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Alex Zanotelli a Procida: assenti politici e clero locale

Incontro al comune di Procida sul Referendum del  12 e 13 giugno organizzato dal comitato per il SI

Il missionario comboniano, esorta tutti a partecipare al referendum per evitare che l’acqua diventi una merce su cui lucrare

di Salvatore Iovine (fonte procidamia.it)Nel pomeriggio di martedì 7 giugno la sala consiliare ha ospitato il padre comboniano Alex Zanotelli, un santo vivente che ha speso la sua intera e splendida esistenza accanto agli ultimi della terra, quelli dell’inferno della povertà, dell’indigenza e della violenza di paesi come Sudan e Kenia, fino a ritornare tra i bianchi dell’opulento Occidente, sazio di tutto, ma perennemente insoddisfatto e senza meta.

Negli ultimi anni, infatti, Padre Alex, è in terra di frontiera, quella ad alto rischio del rione Sanità, storico quartiere partenopeo, ricco di umanità (qui sono nati Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e Totò), ma allo stesso tempo tra i simboli del degrado sociale della città, ove criminalità, violenza, droga e assenza di qualsiasi regola, sono all’ordine del giorno.

Questo santo dei nostri giorni, la cui autentica passione per temi vitali come la distribuzione delle risorse, la guerra alle povertà, la difesa dell’ambiente, nasce dall’esigenza di attualizzare i messaggi evangelici del Nazareno, ventuno secoli dopo, è approdato anche sulla nostra isola per evangelizzare la nostra cittadinanza sulla assoluta esigenza di giungere al fatidico quorum, al fine di scongiurare che mani sporche mettano le mani sulle gestione delle risorse idriche. Un intervento fiume che si è focalizzato sul clamoroso silenzio dei media in quanto longa manus di lobby affaristiche che con l’acqua devono “mangiare” (così come diceva trent’anni fa Massimo Troisi nei monologhi della Smorfia), nonché della stessa Chiesa, sul fatto che le future guerre si combatteranno non più in nome dell’oro nero, ma per accaparrarsi l’oro blu sempre meno disponibile, per saziare un pianeta sempre più affollato di miliardi di persone. Ha ricordato che società italiane come l’Enel nell’ambito del loro core business, controllano persino le risorse idriche della Patagonia, ove una bottiglia di acqua costa più di un litro di benzina: “Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi, ma soprattutto per i poveri del Sud del mon­do che la pagheranno con mi­lioni di morti per sete”.

A chi sostiene che per gestire il colabrodo della rete idrica nazionale occorrono investimenti colossali che lo Stato non è in grado di sostenere, il missionario replica che sprechi faraonici sono all’ordine del giorno, in termini di spese per armamenti, studi di fattibilità per il ponte sullo stretto, per finire allo stesso slittamento delle date del referendum, che se fossero state unificate con le elezioni amministrative, avrebbero consentito un risparmio di oltre 700 milioni di euro.

Un ennesimo plauso va alla benemerita associazione Maia, della straordinaria Lina, che in tutti questi anni ha regalato alla comunità isolana straordinarie occasioni di dibattiti civili, religiosi e culturali (che nessuna istituzione locale è mai riuscita ad organizzare), nonostante che le risposte in termini di pubblico fossero state quasi sempre sconfortanti. Ma a parere di chi scrive è ancora più sconfortante e avvilente la assenza di 20 componenti su 21 del consiglio comunale e quella dei sacerdoti dell’isola, che di fronte ad un costruttore di pace e ad un testimone di Cristo dello spessore del comboniano, non possono che giovarsi e arricchirsi spiritualmente, a prescindere dalle proprie legittime posizioni. E poi perché i cosiddetti politici del nostro scoglio non sentono il bisogno di essere presenti a quelle rarissime occasioni di dibattito e confronto civile? Quali sono le posizioni, le opinioni dei rappresentanti del popolo procidano sui 4 referendum? Hanno delle opinioni e delle conoscenze in merito? O forse erano in altre faccende affaccendati per il benessere dell’isola, come accelerare i lavori in corso sempre in corso della super autostrada di via Vittorio Emanuele, che ha danneggiato enormemente i commercianti della zona?

Quelli del 12 e 13 giugno a parere di chi scrive sono un deja vù, sembra cioè di ritornare a vent’anni fa e cioè al 10 giugno 1991 quando l’Italia intera avvertì l’esigenza di sfidare e vincere l’arroganza e la tracotanza di uno squallido politico, che qualche anno dopo si diede alla fuga, per evitare una moltitudine di inesorabili condanne giudiziarie. Dopo vent’anni ci ritroviamo tra i piedi un altro viscido politico, peggiore e amico del primo, che ha ridotto ai minimi storici la credibilità e l’onorabilità di 60 milioni di persone e che ha stroncato lo sviluppo economico della Penisola a causa del suo scandaloso e spaventoso conflitto di interesse, che si estende dal settore delle telecomunicazioni, a quello bancario, assicurativo, per arrivare fino a quello sportivo.

Si auspica, quindi, che dopo il 13 giugno con 4 SI, le acque saranno gestite da uno Stato oculato ed efficiente, concentrato sul risparmio energetico, la cui autonomia energetica sia garantita da fonti naturali e che venga ribadito una volta e per sempre che nessuno è sopra la Legge e che pertanto chi è accusato di prostituzione minorile, abuso di ufficio, corruzione giudiziaria, strage, mafia, frode fiscale, falso in bilancio, P2, non può permettersi, a causa dei suoi sensi di persecuzione, di incolpare i magistrati appositamente stipendiati dai contribuenti, per perseguire i crimini dei comuni mortali e dei delinquenti eccellenti.

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