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Campania, bastano venti euro per "comprarsi" un voto

di Checchino Antonini

su Liberazione del 24/03/2010

La crisi si fa sentire anche al mercato del voto. La crocetta di un elettore di Scampia può costare anche solo una ventina di euro. Metà prima, metà dopo lo scrutinio. In voga, oltre al miraggio immortale di un posto di lavoro, anche pacchetti di card per guardarsi i mondiali in tv. Come ai tempi di Achille Lauro, l’armatore sindaco che ti dava una scarpa prima e l’altra dopo. Paolo Ferrero e Tommaso Sodano hanno convocato i cronisti in un albergo a due passi dalla Procura per mostrare un dossier sul voto di scambio che finirà sui tavoli del prefetto e dei pm. «Pratica trasversale – avverte il candidato presidente della Federazione della sinistra – in questa campagna elettorale che rivela continue superfici di contatto tra i due schieramenti. C’è uno scontro ma è solo teatro che non determina alcuna alternativa». E’ uno dei paradossi campani che hanno spinto la Federazione della sinistra a correre da sola contro il Pdl e un centrosinistra (con Sel e Idv) che s’affida alla controversa sagoma del sindaco di Salerno, De Luca. Uno che proclama in tv di voler prendere a calci gli immigrati. Poi esce dagli studi e lo fa davvero.
Ecco alcune storie di voto di scambio: il direttore del consorzio rifiuti del casertano (il cui nome figura nell’inchiesta sul ciclo rifiuti e nell’ordinanza di arresto per Cosentino) continua a fare assunzioni e passaggi di livello sebbene il consorzio sia in via di estinzione dopo la fine proclamata dell’emergenza. Ma sua moglie è candidata con Caldoro e alle proteste dei lavoratori ha risposto più o meno che “pensassero a portargli i voti”. Così riferisce Tommaso Sodano, oggi consigliere provinciale Prc a Napoli. Altro esempio: Pomigliano è un comune da tempo monitorato per infiltrazioni mafiose. L’uscente sindaco del Pd ha appena firmato la convenzione per una edificazione senza la liberatoria dell’antimafia che, tra l’atro, le forze dell’ordine non avrebbero rilasciato visto che la società immobiliare ha dentro famiglie legate alla criminalità locale. A protestare, anche stavolta, solo la Federazione della sinistra mentre nei comitati elettorali del Pd si raccolgono curricola di aspiranti operai Fiat, Alenia e aziende partecipate da quel comune. Sull’altro versante, il sindaco Pdl di Scafati vara cantieri “elettorali” mentre sua moglie corre per la Regione con Caldoro e occupa abusivamente ogni spazio disponibile con il suo faccione. Le altre liste schiattino. Un discusso assessore del Comune, ex Prc, corre per la Regione col Pd e ci pensa bene dal dimettersi anzi pubblica a poche ore dal voto un bando di “manifestazione di interesse” per gli ex detenuti in cerca di impiego. Ad ognuno chiede solo mail e numero di cellulare. Chissà cosa se ne farà. Il consociativismo è evidente nella gestione dei rifiuti: sono stati spartiti i consorzi e in altri consigli di amministrazione ex sindaci del Pd siedono disinvolti a fianco di pluriarrestati legati a Cosentino o a Landolfi. Emblematiche le vicende di due centrali, una a Salerno, l’altra nel casertano. In entrambi i casi aziende locali svelano il bipolarismo degli affari in questioni legate al cambio di destinazione d’uso dei suoli. A Marcianise un terreno comprato a 200 milioni di lire nel ’99 cinque anni dopo è stato venduto a 9 milioni di euro a chi avrebbe costruito la centrale. A Salerno una società di 11mila euro, dopo il giochetto, è stata rivenduta a 8 milioni. «E’ per questo che De Luca è sotto processo, non per aver difeso i posti di lavoro. E il parlamento ha lasciato che le intercettazioni fossero distrutte», ricorda Ferrero. Nel fascicolo c’è anche il nome dell’allora capo di Confindustria, in predicato per la corsa alla Regione col Pdl. Sarebbe stato un record tutto campano, due candidati imputati per lo stesso processo.
La gara continua. Ed è truccata. «De Luca, che ha più volte rivendicato la sua ammirazione per la destra europea, s’è sottratto a ogni confronto tv con i tre concorrenti. E’ come Berlusconi – dice Ferrero – come Penati che in Lombardia evita Agnoletto in ogni studio tv». A nulla sono valsi gli appelli del terzo incomodo, Ferrero, perché i candidati presidenti si impegnassero a modificare le regole che lottizzano le nomine pubbliche.
