che avrebbero l’incombenza della stabilizzazione clinica dell’ammalato e dell’eventuale suo trasporto in terra ferma.  Tutto bene allora? Sulla carta sembrerebbe di sì, ma in realtà le cose stanno un po’ diversamente. Innanzitutto non è previsto il P.S. ostetrico- ginecologico con la scusa, molto pretestuosa, che a Procida statisticamente le nascite sono quasi zero. Il ché significa che se arriva una donna con una gravidanza extra o una rottura d’utero può affidarsi solamente a Dio! Le donne procidane non partoriscono a Procida perché non si sentono sicure. D’altra parte, sempre lo stesso legislatore, manderebbe la propria moglie o la figlia o una sorella a partorire in luogo ritenuto non all’altezza? Come al solito si confonde l’effetto con la causa e la situazione diventa quella di un cane che si morde la coda. Ma hanno idea i nostri legislatori cosa significhi praticare il P.S. su un’isola? E’ un lavoro da far tremare le vene ed i polsi. Può capitare di rimanere un giorno intero senza far niente, o quasi, ed all’improvviso ti arriva un caso gravissimo la cui stabilizzazione è già difficilissima. Molte volte non c’è neanche il tempo di organizzare un trasferimento in terraferma perché bisogna intervenire subito, pena la perdita dell’ammalato. Basti pensare, ad esempio, ad una frattura di milza (come è avvenuto recentemente) in cui, se non si fosse trovato di guardia un chirurgo coraggioso e con i cosiddetti attributi, l’infortunato ora sarebbe nel mondo dei più. Io stesso, quando ancora l’Ospedale era nei locali a S. Giacomo, mi sono trovato, come Rianimatore, diverse volte di fronte ad avvelenati, per errore o suicidi, ad annegati, specie sub, la cui gravità era tale da non darmi neanche il tempo di pensare. Bisognava agire subito e basta! Io mi sono specializzato nel giugno del 1970 presso l’Università di Siena; al professore che mi chiedeva cosa occorreva per essere un buon Anestesista –Rianimatore risposi balbettando delle risposte vaghe che si riferivano al senso clinico, all’abilità diagnostica ed altro. Lui mi guardò fisso negli occhi e mi rispose glaciale: “Occorre coraggio, coraggio e ancora coraggio!” Da quel giorno non ho più dimenticato la sua lezione. Ora mi chiedo se i vari legislatori, i vari legulei che arzigogolano intorno alla questione, in una stanza al fresco dell’aria condizionata, si siano mai resi veramente conto del problema di un pronto soccorso. Parlare è facile, agire è difficile. Il ridicolo (e soprattutto il tragico) della faccenda è che lo si fa sulla pelle della povera gente. Diceva un altro mio professore: “Fuori la camera operatoria siamo tutti maestri, ma è dentro di essa che si “parrà la nobilitate” di ciascuno nell’operare!”. E vogliamo parlare dei cosiddetti trasferimenti in terraferma? Nella migliore delle ipotesi (ed ho l’esperienza di un mio trasferimento personale e di miei familiari) occorrono delle ore prima che parta la motovedetta o l’elicottero. Sempre che, arrivati a Pozzuoli ci sia l’ambulanza disponibile per il trasporto alla “Schiana” e che non si verifichi, come pochi giorni fa, ciò che è capitato al dott. Giuseppe Ambrosino rimasto, in preda a fortissimi dolori, più di un’ora sulla banchina in attesa della stessa. Roba da “Striscia la notizia” o da “Le iene”! Si, ben vengano le manifestazioni popolari, i proclami dei vari comitati, le varie manifestazioni di protesta! E’ tutto giusto e sacrosanto, ma risolvere la questione dell’ospedale a Procida richiede altre doti, altre capacità e soprattutto una precisa voglia di risolverla. Non si può fare politica sulla pelle dei cittadini. Con la salute non si scherza! Ognuno può aver bisogno. E mi viene anche un altro dubbio: non è che quelle dei nostri legislatori siano braccia ingiustamente sottratte all’agricoltura? Con tutto il massimo rispetto per gli operatori di questo settore.

P.S. Scusate, voi pochi che mi leggete, il tono violento e poco urbano di queste mie righe, ma non ce la facevo proprio più a sentire le tante baggianate e stupidaggini che si dicono sull’argomento. Sono stato costretto a rivolgermi al nostro P-S. proprio l’altra notte e, pur apprezzando la professionalità e la disponibilità dei suoi operatori, il mio cuore è diventato triste nel vedere le nubi minacciose che si addensano su questa piccola e benemerita istituzione.

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