Tanti auguri al procidano doc dott. Giacomo Retaggio

PROCIDA – Oggi il nostro dott. Giacomo Retaggio spegne 85 candeline ed a lui vanno i nostri migliori auguri di lunga vita. Per festeggiarlo postiamo il suo ultimo scritto:

Avevo si e no tre o quattro anni, mio padre era imbarcato sull'”Alberto Treves” del LLoyd Triestino che era fermo nel porto di Massaua. Scoppiò la guerra e noi di casa non sapemmo più nulla di mio padre: era morto? Era prigioniero? Nessuno sapeva niente e tutto si ri duceva con un’alzata di spalle. Poi dai vicoli e dalle campagne di Ciraccio dove abitava mia nonna materna arrivò una nuova: perché non chiamate Leonilde? Quella legge il “quadriddo” e, “poiché è mezza scema, non ha la furbizie di imbrogliare e dire una cosa per un’altra. Le regalate due uova e la fate contenta”.Che fare? La nonna e mia madre si agitavano nel dubbio. Bisognava chiedere a don Vincenzo Secondo , il parroco di Sant’Antuono per avere un parere. Per carità! Il parroco si sarebbe fatto come un pazzo. “Superstizione! Maleficio del diavolo!” Avrebbe gridato. Meglio non dire niente, concluse mia nonna: facciamo tutto “Aummm- aummm! Nessuno deve sapere niente”. E così venne il grande giorno. Leonilde venne a casa di mia nonna a Ciraccio. Si sistemò nel cortile: Eravamo presenti mia nonna, mia madre mia zia nubile ed io giravo intorno, malsopportato dai “Grandi”. Leonilde era una donna di età indefinita,magra, aveva un solo dente in bocca, un grosso neo sul mento, ricoperto di peli. Aveva sulla faccia un sorriso persistente e piuttosto scemo. Ma, a giudicare da ciò che diceva la gente, era proprio questa stupidità la sua forza. Aveva un solo occhio valido, l’altro era occupato da una grossa e visibile cataratta ( questo lo capii dopo). Da una tasca dell’abito sporco e logoro caccò un pezzetto di vetro con attorno cucito un lembo di stoffa. Lo accostò all’unico occhio buono e cominciò a dire :”Si. lo vedo! Comme sta bello! Tiene la divisa bianca e la valigia. Si, vedo pure la valigia! Sta tornando!” Mia madre non era più nei panni per la gioia. Leonilde prese le uova e ringraziando con quel suo sorriso scemo, andò via. A casa mia per alcuni giorni ci fu la serenità. Mio padre veramente tornò, ma dopo sei anni, a guerra finita. Chissà che disse Leonilde!Il parroco Secondo non seppe mai niente della venuta di Leonilde. Mi consta che in questi giorni a Procida c’è una sorta di rievocazione dei “Quadriddi”a cui si da un valore storico e rievocativo. Ricordo che a Procida c’erano diverse “lettrici” di quadrilli. Alcune erano celebri; ad esempio “A monaca re cacciatore”, una monaca di casa , con un lungo mantello nero, una bocca sdendata che masticava continuamente. Girava dalla mattina alla sera per tutta Procida. Tutti la conoscevano e ricompensavano i suoi servizi: uova, formaggio, salame, qualche pollo. La povera donna così sbarcava il lunario. Ma io mi sono sempre chiesto se lei e le altre donne come lei ci credevano o no a quello che facevano. Era una vita semplice, al limite tra religione, superstizione condita di ignoranza. Ora il fatto che si sia fatta una mostra di questi “quadriddi” è un fatto positivo. Ma il fatto si deve fermare là perché la gente è credulona. Crede a maghi, fattucchiere, vede il soprannaturaledovunque. Ma io vorrei fare una domanda a don Vincenzo, cappellano di S. Maria degli Agonizzanti: non è è che ai “Quadriddi” ci credi pure tu? Di questi tempi non si può mai sapere…..

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