«Speriamo che il prefetto ascolti un altro appello – dice – e restituisca dignità alle 400 persone che vivono nei “bi-piani” di Ponticelli». Ferrero c’è voluto andare anche se lì non si guadagna un voto. Molti abitanti di quello che gli sembra «peggio di un campo profughi» sono albanesi e vivono in case di lana di vetro e col tetto di amianto, costruite nell’emergenza terremoto di trent’anni fa. Dopo 17 anni di centrosinistra stanno ancora lì, tra topi, pozze d’acqua e fasci di cavi elettrici scoperti. Parecchi abitanti sono aventi diritto di case popolari ancora da trovare.
In uno dei tanti incontri, una donna, disoccupata da tutta la vita, racconta a Ferrero – con rabbia – di vite come la sua «costruite attimo per attimo». Negli ultimi tre anni la Campania ha perso 174mila posti. Una new-town di disoccupati grande come Salerno. E la regione è slittata in coda alle altre per tasso di occupazione, dal 45 al 40%. Alle donne va peggio. Quelle che lavorano sono il 25,6%. In Calabria sfiorano il 30%, in Emilia sono il 63%. I costosi corsi di formazione, finanziati dalla Ue, più che creare lavoro sono stati utili solo a formare bacini di assistenzialismo. Lo slogan della Federazione, anche per questo, è «diritti, non favori».
Il paesaggio attraversato dal segretario di Rifondazione è quello segnato dalle crisi: il futuro incerto della Fiat di Pomigliano dopo un anno tutto in cassa integrazione e il contegno sfuggente di Finmeccanica sui destini di Alenia, l’Eutelia nella vecchia zona industriale. Trecento lavoratori, la metà del totale, della catena di supermercati Alvy sembrano non avere chance di riassorbimento. Ferrero li ha incontrati a Scafati all’indomani del suicidio di uno di loro che forse è servito a far ottenere loro la cassa integrazione in deroga. Vittoria amara. Ma soprattutto provvisoria. Ferrero è l’unico candidato a dire che non si può costruire un futuro per sei milioni di abitanti puntando solo sul turismo e su un porto che servirà solo a spostare i container cinesi. «Oltre a contrastare le delocalizzazioni, ad esempio vincolando i fondi comunitari alla permanenza delle produzioni, serve alla Campania un’industria che non consumi il territorio – spiega Ferrero a Liberazione – che prefiguri l’uscita dalla crisi. Bisogna puntare sulla ricerca ambientale e le energie alternative. Le vocazioni ci sono, le università anche. Non è possibile che l’Italia non produca, ad esempio, pannelli solari e telefonini. La nostra grande opera è la coibentazione degli edifici pubblici».
L’altro giorno, il candidato della Federazione della sinistra ha interrotto la sua campagna per precipitarsi alla Sirti di Benevento. Cinque di loro s’erano arrampicati su un traliccio di cinquanta metri in contrada Pontecorvo. Ferrero s’è “trascinato”appresso la Rai. La polizia l’ha bloccato quando ha provato a scalare il pilone ma la storia è finita in tv e i cinquanta della Sirti hanno ottenuto il nuovo contratto per un anno. «Attimo per attimo, appunto». Proprio come gli dicono gli operatori della cooperazione sociale, un settore che coinvolge 12mila lavoratori. Andrea Morniroli, dirigente di una delle coop, non usa mezzi termini: «C’è una cooperazione onnivora, complice dell’uso privato della cosa pubblica. E un’altra che, invece, prova a costruire politiche di accoglienza, di contrasto alla povertà, con lavoro vero, quando si può. Bisognerebbe triplicare la spesa sociale della Regione». Qualcosa è stato fatto, una legge regionale per il reddito di cittadinanza «ma c’erano pochi soldi ed era tutta impostata sulle famiglie, lasciando fuori i single e i migranti – spiega Raffaele Tecce, l’organizzatore della campagna di Ferrero – su 80mila famiglie aventi diritto vi hanno avuto accesso solo 15mila».
La Federazione parla al popolo dell’acqua pubblica e chiede che vengano ripubblicizzati integralmente i tre Ato già nelle mani dei privati (60% di Acea). Ferrero è anche l’unico candidato ad essersi presentato a Sessa Aurunca, ai cancelli della centrale nucleare del Garigliano, spenta dal referendum di 23 anni fa. E’ stato a Serre, Scampia, a S.Giovanni a Teduccio dove c’è una centrale elettrica tra le case, ad Acerra dove l’inceneritore funziona senza autorizzazioni e ogni giorno sfora i limiti di emissioni. A ogni tappa del suo viaggio gli vengono restituite storie di territori dove l’elettrosmog devia le rotte degli uccelli, tanto è forte, e dove la diossina contamina perfino il latte materno. La Federazione della sinistra è necessaria per colmare un vuoto di speranza: «Per battere le destre – conclude Ferrero – non bastano il rispetto delle regole e questa opposizione interclassista».

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