Pirateria marittima: 5 mesi fa il sequestro della ROSALIA D’AMATO

Da Liberoreporter.it – In mano ai pirati somali sono trattenuti in ostaggio ben due navi italiane, la petroliera SAVINA CAYLYN e la MV ROSALIA D’AMATO. Insieme alle due navi sono prigionieri in Somalia anche i loro equipaggi di cui parte sono marittimi italiani. Si tratta di un pezzo di territorio italiano e di 11 cittadini italiani (4 sono procidani) per il cui rilascio è stato richiesto in cambio il pagamento di un riscatto.

Oggi 21 settembre sono 5 mesi che la MV ‘ROSALIA D’AMATO’ è trattenuta in Somalia in ostaggio dai pirati somali in attesa che qualcuno paghi un riscatto per il suo rilascio. Il riscatto medio pagato per ogni nave si aggira attualmente intorno ai circa 5 milioni di dollari. Un triste anniversario che comunque va ricordato. Del mercantile battente bandiera italiana è proprietario e gestore a società di navigazione italiana ‘PERSEVERANZA SHIPPING SRL’ di Napoli. Insieme alla nave sono prigionieri in Somalia anche i sui 21 membri dell’equipaggio. Si tratta di 6 marittimi italiani e 15 filippini. Degli italiani 4 sono campani: Gennaro Odoaldo, terzo ufficiale di coperta, Vincenzo Ambrosino, allievo ufficiale di macchina, entrambi di Procida, Giuseppe Maresca, secondo ufficiale di coperta di Vico Equense, Pasquale Massa primo ufficiale di coperta di Meta di Sorrento, ma residente in Belgio. Gli altri due sono siciliani: uno di Messina, il comandante Orazio Lanza e l’altro di Mazara del Vallo, il direttore di macchina Antonio Di Girolamo. Dei 15 filippini, che condividono la prigionia con i marittimi italiani si conosce solo il nome di due di essi. Si tratta di Raymundo Lequin jr e Edgar Erbert. La nave italiana venne catturata lo scorso 21 aprile a circa 350 miglia marine a sud-est di Salalah, Oman, nel Mar Arabico dell’Oceano Indiano mentre era in navigazione da Paranagua in Brasile a Bandar Imam Khomeini in Iran. L’attacco al cargo italiano venne compiuto da un barchino carico di pirati che era stato lanciato da una ‘Nave Madre’, probabilmente il peschereccio FV ‘JIH CHUN TSAI 68’ anch’esso catturato dai pirati somali. Sempre più volte i banditi del mare utilizzano le barche catturate come ‘navi madri’ servendosi anche dell’equipaggio come scudi umani. Come tutte le navi della compagnia anche essa era stata noleggiata a tempo. Le navi di proprietà della Perseveranza infatti, sono noleggiate da importanti gruppi italiani e internazionali come Cosco, Armada Group, Cargill e altri. La ‘ROSALIA D’AMATO’ al momento del sequestro era in possesso di un valido certificato di gestione della sicurezza con ‘INDAGINI NAVI E SERVIZI SRL’ ed era assicurata da ‘Standard P & I Club a Charles Taylor & Co.’. Attualmente la nave è alla fonda al largo delle coste somale del Puntland. L’area dovrebbe essere quella a nord di Obbia, nei pressi di Ceel Dhanaane costa nord orientale dove sono all’ancora altre navi catturate. Un bizzarro destino ha voluto che la società proprietaria del mercantile fosse collegata con la ‘Fratelli D’Amato’ di Napoli che è invece, proprietaria di una seconda nave italiana, la petroliera ‘SAVINA CAYLYN’ catturata dai pirati somali dallo scorso 8 febbraio e tuttora nelle loro mani. A capo delle due società vi sono Angelo Amato e Giuseppe Amato rispettivamente zio e nipote. Quella degli Amato è una delle famiglie di imprenditori più conosciute a livello mondiale tra le compagnie di navigazione. Della ‘ROSALIA D’AMATO’ sembra che negli ultimi tempi se ne parli sempre di meno. Come se un assordante silenzio, specie quello dei familiari, avesse avvolto l’intera vicenda. Questo in parte è vero, ma solo perché l’attenzione per ora è focalizzata sull’altra imbarcazione italiana in mano ai predoni del mare da più tempo e a bordo della quale vi sono 5 marittimi italiani e 16 indiani. Ovviamente queste due navi non sono le sole cadute nella rete dei pirati somali. Secondo i dati diffusi dal Maritime Security Review, risulta che attualmente sono trattenute in ostaggio dai pirati somali almeno 36 navi e i relativi equipaggi, circa 500 marittimi di diversa nazionalità. Nel 2010 sono stati catturati e trattenuti in ostaggio almeno 1100 marittimi

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