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Procida: “Callia” ospita la Sagra del Limone 2013

limonidi Giacomo Retaggio

E’ una serata dolce di inizio maggio, un profumo di limoni, a tratti intenso, a tratti soffuso, ti solletica le narici, le viuzze della “grancia” di “Callìa” brulicano di gente intorno ai tavoli dove gli esperti ristoratori procidani preparano succulenti piatti a base di limone. Intorno c’è un’aria di festa, si avverte una gioia genuina come di un passato antico, quasi un inconscio ritorno alle origini contadine e pescherecce di questa splendida contrada procidana incastonata nel centro storico dell’isola.  “CALLIA, nel cuore di Procida, vuol dire letteralmente “belle cose”, dal greco “kalos”, e mai nome fu più adatto per questa zona. Al centro dello slargo fa ancora mostra di sé la famosa ed antica “vréccia”, una mezza colonna di marmo che un tempo segnava il confine tra la “grancia”della Madonna delle Grazie e quella di San Leonardo. Ti aleggia intorno un’atmosfera quasi magica, tutto ti sembra così naturale e genuino che sembra farti dimenticare ogni cosa. E sei portato ad assaggiare le pietanze che odorose e succulente ti ammiccano dai tavoli. Gli chef indaffarati a calare spaghetti, a cuocere riso, a friggere alici, a impepare cozze, quasi mitologici semidei redivivi, sembrano  invitarti  con i loro gesti rapidi e sapienti a partecipare, per una volta libero da qualsiasi sovrastruttura mentale, all’orgia di sapori e di odori.

E tu ti abbandoni al piacere del gusto con una gioia  quasi infantile. E riscopri sapori genuini che pensavi non esistessero più, odori che ti riportano dietro nel tempo, all’alba della vita.

La gente intorno ti urta, ti saluta, ti sorride contenta. Ciascuno, a modo suo, esprime la sua allegrezza, ride ed è felice. Anche il pianto di qualche bambino ti giunge come una delicata melodia. E ti chiedi: possibile che ci vuole così poco per rendere felice questa umanità? Eh, si! E’proprio cosi! E’bastato che una decina di ristoratori, baristi e pasticcieri procidani si unissero, ciascuno a preparare un piatto o un dolce, ed una tranquilla e tiepida serata di maggio si è trasformata in un delizioso happening di gusto, di odori e di gioia. “Procida è…” si chiama l’associazione di questi artisti della cucina e mai nome fu più indovinato: Procida è proprio tutta in questa genuinità, in questo ritorno all’antico, in questa schiettezza di rapporti umani, altrove ormai persi.

Il borgo di “Callìa”si affaccia con un lungo balcone sul porticciolo arabescato di luci e case colorate della “Corricella” che si chiama così dal greco “corè calè”, vale a dire “bella contrada”. E dal mare sottostante ti arriva ovattato e come da molto lontano il rumore delle onde sulla banchina, il rombo di una barca da pesca che prende il largo, il vocìo della gente che passeggia. Ti protendi leggero su questo spettacolo ed hai la sensazione di essere in paradiso. O, forse, è colpa del bicchiere di vino saporoso isolano? Non lo so! So solamente che questa “Sagra del limone” di Procida mi ha fatto assaporare un attimo di felicità e, forse, mi ha fatto riconciliare con me stesso e con il mondo circostante. Un bravo agli organizzatori. L’esperienza è senz’altro da ripetere.

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