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Rafforzato a Bruxelles il ruolo degli enti regionali e locali

Il Presidente del Comitato delle regioni ricorda l’esigenza di cooperare strettamente con gli enti regionali e locali sulla questione vitale dei servizi
Il Trattato di Lisbona è entrato in vigore il 1° dicembre dopo anni di trattative per definire le basi di lavoro dell’Unione europea. Le nuove regole del gioco europee rendono l’UE più democratica e potenziano il ruolo delle regioni e degli enti locali a Bruxelles.

Con il Trattato di Lisbona giunto alla ratifica definitiva e con la nomina ai due nuovi posti chiave alla presidenza dell’UE, per le istituzioni europee e gli Stati membri è arrivato il momento di mettere politicamente in pratica le nuove regole fondamentali, con la collaborazione delle regioni e delle città. Nell’interesse dei cittadini, il Trattato di riforma rafforza la dimensione democratica dell’Europa e rende l’UE più efficiente e trasparente. Il Comitato delle regioni, che ha appoggiato pienamente il nuovo Trattato sin dall’inizio, insiste per una applicazione rapida e completa delle future disposizioni.

Oltre a prevedere nuovi meccanismi di democrazia diretta, come ad esempio il diritto d’iniziativa popolare, il Trattato rivaluta anche quei livelli politici che sono più vicini ai cittadini: i consigli comunali, i distretti e i parlamenti regionali, le cui competenze devono essere prese in considerazione nell’ambito delle future proposte legislative dell’UE. I livelli infranazionali di governo dovranno essere consultati in via preliminare su un ampio numero di settori. Inoltre, a partire dal 1° dicembre l’UE dovrà fornire, per ogni proposta legislativa, un’analisi delle sue conseguenze finanziarie e amministrative sulle regioni e gli enti locali. Al tempo stesso il Comitato delle regioni, portavoce delle regioni e dei comuni a Bruxelles, ottiene nuovi diritti, consolidando in tal modo la sua posizione nei confronti delle altre istituzioni europee.

Il Comitato delle regioni potrà presentare ricorso dinanzi alla Corte di giustizia europea contro gli atti legislativi europei che a suo avviso violano il principio di sussidiarietà. Il Trattato di Lisbona rafforza inoltre il ruolo consultivo del Comitato, il quale in futuro potrà essere consultato non solo dalla Commissione e dal Consiglio ma anche dal Parlamento europeo. Il CdR potrà adire la Corte di giustizia se ritiene che la sua funzione consultiva non sia tenuta sufficientemente in considerazione. Il nuovo Trattato, infine, allarga il numero di settori per i quali il CdR ha diritto ad essere consultato da tutte e tre le istituzioni: si pensi, ad esempio, all’energia e alla protezione ambientale.

Oltre a introdurre, per la prima volta, la “coesione territoriale” come obiettivo fondamentale dell’Unione europea e a riconoscere il diritto di regioni e comuni all’autonomia, il Trattato di Lisbona prevede anche un maggiore controllo della sussidiarietà da parte dei parlamenti nazionali e regionali con poteri legislativi.

La legislazione europea dovrà in futuro prestare maggiore attenzione alle esigenze dei cittadini europei e dei loro rappresentanti eletti a livello comunale e regionale. Con il Trattato di Lisbona, le preoccupazioni dei cittadini diventano più visibili nell’Europa di tutti i giorni, il che significa che anche l’Europa di tutti i giorni diventa a sua volta più visibile agli occhi dei suoi cittadini.

Per ulteriori informazioni sul rafforzamento del ruolo di regioni e comuni nel Trattato di Lisbona cliccare qui .

In previsione dell’audizione di Michel Barnier il 13 gennaio al Parlamento europeo (PE), il Presidente del Comitato delle regioni (CdR) dell’UE Luc Van den Brande ha ricordato al commissario designato per il Mercato interno e i servizi il nuovo obbligo di consultare i rappresentanti regionali e locali, sottolineando che ogni nuova proposta dell’UE riguardante i servizi deve rispettare i principi di sussidiarietà e partenariato.

