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Assessore Carannante: «Valorizziamo i reperti archeologici di Vivara per incentivare il turismo culturale e la coscienza ambientale»

PROCIDA – Anche in questa estate del 2019, grazie all’impegno dell’infaticabile Prof. Massimiliano Marazzi, si è tenuta sull’isola di Procida la Summer School “Archeologia e Beni Culturali di terra e di mare – Dallo scavo archeologico alla musealizzazione” istituita dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli d’intesa con il Comune di Procida.

La scuola si propone di avviare giovani archeologi, o operatori nei settori affini del restauro archeologico, delle strategie di musealizzazione e della indagine geologica alla pratica e alle tecniche di documentazione ed esibizione di uno scavo archeologico “fragile” attraverso la partecipazione alle attività di ricerca che si svolgono già da anni sull’odierna isola di Vivara.

Le isole di Procida-Vivara sono, infatti, luogo di uno dei centri più antichi nell’ambito dei commerci marittimi che collegarono la Grecia micenea con le regioni del Mediterraneo occidentale. Le tracce dell’insediamento dell’età del Bronzo (XVII-XV sec. a.C.) sull’isola di Vivara e quelle dell’antico porto-approdo, oggi sommerso a una profondità di circa 14 metri sotto il livello del mare, sono oggetto della ricerca archeologica da diversi decenni. Il cantiere di scavo di Vivara si configura come un tipico scavo protostorico di tipo “fragile”, strettamente collegato con le complesse vicende geologiche che hanno caratterizzato l’intero comprensorio, nell’ambito del quale sono in corso di sperimentazione già da anni particolari tecnologie avanzate di studio e documentazione.

Alle attività sul campo si affiancano quelle in Laboratorio e nel Museo Civico “Sebastiano Tusa”, contenuti nel plesso culturale TERRA, posto sulla Terra Murata di Procida.

«Teniamo molto a questa Summer School e alla sua continuità – dice l’assessore Antonio Carannante delegato alla valorizzazione dell’isolotto –  perché pone Vivara al centro di studi di grande rilievo scientifico coinvolgendo giovani archeologi sia italiani che stranieri. Non dimentichiamo che l’anno scorso ci fu l’importante ritrovamento di un osso di bovino lavorato che potrebbe essere la più antica testimonianza dell’uso di una scrittura nel Mediterraneo occidentale. Si continua quindi a lavorare al reperimento dei meravigliosi reperti micenei.

Nel tempo – sottolinea Carannante – l’isola di Vivara è divenuta uno dei capisaldi geografici per lo studio e la comprensione dei traffici marittimi che, nel corso del II millennio a.C., dovevano collegare le aree costiere e insulari italiane con le regioni del Peloponneso e gli ambienti insulari dell’Egeo per cui riteniamo fondamentale valorizzare al massimo una simile ricchezza di reperti.

In questo senso unitamente al Suor Orsola Benicasa, al dott. Nicola Scotto di Carlo e alla dott. ssa Raffaella Salvemini stiamo allestendo, nei locali dell’ex conservatorio delle Orfane, il Museo civico dove riprodurremo virtualmente i reperti micenei per farli visitare al pubblico. Ma non finisce qui. Tramite i nostri rappresentanti stiamo proponendo al Comitato di gestione della Riserva di Vivara l’idea progettuale per la copertura degli scavi e il rifacimento dei sentieri per renderli finalmente accessibili al pubblico. Sono opere ambiziose ma non impossibili.

Come amministrazione comunale – conclude l’assessore Antonio Carannante – abbiamo l’unico obiettivo di valorizzare al massimo questo angolo del paradiso, rispettandolo appieno. Tengo però a precisare che tale valorizzazione non si riduce solo a un’ulteriore attrattiva per Procida per un turismo sempre più culturale (e non è certo poco!), ma anche un modo per aumentare la coscienza ambientale e del posto meraviglioso in cui abbiamo la fortuna di vivere. La Bellezza che non viene fruita, è fine a se stessa e non porta altra Bellezza».

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