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Strade pubbliche “scomparse” e occultate, Domenico Savio denuncia i “misteri” di Zaro

zarodi Gennaro Savio

Nell’estate del 2011, accompagnati dal giornalista Peppe D’Ambra, telecamere alla mano ci inoltrammo nel Bosco di Zaro, la collina di macchia mediterranea che sovrasta la rinomata spiaggia di San Francesco e da cui un panorama mozzafiato e unico al mondo ti dà l’impressione di poter prendere con una mano l’intera cittadina all’ombra del Torrione. E’ un bosco frequentatissimo dai residenti e in modo particolare dai turisti che amano percorrerlo in lungo e in largo. Qui il regista Luchino Visconti aveva trovato l’ambiente ideale per rilassarsi e meditare all’interno della Villa “La Colombaia” nella cui vasta pineta sono conservate le sue ceneri. Naturalmente non andammo in cerca di funghi ma cercammo di fare chiarezza su alcuni misteri che da anni interessano l’intera collina. Uno di questi misteri riguarda via del Passo Volante, prosecuzione di via Francesco Calise, la strada che da Forio porta dritto, dritto alla spiaggia di San Montano nel Comune di Lacco Amano e un cui tratto di arenile è da sempre territorio foriano. Ebbene, questa strada pubblica ad un certo punto stranamente si interrompe nel punto in cui è presente un cunicolo occultato negli anni addietro da rifiuti e materiale da risulta i quali, però, non rappresenterebbero l’unico ostacolo lungo il suo percorso. Infatti questa strada ad un certo punto si interromperebbe definitivamente e clamorosamente per la presenza di un muro di cinta mentre dal lato dove in passato si incrociava con via Cesotta, ci sono dei cancelli che delimitano proprietà non certamente pubbliche: da non credere. Ebbene, a tre anni di distanza dalla realizzazione del nostro servizio giornalistico, l’interruzione di via del Passo Volante è ritornata prepotentemente di attualità grazie al Consigliere comunale Domenico Savio il quale, assieme ad altri cittadini, si è recato a Zaro per verificare di persona la situazione. E a destare scalpore, francamente, non è solo l’interruzione della suddetta strada che Savio ha chiesto venga immediatamente ripristinata. Infatti sono molteplici le vergogne che negli anni sono state consentite dal potere politico in questo Bosco. A partire dallo smantellamento dei muri a secco realizzati negli anni cinquanta durante i “Corsi di Lavoro” dello Stato. Migliaia di pietre a facciavista  derubate a causa della mancanza di controlli da parte della pubblica amministrazione. Un patrimonio inestimabile andato distrutto con un’opera di sciacallaggio durata per anni e nonostante le segnalazioni di tanti cittadini amanti della montagna: che vergogna! Sempre via del Passo Volante ad andare verso via Mezzatorre è incredibilmente ostruita da un muro che costringe pedoni e ciclisti a proseguire attraverso un piccolo pendio laterale: da non credere! Un muro che Domenico Savio chiede venga immediatamente abbattuto. Ma non è tutto. Infatti, così come avviene da due mesi a questa parte, Domenico Savio ha chiesto nuovamente alle Istituzioni competenti, e in modo particolare all’Amministrazione Del Deo la rimozione del cancello e dei pilastri presenti all’ingresso della spiaggia di San Montano e il ripristino del sentiero pubblico che dal piazzale portava dritto, dritto alla spiaggia libera di Forio. L’abbiamo già detto, lo ripetiamo oggi e se necessario anche in futuro: si decideranno finalmente gli amministratori di Forio a restituire ai propri concittadini la fruibilità di via del Passo Volante e del piccolo sentiero che porta sulla spiaggia di San Montano? Sarà rimosso l’odioso cancello che insiste su suolo demaniale? O per Del Deo e la sua maggioranza è cosa davvero difficile assumere delle lodevoli iniziative a difesa degli interessi collettivi? Staseremo a vedere! Intanto Savio e il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista continuano a battersi senza sosta e con determinazione per il rispetto dei diritti dei foriani.

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Un commento

  1. Giancarlo Di Marco

    perche non viene una volta a procida a riaprire tutti qui passaggi pubblici che sono stati chiusi mentre l’ amministrazione faceva finta di guardare da un altra parte

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