“Il Trattato di Lisbona ha introdotto molte novità per il Comitato delle regioni, tra cui l’inclusione dei servizi di interesse generale negli ambiti politici di consultazione obbligatoria. Dato che questi servizi pubblici e sociali vengono in gran parte forniti a livello regionale e locale, è giusto che il CdR sia consultato su qualunque proposta di modificare la regolamentazione comunitaria in materia. Rispondendo alle domande rivoltegli dai membri della commissione per il Mercato interno del PE, il commissario designato Barnier ha esposto chiaramente la sua visione del settore dei servizi come una forza trainante fondamentale per la crescita economica dell’Europa – posizione, questa, pienamente condivisa dal CdR. Nel corso dell’anno la Commissione europea effettuerà una revisione della direttiva UE sui servizi, e ogni modifica proposta dal futuro commissario sarà attentamente esaminata dal CdR nel quadro del suo nuovo diritto alla consultazione”, ha dichiarato Van den Brande.

Il CdR sarà particolarmente attento alla questione dei servizi sociali di interesse generale (SSIG), quali l’alloggio o l’assistenza agli anziani, che molto spesso vengono erogati a livello regionale o locale. Nel parere del dicembre 2006 sui SSGI, di cui era relatore Jean-Louis Destans (PSE/FR), il CdR sosteneva a chiare lettere che il principio di sussidiarietà deve continuare ad essere applicato alla prestazione di questi servizi e che spetta agli Stati membri, oppure ai loro rappresentanti regionali e locali, decidere quali siano le migliori modalità per erogare, finanziare e organizzare tali servizi.

Il CdR riconosceva, tuttavia, anche la necessità di una maggiore certezza quanto alla compatibilità della prestazione di questi servizi con il diritto comunitario, soprattutto rispetto alle regole del mercato interno. “In assenza di certezza giuridica, i SSIG tendono a essere eccessivamente soggetti alle regole generali della concorrenza e del mercato interno, cosa che può non essere adeguata alle funzioni specifiche loro assegnate in particolare dagli enti regionali e locali”, recita il parere. “Quest’incertezza giuridica è stata evidenziata in occasione del dibattito sull’opportunità d’integrarli o meno nella proposta di direttiva sui servizi nel mercato interno e ha indotto a escluderli dal suo campo d’applicazione.”

Il Presidente Van den Brande ha aggiunto: “Nelle risposte ai parlamentari europei, Michel Barnier si è chiaramente impegnato a collaborare più strettamente con il PE e il Consiglio nel quadro del nuovo Trattato di Lisbona. Ci aspettiamo che questo spirito di cooperazione rafforzata sia esteso anche al CdR, un’istituzione che il commissario designato Barnier conosce bene sin dai tempi in cui rivestiva la carica di commissario alla Politica regionale nella Commissione Prodi”. All’epoca Barnier è stato uno dei principali alleati del CdR nello sforzo di iscrivere il principio della coesione territoriale nel Trattato di Lisbona e di aumentare i poteri dello stesso Comitato in quanto “custode” della sussidiarietà in Europa, con il compito di tutelare le competenze locali e regionali. “Conoscendo le sue convinzioni, possiamo ben sperare che Barnier non si limiterà ad ascoltare, tanto più che il Trattato di Lisbona conferisce al CdR nuovi poteri per garantire un seguito ai suoi pareri. In quanto Assemblea che rappresenta gli enti regionali e locali dell’UE, ossia i principali fornitori di servizi sociali di interesse generale, al CdR spetta un ruolo legittimo nello sviluppo della politica in questo settore, e questo diritto noi lo difenderemo con forza.”

Sito web del CdR: www.cor.europa.eu

Il Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni (CdR) è l’Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell’UE. Il compito dei suoi 344 membri, provenienti da tutti i 27 Stati membri dell’UE, è quello di coinvolgere nel processo decisionale dell’Unione gli enti regionali e locali e le comunità che essi rappresentano e di informarli sulle politiche comunitarie. La Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio sono tenuti a consultare il CdR in relazione alle politiche europee che possono avere un’incidenza sulle regioni e le città. Il CdR può inoltre adire la Corte di giustizia per salvaguardare le proprie prerogative o se ritiene che un atto legislativo dell’UE violi il principio di sussidiarietà o non rispetti le competenze degli enti regionali o locali.

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