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Pirateria: Italia e Puntland si ‘appellano’ ai pirati somali

Lo scopo è chiedere alle gang del mare che hanno in custodia gli equipaggi della Savina Caylyn e della Rosalia D’Amato di compiere un gesto umano.

di Ferdinando Pelliccia liberoreporter.it

Dalla conferenza stampa indetta stamani alla Farnesina è emersa una novità. In Somalia le radio del Paese del Corno d’Africa stanno lanciando un appello congiunto di un rappresentante del governo somalo del Puntland e del governo italiano. Rispettivamente a farlo sono il presidente della regione semiautonoma somala, Abdirahman Mahmud Farole e il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica. Lo scopo è chiedere alle gang del mare, che hanno in custodia gli equipaggi della Savina Caylyn e della Rosalia D’Amato, le due navi italiane sequestrate rispettivamente nove e sei mesi fa, di permettere l’invio di aiuti umanitari e la visita di un medico per assistere gli ammalati a bordo. L’annuncio è stato fatto dallo steso sottosegretario Alfredo Mantica. Una vera novità questa, nel palcoscenico somalo nell’ambito della lotta alla pirateria marittima. Non ci sono precedenti in cui viene lanciato un appello congiunto da un rappresentante del governo somalo e del governo italiano. Appello che di fatto è rivolto ai capi clan regionali che in questo periodo vivono anche loro con difficoltà il rapporto con i pirati somali che operano lungo i 3mila km delle coste somale e in particolare lungo quelle del Puntland e del Somaliland. Da sempre la tesi portata avanti dal sottosegretario agli Esteri in merito al contrasto al fenomeno della pirateria marittima è: “La lotta alla pirateria in mare si vince a terra: sul piano repressivo con nuove norme internazionali; e anche sul piano sociale, con programmi di interventi umanitari che sottraggano facile ‘manovalanza’ alle organizzazioni criminali sempre pronte ad ampliare il loro bacino di disperati”. Mantica nei giorni scorsi, si era recato proprio in missione nel Somaliland e Puntland, i due territori autonomi della Somalia molto attivi nella lotta alla pirateria marittima, e anche a Gibuti, altro stato molto coinvolto nel contrasto al fenomeno. Una missione che ha evidentemente dato dei risultati e che ora, si spera diano anche spazio a nuove speranze. Speranze che poi, potrebbero tramutarsi anche in possibili passi in avanti per ottenere il ritorno a casa degli 11 marittimi-ostaggi italiani. Un segnale in tal senso è venuto dallo stesso sottosegretario che ha affermato: “’Non sono ottimista ma ho un ragionevole auspicio che la strada degli aiuti umanitari possa portare a sbloccare in parte la situazione”. In riferimento alle mediazioni, Mantica ha spiegato che: “non c’è spazio per una trattativa politica, dal momento che si tratta di una questione di criminalità organizzata, con cui peraltro gli al Shabaab, gli integralisti islamici che di fatto controllano la Somalia, solo in minima parte hanno a che fare”. Mantica ha spiegato che se l’appello fosse accolto sono già stati predisposti quantitativi di integratori alimentari, alimento con alto contenuto proteico e di carboidrati, pomate per la pelle, da inviare immediatamente in soccorso dei prigionieri in Somalia.
In concomitanza con questa notizia stamani la rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton, ha risposto alla lettera inviata il 2 settembre scorso dai vicepresidenti italiani del Parlamento europeo, Gianni Pittella e Roberta Angelilli e co-firmata da altri 50 eurodeputati italiani. Nella lettera inviata dai parlamentari si chiedeva il massimo impegno della Ue per la liberazione dei nostri connazionali finiti nelle mani dei pirati che imperversano nelle acque del Corno d’Africa. “La liberazione degli ostaggi nei mani dei pirati in Somalia è in cima all’agenda, la missione navale europea è pronta a fornire qualsiasi supporto o aiuto che fosse richiesto dal governo italiano, ma attualmente EuNavFor non è coinvolta nei negoziati per il riscatto e qualsiasi interferenza militare potrebbe essere percepita come un fattore di rischio per la vita degli ostaggi”, ha affermato la Ashton. Stabilizzazione e ripristino delle regole del diritto e coinvolgimento della Somalia nella lotta alla pirateria, efficace azione militare, aumento della pressione sulla rete criminale e sui capi dei pirati moltiplicando gli arresti dei responsabili, degli istigatori e dei finanziatori e intensificando l’attività di investigazione per bloccare i flussi finanziari e infine porre i paesi della regione, prime vittime della pirateria, al posto di comando nell’azione di protezione delle loro coste: sono queste le linee strategiche ritenute più efficaci per debellare l’azione dei pirati, indicate dalla Ashton nella sua lettera.
Ferdinando Pelliccia

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