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Una nuova visione sul come combattere il fenomeno della pirateria Marittima.

Ferdinando Pelliccia – Liberoreporter.it

Oggi (11 ottobre 2011) il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha firmato con Confitarma, la Confederazione italiana degli armatori, una convenzione. Si tratta dello strumento che permetterà ai mercantili italiani di poter finalmente imbarcare a bordo team di sicurezza composti da militari italiani, di tutte le forze armate o da guardie private.

Non tutti i mali vengono per nuocere. Ieri, dopo aver appreso del sequestro, da parte dei pirati somali, della nave italiana ‘MV Montecristo’ il pensiero è corso ai marittimi imbarcati a bordo e a quello che avrebbero dovuto affrontare nei mesi a venire. Non era rassegnazione, ma consapevolezza.<!–more–$ La consapevolezza che chi va per il mare del Corno D’Africa questo rischia, e se gli capita, sa bene che dopo, finchè la gang del mare, che li ha catturati, non riceve un riscatto non li rilascia.
Per fortuna non è andata in questo modo.
La portarinfuse oggi è stata liberata. La liberazione è arrivata con un blitz militare compiuto da forze speciali inglesi imbarcate sulla Fregata ‘Fort Victoria’ operativa nel ‘mare dei pirati’ nell’ambito della missione antipirateria della Nato, ‘Ocean Shield’. Gli 11 ‘sfortunati’ pirati somali, che hanno arrembato la nave italiana, sono capitati male. La ‘MV Montecristo’ appartiene alla livornese Dalmare S.p.A., società che fa capo al Gruppo D’Alesio. Si tratta di una delle più ‘belle’, ma soprattutto ‘moderne’, società armatoriale italiana. Il loro modo di operare ricorda un po’ quello alla Steve Jobs. La loro azienda è come un’unica famiglia dove ogni dipendente è considerato alla stregua di un figlio. A differenza di molti altri armatori italiani, i D’Alesio hanno un’ottica diversa del come condurre un’azienda e soprattutto nel come considerare le maestranze. Al lieto fine dell’episodio di pirateria marittima, che li ha visti coinvolti, si è potuto giungere grazie soprattutto, al fatto che i rischi per l’incolumità dell’equipaggio, derivanti da un blitz militare, erano praticamente nulli. Quante volte, pur raggiungendo la nave catturata dai pirati somali, le forze militari internazionali di contrasto non hanno potuto far nulla per ‘recuperare’ nave ed equipaggio. Ogni tentativo avrebbe messo in pericolo la vita dei marittimi catturati usati come scudi umani. Una consapevolezza ben nota ai predoni del mare che sempre si sono presi gioco dei militari con sberleffi e altro sapendo che non potevano fare nulla. Questa volta non andata così in quanto i marittimi dell’equipaggio della ‘Montecristo’ si erano rinchiusi in una camera blindata ricavata nella nave, e quindi non sono mai entrati in contatto con i pirati somali. I marittimi imbarcati sulla ‘Montecristo’ aveva seguito dei corsi specifici per come affrontare ogni tipo di emergenza in caso di attacco pirata. Inoltre, ed ora lo possiamo dire, a bordo poi, vi erano anche 4 addetti alla sicurezza, guardie private, che avevano il compito di garantire, anche se non armati, l’incolumità dei marittimi e promuovere interventi in situazioni di emergenza. Ed è forse grazie al loro sangue freddo che i lavoratori del mare, che non sono addestrati per combattere, mentre le guardie private lo sono in quanto per lo più ex militari, non si sono fatti prendere dal panico e hanno usato la testa. La nave è stata diretta verso l’International Traffic Recognized Corridor, ITRC, dove sapevano di trovare aiuto visto che è un’area costantemente pattugliata dalle navi da guerra internazionali anti pirateria. Un fatto questo che dimostra, parzialmente, l’utilità della presenza a bordo dei mercantili di un team di sicurezza, militare o non, poco importa. In questo caso il tempo che è stato guadagnato ha permesso a chi di dovere di pianificare un blitz militare e attuarlo. Quindi