Procida. I detenuti di Poggioreale pregano per i marittimi rapiti.

Sulla vicenda pirateria riceviamo e pubblichiamo la lettera ricevuta da Don Lello dal cappellano del carcere di Poggioreale.

Carissimo don Lello, nello spirito di quella comunione a noi molto cara, permetti che ti racconti quanto vissuto questa mattina. Come di consueto il sabato, ho celebrato la S. Messa nella cappella del Padiglione Roma del Carcere di Poggioreale; conclusa l’omelia e professato il Credo, c’è stato il tempo per le intenzioni di preghiera come risonanza alla Parola ascoltata. Ebbene, la prima preghiera spontanea elevata al Signore da parte di un detenuto è stata per la liberazione dei marinai di Procida. Puoi immaginare la mia personale commozione dinanzi a tanta attenzione. Conclusa la Messa ho detto espressamente ai ragazzi presenti in cappella che mi sarei impegnato a portare la loro solidarietà ad un prete amico di Procida, molto vicino alle famiglie dei marinai sequestrati. Eccomi qui a consegnarti questa “omelia” vivente, la passionalità di quei detenuti che solo dopo aver pregato per i “nostri” marinai, hanno raccomandato al Signore i loro bambini, e i loro defunti. Credo che quanto ti ho raccontato traduce con grande semplicità la pagina del Vangelo di oggi. Quei ragazzi sono stati proprio come il figlio che prima dice al Signore di non voler lavorare nella vigna, ma poi …pentito ci và. Ti saluto con grande affetto nella speranza che quanto condiviso sia per voi un timidissimo raggio di sole nel temporale che state vivendo. Tuo don Gigi Calemme (cappellano volontario del carcere).

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