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Vietato tornare da soli a casa usciti da scuola, anche a Procida non mancano polemiche

PROCIDA – La Dirigente Scolastica del 1° C.D. “A. Capraro”, Prof.ssa Giovanna Martano in una nota, affissa all’Albo web della scuola, ed indirizzata ai rappresentanti dei genitori della Scuola Secondaria di Primo Grado, ha convocato, per domani lunedì 30 ottobre alle ore 18,00 presso l’aula Magna Scuola Secondaria di Primo Grado, una riunione urgente con i rappresentanti di classe (a cui sembra sarà presente anche il Sindaco Dino Ambrosino e il comandate della locale stazione dei Carabinieri, maresciallo Dario Di Meglio), con il seguente O.D.G: Uscite degli allievi alla fine delle lezioni.

L’innesco, come si ricorderà, è il seguito della sentenza 21593/17 della Cassazione, pubblicata qualche settimana fa, conseguente alla morte di un bambino toscano che nel 2003 fu investito da un autobus di linea all’esterno della propria scuola: per la Suprema Corte, in sostanza, la scuola – dirigente e personale – in caso di incidente ad un alunno fuori dall’edificio, è ugualmente responsabile, perché gli insegnanti hanno l’obbligo sia di assicurarsi che i bambini siano saliti sul bus sia di aspettare i genitori se in ritardo.

Secondo la Cassazione, il dovere di sorveglianza degli alunni minorenni è di carattere generale e assoluto, tanto che non viene meno neppure se i genitori mettono per iscritto l’autorizzazione a lasciare il ragazzino senza sorveglianza in luogo dove possa trovarsi in situazione di pericolo. Le disposizioni si attuano in genere a tutti i minori, anche se, già a partire dai 14 anni, si considera che il minore abbia maturato una certa capacità di intendere e di volere e sia in grado di decidere per sé oltre che di riconoscere le situazioni di pericolo.

A partire dal 25 ottobre scorso, quindi, anche alla scuola “A. Capraro” è in vigore una nuova disposizione del Dirigente scolastico che impone che tutti i minori della Scuola Secondaria di Primo Grado, alla fine delle attività didattiche, siano accompagnati ai cancelli dai docenti dell’ultima ora di lezione e presi in consegna dai genitori o da soggetti ufficialmente delegati dagli stessi.

Detta così sembra normale amministrazione ma, nella pratica, è tutta un’altra storia. Dalla sera alla mattina, quindi, una nuova palla “avvelenata”, al di là della grande mole di moduli e dichiarazioni che è andata ad accatastarsi nelle segreterie delle Scuole, è rimbalzata tra le mani dei genitori alle prese con un tema che chiama in causa non solo le responsabilità di scuole e famiglie, ma che riguarda i ragazzi in una fase importante della loro crescita.

Inutile dire che anche a Procida le polemiche ed i mugugni non mancano con i genitori, così come accaduto in molte altre realtà dello Stivale, che si stanno “adeguando” alle nuove disposizioni, delegandosi a vicenda per far uscire i compagni di scuola dei figli, così basta un adulto, un genitore appunto che sollevi la scuola, il dirigente scolastico, docenti e personale ata da ogni responsabilità.

A questo punto, per cambiare le cose, si richiede un urgente intervento legislativo ed a farsi carico di ciò, nelle ultime ore, è stato il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. “Il mondo politico – scrive su Facebook l’ex premier – parla di legge elettorale, banca d’Italia, polemiche. Ma basta entrare in una chat di genitori di ragazzi delle medie per capire che stamani l’Italia discute di altro. Quando ho letto che noi genitori siamo obbligati a riprendere i figli da scuola sono rimasto allibito. Poi, studiando la vicenda e la pronuncia della Cassazione, ho capito meglio i termini della questione. La ‘buona scuola’ non c’entra niente a dispetto delle bufale fatte girare ad arte. Il punto è che la legislazione italiana tutela il minore, e fa benissimo, ma dimentica l’autonomia che è valore educativo e pedagogico importantissimo. Ho chiesto a Simona Malpezzi, responsabile del Dipartimento scuola del Pd, di cambiare la legge e di presentare già la settimana prossima un emendamento per modificare le regole: siano i genitori a scegliere e ad assumersi le responsabilità. Senza scaricarle sui professori, ma senza costringere per forza un ragazzo di terza media a farsi venire a prendere a scuola”. Vedremo.

 

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