anche se è vero che è un ‘rischio’ imbarcare team di sicurezza armato a bordo di navi commerciali è comunque una certezza che essi in un modo o in un altro riescono a vanificare l’azione criminale dei pirati somali, almeno fino ad ora. E’ ovvio che le gang del mare, di fronte a questa nuova forma di contrasto, si adopereranno per annullarla. Però, è ovvio che poi, la si dovrà riadattare perché funziona. Con una tempistica curiosamente ad hoc proprio oggi il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha firmato con Confitarma, la Confederazione italiana degli armatori, una convenzione. Si tratta dello strumento che permetterà ai mercantili italiani di imbarcare militari italiani, di tutte le forze armate. Un decreto conseguente ad un’iniziativa parlamentare bipartisan, nata la scorsa primavera, e sfociata nel decreto legge del 12 luglio scorso. Una norma inserita nel decreto per il rifinanziamento delle missioni italiane all’estero e che ha istituito le scorte armate a bordo dei mercantili. Nel decreto del ministero della Difesa sono definiti i confini geografici che individuano l’area del mondo ritenute pericolose. Senza di esso l’articolo 5 del decreto legge del 12 luglio 2011 non poteva essere mai esecutivo.
Saranno subito disponibili 60 militari della Marina Militare, probabilmente quelli del Reggimento San Marco. Questi soldati saranno suddivisi in 10 nuclei, ciascuno da 6 elementi, che costituiranno i ‘Nuclei militari di protezione’, NMP. Militari da adibire a servizio scorta armata ai mercantili italiani che devono recarsi nelle aree a rischio pirateria marittima. L’onere del costo per l’utilizzo dei militari sarà a totale carico di Confitarma. Non ci sarà alcun vincolo gerarchico nei confronti dei civili, né del comando della nave. I militari, impiegati nel servizio scorta, risponderanno a un comando strettamente militare che sarà basato a Gibuti. Quello che salta subito all’occhio è però, il fatto che il numero dei militari disponibili, ossia 60, è irrisorio se si pensa che nel solo Golfo di Aden ogni anno vi transitano almeno 900 mercantili italiani e in tutto l’Oceano Indiano almeno 2mila navi battenti il tricolore. La copertura è per solo 10 di loro a viaggio. Si capisce subito che le navi non ‘protette’ si trasformeranno in prede per i pirati somali perché facili obiettivi. Ed allora pare, che si ricorrerà anche ai militari delle altre forze armate italiane. Per ora è tutto da stabilire chi possano essere, ma la cosa si fa ‘allettante’ per i generali. Nel corso dell’incontro di stamani si è comunque parlato anche della possibilità che vengano impiegati guardie private armate fornite da società di sicurezza private italiane come prevede sempre il decreto approvato. La mancanza però, di norme per l’impiego di guardie private a bordo dei mercantili italiani, il loro imbarco, almeno armati, è rinviato. Manca un decreto che riconosca la figura professionale del contractor. Un provvedimento questo, che deve venire dal ministero dell’Interno e serva a regolarne l’attività. Un ritardo grave questo, che potrebbe aprire ‘varchi’ ad altre ‘entità’ anche straniere. Comunque sia per tutti, le regole di ingaggio si baseranno sul principio di autodifesa, cioè il ricorso dell’uso della forza solo quando sarà necessario. Il sollievo per la felice conclusione del sequestro della MV Montecristo non può certamente smussare l’ansia e le paure per la sorte degli 11 marittimi italiani ancora prigionieri in Somalia. Si tratta dei 5 italiani, un laziale, un triestino e tre campani, parte dell’equipaggio della petroliera italiana ‘Savina Caylyn’ che insieme ad altri 17 indiani sono nelle mani dei pirati somali dall’8 febbraio scorso. Mentre, gli altri 6, due siciliani e 4 campani, sono insieme a 15 filippini i membri dell’equipaggio della MV ‘Rosalia D’Amato’, catturati lo scorso 21 aprile.
Ferdinando Pelliccia

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