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Sanità Procida: Siamo soddisfatti che si parli di ospedale di zona disagiata ma c’è ancora tanto da fare

PROCIDA – Sulle vicende legate alla sanità procidana, dopo gli sviluppi degli ultimi giorni, registriamo una lettera del Comitato Difesa e Tutela del Cittadino #lospedalenonsitocca che di seguito riportiamo.

“Dopo la notizia, annunziata dal Sindaco, riguardante l’inserimento del pronto soccorso di Zona Disagiata nella bozza di revisione del piano ospedaliero, si è scatenata una singolare corsa ad attribuirsi i “meriti“ di tale successo (sperando che non sia lontano il giorno in cui tale bozza diventi legge e venga cambiato l’atto aziendale). C’è chi dice che i meriti del successo sono soprattutto dell’azione politica del Sindaco, chi dice che è merito del ricorso vittorioso al Tar, come peraltro afferma lo stesso De Luca (del quale ricordiamo l’iniziale, sprezzante: ma che vogliono sti procidani..) quando nella bozza attribuisce al contenzioso dei ricorrenti la riprogrammazione in PS del posto di primo intervento.

Per quanto ci riguarda non siamo interessati a tali classifiche: a noi del Comitato interessava contribuire a portare a casa il risultato. Ma siamo certi, con buona pace di qualche tuttologo nostrano, che senza il formidabile, iniziale, in nessun caso controproducente, contributo dei procidani, ovunque fossero nel mondo, con la loro indignata e a volte originale sollevazione, le succitate azioni avrebbero avuto scarse possibilità di successo.

Siamo soddisfatti che si parli di ospedale di zona disagiata, avendo sempre invitato tutti a parlare di quello e non di PSA, standard notoriamente scomparso nella classificazione Balduzzi. La parole sono importanti, urlava Nanni Moretti. E la forma a volte è sostanza. Pochi giorni fa una donna gravida è stata operata nel nostro ospedale per una emorragia e senza il provvidenziale intervento dei chirurghi a quest’ora staremmo a piangere dei morti. Questa cosa non sarebbe stata possibile se avessimo accettato il Posto di primo intervento, sciaguratamente propostoci dal piano ospedaliero e sostenuta dai vertici dell’ASL e persino dal progetto pilota del ministero intitolato” Ottimizzazione dell’assistenza sanitaria nelle isole minori e località caratterizzate da difficoltà d’accesso”e finanziato dal Cipe. (a proposito: controllare se e quanto dei 3.594.000 euro previsto per le isole campane  verrà speso su Procida: non facciamoci fregare!).

Per fortuna le leggi e leggine nel nostro caso la Balduzzi) esistono e servono a garantire gli standard di personale e di funzioni che bisogna rispettare: esistenza o meno di posti letto, esistenza o meno della sala operatoria, quanto e quale personale, quali cose si possono fare e quali no, quale strumentazione avere o no. Vorremmo fosse chiaro pertanto che non esistono ospedali fai da te, modelli della sanità a misura di Procida, Ischia o Capri da rincorrere (magari interloquendo   con gli stessi che volevano rifunzionalizzare l’ospedale e appiopparci un P.P.I).  Non sono certo improbabili modelli “a misura di” a far funzionare l’ospedale di Ischia e Capri, né altri piccoli ospedali che funzionano più o meno bene.

E’ quello che abbiamo sempre inteso quando dicevamo #lospedalenonsitocca. Altro cantare è far “funzionare” l’ospedale, come scrivono alcuni. Grazie per questo suggerimento ma questo noi del Comitato (stavolta la facciamo noi la classifica) lo abbiamo detto dal primo momento, pubblicamente, per iscritto e a voce, se non altro perché qualcuno di noi ci ha lavorato e sa bene quali sono le dinamiche di quella struttura. Abbiamo ripetutamente denunziato (ad ora invano) i bug della struttura e le modifiche che occorrerebbe apporre e speriamo che chi di dovere instauri con i vertici dell’asl un contenzioso volto a ripristinare la piena funzionalità del presidio ospedaliero, secondo i canoni di un ps seppure in deroga. Pertanto siamo orgogliosi che il dr.Gino Finelli, cittadino onorario, risorsa per le sue qualità umane e professionali, dica adesso con noi che occorre che i cittadini e l’amministrazione protempore segnalino le varie disfunzioni, ma che poi tocchi al sindaco ed assessore farsi carico del rapporto con l’ Asl. Se non c’è questa consapevolezza nel cambiare strategia, nulla cambierà perché vinceranno gli unici portatori d’interesse che dominano in questa vicenda: i non-interessati dirigenti di un AsL (adesso a baricentro Frattamaggiore) che considerano l’ospedale di Procida come una zavorra, dissipatore anche di quelle insufficienti risorse umane e finanziarie che sono “costretti” ad elargirci, togliendole magari ai potentissimi presidi della terraferma. Ed allora non resterebbe che interrogarsi sulla necessità di cambiare interlocutori, e chiedere di passare alla ASLna1.  Ma questa sarebbe la seconda puntata di un’altra storia”.

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