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Siti Reali: un’occasione

palazzo d'avalosdi Paolo Mandato

«Quest’anno si festeggia il trecentesimo anniversario della nascita di Carlo di Borbone, futuro Carlo III di Spagna. Spero che ne vengano studi nuovi, da fonti mai affrontate». Alle parole aggiunge un sorriso ironico il dott. Aniello D’Iorio, autore di alcuni lavori relativi proprio agli anni di regno di don Carlos. Spiega così il suo atteggiamento: «Le celebrazioni sono la peggiore offesa che si possa fare a chi si celebra, se i lavori che si producono non hanno qualità. Io, onestamente, non ho altare da cui parlare e sono un modestissimo ricercatore, ma in più occasioni ho letto studi senza novità, forzati, come da obbligo per il ruolo ufficiale ricoperto dall’autore. Mi auguro che si evitino le rincorse agli ultimi istanti solo per essere della partita anche quest’anno. Ho notizia, peraltro, di un Convegno internazionale di alto livello che coinvolge le Università della Campania, avviato da tempo dalla Seconda Università di Napoli: illustri studiosi faranno parte del comitato scientifico e ciò mi rincuora».

Secondo lei, lo stato degli studi consente di raccontare novità su quel gran sovrano?

«Proprio la serie di convegni in programma, le preventivate commemorazioni e quant’altro, sapranno dirci lo stato dell’arte. Gli studi, al momento, sono frammentati, con progetti isolati, alcuni dei quali di valore assoluto, come le pubblicazioni del Dipartimento di Scienze Politiche della S. U.N. che danno continuità agli studi carolini. Molto è ancora da studiare e le fonti non mancano, soprattutto sono importanti quelle scarsamente esplorate come la straordinaria documentazione conservata presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli, dove ho avuto modo di studiare i comportamenti dell’apparato amministrativo, e, quindi, la realizzazione dei desiderata della corte borbonica. Il farsi Stato del regno del Borbone passava anche per le realizzazioni che prendevano forma territorio: per tutte sono solito indicare i Siti Reali, studiati solo secondo alcuni aspetti».

Allude al suo lavoro su Portici?

«Fatto insieme a Giovanni Lombardi del CNR, “Siti reali e governo del territorio nel secolo XVIII. La reggia di Portici: un caso laboratorio”, fu incentrato sulla comprensione del funzionamento di un importante Sito Reale, tanti dei quali non sono stati affrontati in profondità. Il Mio “Carditello da feudo a Sito Reale”, ad esempio, è solo la prima parte di uno studio impegnativo, che continuo a fare, perché di quel Sito non si parli solo in termini architettonici o riferendo notizie non sostenute da adeguata documentazione archivistica: i materiali da studiare sono tanti, ma non sono collocati, per così dire, a vista, dunque occorre conoscere bene le fonti d’archivio, immergersi in esse per capire come, ad esempio, lavorasse l’apparato amministrativo, qual era il flusso delle comunicazioni per determinare chi faceva cosa, quando, come e perché. Un lavoro di intelligence, si potrebbe dire».

Qualche suggerimento?

«Secondo me si dovrebbe cominciare proprio daccapo, da Procida, che fu in ordine di tempo il primo Sito Reale alla venuta di Carlo di Borbone a Napoli: non ho notizie di studi aggiornati, e se ve ne fossero sarei lieto di leggerli, ma si continua a raccontare la solita storia degli uccelli, dei gatti e dei topi di marca risorgimentale. Sono convinto che Procida, come tutti i Siti Reali, siano stati poli di aggregazione e di sviluppo, se non altro per la figura del re che vi si recava, e non a caso il palazzo D’Avalos, per divenire dimora del re quando si fosse recato sull’isola, fu modificato e ingrandito, rinnovato e adeguatamente decorato, ma questo sarebbe lavoro meritorio di studiosi del Territorio. Lamento sempre che si sa molto dei provvedimenti presi, ma poco di quanto realizzato concretamente, un vuoto che potrebbe essere facilmente colmato con lo studio della documentazione archivistica disponibile. Di ciò dovrebbero farsi carico le Associazioni operanti nei territori: esse ridarebbero vita a un passato che costituisce gran parte dell’identità di ogni comunità».

Il dott. D’Iorio ha espresso un auspicio e, personalmente, in quanto responsabile di un’Associazione culturale operante nel casertano per la valorizzazione del patrimonio storico e culturale, non posso che essere d’accordo. Vedremo, poi, se entro l’anno si concretizzeranno le iniziative di cui tanto si parla. Intanto buon lavoro a quanti faranno ricerca su temi carolini in questo 2016.

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