Sulla sorte dei marittimi della Savina Caylyn, in mano ai pirati somali da sette mesi

Da oltre due mesi non si hanno notizie sulla sorte dell’equipaggio della petroliera Savina Caylyn, in tutto 22 uomini, 17 indiani e 5 italiani, in mano ai pirati somali al largo del Corno d’Africa dallo scorso 8 febbraio 2011. Fino ad oggi nessuna trattativa ha avuto un esito positivo.

Per fare un po’ di luce su questa vicenda angosciante che si protrae da diversi mesi e che sembra trovarsi in una condizione di stallo ho presentato un’interrogazione al ministro degli Esteri, per sapere dal Governo se disponga di informazioni più precise in merito allo stato di salute dei sequestrati e quali iniziative intenda intraprendere o stia mettendo in atto per porre fine a questa tragico evento e arrivare così alla liberazione degli ostaggi.

Su questa odissea che coinvolge cittadini italiani e indiani sembra calato un silenzio assordante; si hanno poche informazioni sugli sviluppi della mediazione con i predoni che hanno assaltato la nave e questo impasse non fa che accrescere l’ansia e la disperazione dei familiari dei rapiti che in seguito a un contatto telefonico temono rappresaglie e violenze nei confronti dei loro cari.

Nei giorni scorsi ho avuto un incontro con alcuni famigliari dei marittimi sequestrati e con la componente Commissione agli Affari Esteri Margherita Boniver alla quale ho espresso l’auspicio che da parte del Governo vengano messe in opera tutte le azioni necessarie per approdare nel più breve tempo possibile ad una soluzione della vicenda.

Le trattative con i sequestratori, infatti, si sono interrotte due mesi fa per il rifiuto da parte dei pirati dell’offerta di 7,5 milioni di dollari a titolo di riscatto proposto dalla società armatrice proprietaria della Savina Caylyn. I pirati in diverse occasioni avevano richiesto una cifra molto più alta, pari a 14 milioni di dollari e per questo motivo avevano interrotto ogni contatto. Il Ministero più volte sollecitato ad intraprendere un’azione di forza è attendista su questo tipo di intervento per non far correre rischi molto alti all’equipaggio.

Intanto non si arrestano le mobilitazioni: la settimana scorsa i famigliari dei marittimi sequestrati hanno manifestato davanti Montecitorio per chiedere al Governo e alla società armatrice l’avvio di ogni trattativa possibile per riportare a casa l’equipaggio. Nonostante le rassicurazioni a nome dell’esecutivo del sottosegretario Gianni Letta ad oggi non sembrano esserci novità positive che sblocchino la vicenda mentre sono più critiche le condizioni di salute di alcuni marittimi tra cui il direttore di macchina della Savina Caylyn Nicola Verrecchia.

Il Governo italiano ha dichiarato di non poter contemplare alcuna forma di contatto o mediazione con i pirati, né tanto meno pagare il riscatto, come sancito dalle leggi internazionali.

Ma un intervento deciso del governo italiano viene richiesto da più parti, tanto più che il Senato in data 18 dicembre 2008 ha approvato un ordine del giorno che impegna l’esecutivo a farsi promotore in seno alle Nazioni Unite di qualunque iniziativa necessaria per porre fine agli atti di pirateria marittima, oggi in costante aumento e il cui valore criminale è sancito dalle leggi e dalla prassi del diritto internazionale.

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