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Un prete di frontiera

Di Annarosaria Meglio

PROCIDA – Il 29 agosto del 1997 terminava la sua esperienza terrena Don Salvatore Romano, un prete di frontiera che, nelle continue missioni compiute in tutto il mondo, ha lasciato dietro di se una forte testimonianza di fede viva. Aveva 86 anni. Essendo mio zio lo ricordo con tanto affetto e gli sono grata per i valori che mi ha trasmesso soprattutto con l” esempio della sua vita, lasciando nel mio cuore tanta serenità. La sua missione di sacerdote è stata lunga e prosperosa, andando spesso in America e nei paesi dell’Italiana meridionale, insieme al suo amico Padre Armando Giuè, per far conoscere a tanti uomini l’amore di Gesù, il Dio fatto uomo.  Precedentemente si era dedicato all’insegnamento nell’ Istituto Magistrale “Pasquale Villari” di Napoli, donando alle allieve regole di vita, insegnando il rispetto del creato e di quanto Dio ci aveva donato gratuitamente.  Intorno agli anni cinquanta esercitò il suo ministero sacerdotale  presso la Parrocchia di San Raffaele a Materdei, dove istituì l’Azione Cattolica. Giungeva a Procida ogni estate  per un periodo di vacanze portando con se sempre un gruppo di giovani con i quali coinvolgeva anche i giovani procidani nell’Azione Cattolica. Sotto la sua spinta ogni parrocchia si mise in moto. Al Santuario di San Giuseppe tanti aspiranti dell’Azione Cattolica vennero fuori grazie e a lui e al suo operato. Nel 1967  il cardinale Corrado Ursi lo nominò Parroco di Sant’ Antonio Abate in Procida.  Lasciata l’amata Napoli dove aveva lavorato molto e portando  grappoli gustosi all’altare di Dio. Era un uomo di grande fede, adorava i canti rivolti alla Vergine  Maria che amava cantare  con la sua voce bella e potente. A chi non lo conosceva nel profondo, appariva un uomo burbero, severo. Ma bastava entrar in rapporto con lui per cambiare opinione. Sapeva ascoltare e apriva subito il suo animo sensibile e aperto al bene, dando aiuti spirituali e concreti. Per molti anni ha seguito le vicende dell’ Ospedale Civico Albano Francescano, prendendosi cura degli anziani e dei più deboli dell’ isola.  E’ stato decano per circa 10 anni ed ha favorito la nascita dei movimenti ecclesiali sull’isola. Ammalatosi ha continuato la sua missione sacerdotale, aiutato prima da  Don Peppino  Costagliola, attualmente parroco in una grande parrocchia a Capodimonte di oltre diecimila abitanti, e poi  Don Michele Autuoro. Nel 1994, non potendosi più spostare, si ritirò dalla parrocchia seguendo le vicende della chiesa locale a distanza. Grazie Zio per quello che sei stato e per quello che hai saputo donarci.

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