Pirateria. Savina Caylyn, la storia che l’Italia non conosce

Ventidue marinai nelle mani dei pirati somali da sette mesi. All’incontro nazionale di Emergency, l’appello del coordinamento che si batte per la loro liberazione.

Articolo tratto da www.e-ilmensile.it – Il mensile di Emergency)

Emanuela Massa è procidana. Al meeting nazionale di Emergency rappresenta il coordinamento Liberi Subito, nato per sensibilizzare autorità e opinione pubblica sulla vicenda della Savina Caylyn, una petroliera italiana nelle mani dei pirati somali dal febbraio scorso: i 22 membri dell’equipaggio – 5 italiani e 17 indiani – sono “da sette mesi, 212 giorni a oggi – ricorda Massa – sotto sequestro”. Della vicenda si è già occupato PeaceReporter.
Due dei marittimi rapiti sono di Procida.“Chi è procidano, al posto del sangue ha l’acqua salata. Per noi il mare è ricchezza, storia, gioia, lavoro. In tutte le famiglie c’è qualche marittimo. Quando i nostri amici, parenti, conoscenti, sono in mare, le ansie sono condivise.”

Perché questa storia emerge solo oggi?

Non se ne è saputo mai nulla perché l’armatore Luigi D’Amato aveva inizialmente chiesto alle famiglie dei marittimi sequestrati il massimo riserbo per condurre le trattative “nel miglior modo possibile”. Quanto al governo, la Farnesina non si è mai esposta, tranne a inizio agosto, quando in un’intervista a Sky il ministro Frattini ha dichiarato che l’Italia non è disposta a trattare con i pirati. È l’unica dichiarazione pubblica. D’altra parte, per le leggi italiane noi non possiamo pagare riscatti né trattare.
Dopo 6 mesi le famiglie hanno comunque deciso di rompere il silenzio stampa, perché è passato troppo tempo e non è stato fatto nulla o, comunque, non è stato detto loro nulla. Nei primi giorni di agosto si è costituito il coordinamento Liberi Subito in un’assemblea spontanea creata su FaceBook: “Ci troviamo in piazza a Procida”. E da lì è partito tutto, d’accordo con le famiglie. Il 13 agosto abbiamo organizzato una manifestazione al porto di Procida, con l’adesione del sindaco, e abbiamo ritardato la partenza dei traghetti di 15-20 minuti. Ai passeggeri delle navi che arrivavano si spiegava invece perché il popolo procidano stava protestando.

A quel punto avete avuto riscontri?

L’armatore ha solo rapporti diretti con le famiglie. Non ha mai rilasciato un comunicato ufficiale. Idem la Farnesina. Solo il 7 settembre, grazie a una manifestazione a Roma, i familiari sono stati ricevuti da alcuni politici: Fini, Letta, Mantica, Scotti. Tutti si sono impegnati a interessarsi della vicenda. Questo, dopo sette mesi. C’è anche un’interrogazione parlamentare del Pd che chiede al governo di rendere esplicite le strategie per affrontare il problema.
I silenzi non vanno necessariamente interpretati in modo polemico, ci sono cose che non vanno dette proprio per la delicatezza della situazione. Il coordinamento non chiede che tutte le comunicazioni alle famiglie siano rese pubbliche. Noi chiediamo solo che ci aiutino a liberarli. Il come e il dove non sta a noi deciderlo. Noi però possiamo contribuire a tenere alta l’attenzione su una vicenda che è emersa solo negli ultimi 35-40 giorni.

Come stanno i marittimi sequestrati?

L’ultimo contatto con i rapiti risale ad agosto, quando il comandante Lubrano è stato raggiunto al telefono. Dice che non hanno più cibo, che l’acqua è razionata e che non ci sono servizi igienici. Vengono tenuti nella stessa stanza, in 22, sotto la minaccia di armi. Non c’è più elettricità a bordo se non quella prodotta da alcuni generatori per poche ore al giorno. C’è anche un altro pericolo: la nave è in rada, ma è a un miglio e mezzo dalle secche. Nel caso in cui avesse un danno alla carlinga ci sarebbe un grande danno ambientale, perché ha – o aveva – 86mila tonnellate di petrolio a bordo.
Si sa che la nave è da qualche parte sulle coste somale e che, a fine agosto, il cacciatorpediniere Andrea Doria ha perlustrato proprio quella zona.
Il problema è che nella telefonata successiva, al giornalista di Libero Reporter che chiedeva di parlare con il comandante Lubrano, un pirata ha risposto: “Stanno male, non ve li passiamo, per rivederli o risentirli non vi resta che pagare”. Questo è successo alla fine di agosto.

Quali sono le vostre richieste?

Come comitato chiediamo semplicemente che ci aiutino a riportarli a casa. Non c’è altro da aggiungere. Il comitato si chiama “Liberi subito”, ma adesso diciamo “liberi ora”. Domani potrebbe essere tardi.
Le navi sequestrate in quella zona sono tante: a seconda delle fonti, si parla di 40, 50 o 60. La pirateria somala non nasce oggi, certo, ma a noi preme ricordare che ci va di mezzo gente che non c’entra niente, gente che lavora. Loro portano un carico dal punto A al punto B, in una zona dove passa il 95 per cento del traffico internazionale. Dobbiamo a loro la possibilità di utilizzare combustibili nella nostra vita di tutti i giorni, mandano avanti la nostra economia, pagano le tasse. Ma soprattutto dobbiamo ricordare che sotto sequestro c’è un pezzo d’Italia, perché le navi che battono bandiera italiana sono parte del territorio nazionale.
Inoltre non parliamo solo dei 5 italiani sotto sequestro, ci sono anche 17 indiani: è un intero equipaggio che va liberato.
C’è un’altra nave italiana nelle mani dei pirati, non è dello stesso armatore [contrariamente a informazioni circolate nei giorni scorsi, ndr] e le famiglie dei marittimi rapiti sono in questo momento in silenzio stampa. Scelta che va rispettata. Se in futuro vorranno essere rappresentati, noi del comitato siamo pronti.

Gabriele Battaglia


Ascolta le due telefonate

blankSAVINA_AGOSTO8_2011.mp3

blankAudioSavinaago262011.mp3

Potrebbe interessarti

cs Procida FEAMP foto

Procida, un documentario per la due giorni europea del mare

A Procida cinema per il mare con «Il futuro NELLA tradizione» Il cinema per raccontare …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *