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Procida. Commenti al vangelo di domenica 4 dicembre 2011.

Sessantaduesimo  appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi il commento al vangelo di Mc 1,1-8 di questa domenica 4 dicembre 2011, attraverso il video di p. Alberto Maggi (con relativa trascrizione del commento da scaricare p. José Maria CASTILLO) e una riflessione di Felice Scalia.

[youtube hzMTQOdh3f8]

Insieme a queste potete vedere anche il video di don Lello Ponticelli con le “prediche senza pulpito”.

[youtube 2avdO6pq5gs]

Il “basta!” di Dio – di Felice Scalia*

ANNO B-4 dicembre 2011-II Domenica di Avvento
Is 40,1-5.9-11
Sal 84
2Pt 3,8-14
Mc 1,1-8

Quando un uomo dice “basta!” è disperato, quando lo dice Dio inizia la salvezza, la storia della salvezza. Nella vicenda ebraico-cristiana, il volto di Dio non comincia a farsi tangibile in quel suo “basta” alla disperazione di un Abramo senza futuro ed alle grida dei suoi figli schiavi in Egitto? Ed il brano di Isaia, che apre la liturgia della Parola di oggi, non è il “basta” di Dio alla deportazione babilonese, la sua determinazione a prendere nelle mani il destino del suo popolo? Tutto ciò dovrebbe essere patrimonio abbastanza scontato della nostra fede, ma di fronte alla nostra mancanza di futuro, di fronte alla paura del peggio che domani ci assalirà, viene da pensare che forse Dio ha cambiato stile e che non sente più le nostre urla. «Lui è il Dio dei ricchi», diceva con amarezza un operaio licenziato a 50 anni. «Solo a loro le cose vanno bene. Anche se ladri e assassini, i ricchi prosperano con tutti gli onori. A noi poveri nessun Cristo pensa».

Di fronte a sfoghi simili, c’è da domandarsi in mano a chi siamo, in quali mani è il destino dell’umanità. Se vogliamo essere onesti, dobbiamo confessare che, nei fatti, “il mercato è il mio pastore”, non il Signore. Governa il mondo, non la cura della vita, l’amore per ogni vita, ma il “pensiero unico”, l’ambizione mai soddisfatta dei potenti. Pare che tutto questo sia ovvio e naturale, dunque voluto da Dio che ha creato le leggi di natura. Così naturale questo “sistema” che ci guardiamo bene dal metterlo in discussione, per nulla turbati dalla fede in quel Dio che dichiara se stesso «pastore del suo popolo». Saremmo forse sotto due pastori? Uno mette in croce la carne dei poveracci e distrugge ogni loro umanità, l’altro consola le anime e istilla sopportazione?

L’Avvento diventa allora il tempo in cui scoprire chi è questo Dio che vuole essere il nostro unico «pastore». Dice Isaia: vuole «regnare» su di noi la tenerezza di chi sa portare agnellini in braccio, di chi sa avere pazienza con le pecore madri. Vuole «pascerci», con la cura di chi vuole dire “basta!” alla nostra disperata dispersione.

Ma noi crediamo davvero che questo divino pastore possa sostituire, nei fatti, quei principati e potestà che da secoli ci hanno soggiogato? In altri termini: crediamo sia realistico credere in un Regno di Dio? Non so. Certo il regno di Dio non potrà mai divenire concretezza fino a quando nella nostra storia non avremo ripudiato la convinzione che questo nostro è il mondo voluto da Dio. Pietro ci avverte: questo mondo non è nelle intenzioni del Creatore, è sbagliato, ingiusto e brucerà come pula; noi aspettiamo «nuovi cieli e nuova terra in cui abita la giustizia». Una sorta di accoglienza della mentalità di questo mondo, questa nostra pratica abiura alla speranza che ci fa disperati-rassegnati, è la radice di quei peccati che commettiamo ma non confessiamo mai. È il peccato del nostro secolo. Al tempo di Gesù c’era una marea di gente che voleva un cambiamento delle cose, che aspettava il Messia e riconosceva il proprio contributo peccaminoso che ne impediva la venuta. Per questo andavano da Giovanni a farsi battezzare. E dicevano chiaro: io sono ladro, io sanguinario, io adultero, io inaffidabile… Oggi ci vantiamo di ciò di cui dovremmo vergognarci e non confessiamo niente a nessuno. Abbiamo esempi illustri di chi va avanti da negazione in negazione, da ostentazione di potere in ostentazione di altro potere, capace perfino di immaginaria beneficenza gratuita.

Fino a quando nella società e nella Chiesa non riusciremo a confessare i nostri peccati, dicendo con chiarezza che abbiamo sbagliato, tradito l’amico, il bambino fiducioso, la vita dei giovani, il popolo, proprio perché abbiamo trasformato un servizio in potere, fino a quando qualcosa del genere non avverrà, nessun fiume Giordano segnerà il passaggio dell’uomo dalla schiavitù alla libertà dello Spirito che il Cristo vuole donarci.

*gesuita, teologo dell’istituto Ignatianum di Messina, ha insegnato alla Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Attualmente svolge attività di animazione di gruppi e comunità religiose ed è impegnato nell’associazione Nuovi Orizzonti. Il suo ultimo libro è “Il Cristo degli uomini liberi” (La Meridiana, 2010).

II DOMENICA D’AVVENTO – 4 dicembre 2011  RADDRIZZATE LE VIE DEL SIGNORE
Commento al Vangelo di p. José Maria CASTILLO Mc 1, 1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

L’inizio, il punto di partenza per conoscere Gesù è il “Vangelo”, che significa letteralmente “Buona Notizia”. Però è dimostrato che, con riferimento al Deutero?Isaia (come in altri autori di allora: Filostrato), si tratta di una “Buona Notizia” che equivale ad una vittoria, un trionfo (M. B. Boring, Joel Marcus). E’, come si vedrà nel corso di questo vangelo di Marco, la vittoria su tutti i falsi percorsi per incontrare Dio. Per questo si fa riferimento subito al “cammino” che spiana, che facilita la ricerca di Dio. Questo cammino è Gesù stesso. Il vangelo di Gesù è il racconto ed il messaggio che ci spiegano Gesù e che così ci insegnano il cammino che è la vita stessa di Gesù. La vita di Gesù, le sue convinzioni, le sue abitudini ed i suoi costumi, i suoi gusti e le sue preferenze, il suo stile ed i suoi modi, tutto questo è quello che ci traccia il cammino da seguire nella vita.  Questo cammino non inizia nel tempio, ma nel deserto. Non è il cammino del sacro, ma del profano. Non è il cammino del religioso, ma del laico. Non è il cammino dei sacerdoti, ma dei profeti. Non è il cammino degli onori e dei privilegi, ma quello dei sospetti e delle minacce. Non è il cammino delle norme, ma quello della libertà. Non è nemmeno il cammino degli asceti e della solitudine, ma quello della normalità e della convivenza.  Questa cammino, che segue il programma di vita che seguì Gesù, a molta gente (soprattutto se è gente di Chiesa) procura sconcerto, dubbi, paure inconfessabili, malesseri, rifiuti e sicuramente indignazione. Per questo la Chiesa, la sua teologia e la sua spiritualità resistono dinanzi alla proposta di questa cammino. Ed inoltre resistono con la convinzione che debbono resistere davanti ad una proposta che rompe con tradizioni di secoli, con insegnamenti di santi e teologi, con dottrine papali, con norme religiose e canoniche. Così a causa di tali resistenze, la Chiesa si è resa odiosa per molta gente. E la religione è ogni giorno un fenomeno sempre più marginale. Per questo finanche il Vangelo frequentemente risulta insignificante. Un giorno, Gesù lo disse agli “uomini della religione”: “Vi assicuro che gli esattori e le prostitute vi passano avanti per entrare nel II DOMENICA D’AVVENTO – 4 dicembre 2011RADDRIZZATE LE VIE DEL SIGNORE Commento al Vangelo di p. José Maria CASTILLOMc 1, 1-8.

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: eglipreparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate isuoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo diconversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevanobattezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiavacavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io nonsono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma eglivi battezzerà in Spirito Santo».1. L’inizio, il punto di partenza per conoscere Gesù è il “Vangelo”, che significa letteralmente“Buona Notizia”. Però è dimostrato che, con riferimento al Deutero?Isaia (come in altriautori di allora: Filostrato), si tratta di una “Buona Notizia” che equivale ad una vittoria, untrionfo (M. B. Boring, Joel Marcus). E’, come si vedrà nel corso di questo vangelo di Marco,la vittoria su tutti i falsi percorsi per incontrare Dio. Per questo si fa riferimento subito al“cammino” che spiana, che facilita la ricerca di Dio. Questo cammino è Gesù stesso. Ilvangelo di Gesù è il racconto ed il messaggio che ci spiegano Gesù e che così ci insegnano ilcammino che è la vita stessa di Gesù. La vita di Gesù, le sue convinzioni, le sue abitudini edi suoi costumi, i suoi gusti e le sue preferenze, il suo stile ed i suoi modi, tutto questo èquello che ci traccia il cammino da seguire nella vita.2. Questo cammino non inizia nel tempio, ma nel deserto. Non è il cammino del sacro, ma delprofano. Non è il cammino del religioso, ma del laico. Non è il cammino dei sacerdoti, ma2dei profeti. Non è il cammino degli onori e dei privilegi, ma quello dei sospetti e delleminacce. Non è il cammino delle norme, ma quello della libertà. Non è nemmeno ilcammino degli asceti e della solitudine, ma quello della normalità e della convivenza. Questa cammino, che segue il programma di vita che seguì Gesù, a molta gente(soprattutto se è gente di Chiesa) procura sconcerto, dubbi, paure inconfessabili, malesseri,rifiuti e sicuramente indignazione. Per questo la Chiesa, la sua teologia e la sua spiritualitàresistono dinanzi alla proposta di questa cammino. Ed inoltre resistono con la convinzione che debbono resistere davanti ad una proposta che rompe con tradizioni di secoli, coninsegnamenti di santi e teologi, con dottrine papali, con norme religiose e canoniche. Così acausa di tali resistenze, la Chiesa si è resa odiosa per molta gente. E la religione è ognigiorno un fenomeno sempre più marginale. Per questo finanche il Vangelo frequentemente risulta insignificante. Un giorno, Gesù lo disse agli “uomini della religione”:“Vi assicuro che gli esattori e le prostitute vi passano avanti per entrare nelregno di Dio.

Perché Giovanni vi insegnò la via per essere giusti e non gli avete creduto; esattori e prostitute, invece, gli hanno creduto” (Mt 21,31?32). Non starà succedendo la stessa cosa ai nostri giorni?

Traduzione da : JOSE’ MARIA CASTILLO, La religión de Jesús, Desclée De Brouwer, 2011, pp. 16- 17

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