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“ArtProcida 2018 showroom”. Esplosione di colori e di forme

Di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Quando si parla di Procida e dei Procidani qualche benpensante forestiero, disceso direttamente dalle brache di Aronne e fornito di scienza infusa per un trattamento speciale nei suoi riguardi da parte dello Spirito Santo, spesso osa affermare: “Ma cosa volete che conti Procida? E’ un fazzoletto di terra arida in mezzo al mare, quasi uno scoglio, abitato da poche migliaia di persone che al massimo possono andare per mare!”. E invece no. Dispiace per lui, ma questo soggetto si deve ricredere.  Se volete la riprova di quanto affermato andate a visitare, presso la chiesa di Santa Margherita a Procida, la mostra di pittura “ArtProcida 2018 showroom”, organizzata da un artista procidano, Giovanni Righi, dove sono esposte  opere di una trentina di pittori locali. E’ un’esplosione di colori e di forme che affondano le loro radici in diverse  tendenze pittoriche, ma da cui si ricava l’impressione di freschezza, di immediatezza e di sensibilità che colpisce lo spettatore nell’intimo fin da subito. Ci sono composizioni di tipo classico dove, per la chiarezza dell’immagine rappresentata, il tema si comprende facilmente e dove bisogna tener conto del disegno, della prospettiva e dei colori, e quadri di stile cosiddetto “moderno” ove lo spettatore deve intuire le intenzioni del pittore e trarne le sue personali conclusioni. Sembrerà strano , ma l’arte è un fenomeno spiccatamente personale. Specialmente quella moderna. E’ ovvio che quest’ultima, proprio per questa sua caratteristica, può piacere o meno, ma ormai è un dato di fatto. In ogni caso ogni forma di arte , dalla pittura alla scultura,  alla musica ed alla narrativa, è un fenomeno in costante divenire  e rispecchia le tendenze e le idee del momento. Tutto questo è ben evidente in questa mostra dove le opere esposte potrebbero essere inquadrate in una sorta di antologia artistica che va dal classicismo cinque- secentesco (più di qualche quadro richiama volutamente il Caravaggio o il Mantegna) alle forme più moderne di arte figurativa,alla Picasso o addirittura alla Pollok, per intenderci. Ogni artista si è regolato secondo le sue personali tendenze e convinzioni. La “location” è sublime: un’antica chiesa secentesca,   con annesso convento domenicano, restaurata di recente; a picco sulla “Punta dei monaci”, detta così proprio per il suo passato monastico,  di fronte ad  un mare azzurrissimo e con Capri sullo sfondo.  Sulla soglia del locale si viene accolti dalla figura sorridente di Loredana Bernardo, una giovane signora appassionata di pittura che partecipa anch’essa alla mostra con un quadro piuttosto intrigante, una mano che emerge da un gorgo. Non si può parlare di tutti i quadri esposti perché sono molti, ma l’impressione che si ricava da una visione collettiva e panoramica è una sensazione di spontanea freschezza non guasta da tentazioni pragmatiche e commerciali. E’ arte allo stato puro. Tre tele, però, colpiscono particolarmente: sono quelle di Giuseppe Battinelli, procidano doc. Una rappresenta una donna adulta che guida due bambini nella lettura di un libro dalle cui pagine emerge una luce accattivante che investe i loro visi. Il piccolo di destra guarda, un po’di sottecchi, il pubblico e sembra voler dire qualcosa. Delle altre due tele una ritrae Mimì Calabrese, un attivista di “Africa mission”, ed un’altra Jolly Tabacchi, commerciante procidano, entrambi molto conosciuti a Procida. La loro espressione, postura e modo di porsi sono così naturali che viene quasi la voglia di rivolgersi a loro con un : “Scendete dal quadro e andiamoci a prendere un caffè!”. Quando, alla fine, si esce fuori sul terrazzo della chiesa, nel fresco della mattinata invernale, non si può fare a meno di pensare: “Ma guarda un po’! Un’isola così piccola, ritrosa e defilata, quanti talenti che alleva. E non solo nel campo dell’arte”.

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Un commento

  1. Aggiungerei al commento del dott.Giacomo Retaggio
    una mia personale nota di stima, per tutti i Procidani doc sull’isola che, riconoscano e, senza ombra di gelosie,
    i meriti ed a volte i demeriti dei propri illustri concittadini …
    Non e’ comune a tutti il dono dell’equilibrio e dell’obbiettivo confrontarsi
    con chi, per vari versi ci cattura da punti di vista estetici e/o sostanziali;
    ammettere senza malizia i salienti complementi d’una riconoscibile valenza,
    così semplicemente, senza sovrastrutture e/o faziosità,
    ad ogni merito … come ogni demerito …
    escludendo fuorvianti e cavillose distinzioni !,

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