“Che bella cosa ‘na jurnata ‘e sole … mentre un bimbo muore di freddo e al gelo”

Tante le reazioni,  seguite al concerto della Ricciarelli come attestano i molti commenti ricevuti dal blog e allora abbiamo  pensato di riportarvi questo articolo di un noto quotidiano napoletano che tratta il tema. Nella rubrica “Il Fattariello”, che Edo e Gigi (I Fatebenefratelli) tengono su il quotidiano “Roma”, i due artisti napoletani fanno, a modo loro, una riflessione sulla vicenda seguita al concerto di Katia Ricciarelli a Procida nei giorni scorsi. (l’articolo dal titolo “Che bella cosa ‘na jurnata ‘e sole … mentre un bimbo muore di freddo e al gelo” è a pag. 10 del “Roma” del 12 gennaio 2010.).

“E’ proprio dal titolo del fattariello di oggi vogliamo partire. ‘O fatto è chisto, stateci a sentire. Anno 1920, cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Anversa (Belgio), la banda esegue l’inno ufficiale di ciascun Paese partecipante, quando sul pennone viene issato il nostro tricolore, accade qualcosa di insolito: si è smarrito lo spartito della nostra marcia reale; ma il direttore della banda non si perde d’animo, solleva la bacchetta e dirige “O sole mio”, con tutto l’eterogeno pubblico in piedi ed in visibilio a cantare.

Anno 2011 Concerto dell’Epifania nella chiesa della Congrega dei Turchini a Procida, Katia Ricciarelli, esaurito il repertorio concordato, a richiesta del pubblico presente, esegue “O sole mio” e “O paese d’o sole”. Apriti cielo!!! Il parroco ha definito le due canzoni “profane” e non adatte ad essere cantate in quel luogo. Avete capito? Canzoni profane! Ma caro parroco … ma lo sapete che sono due delle canzoni più conosciute ed amate in tutto il mondo, per la loro dolcezza, bellezza ed inno alla vita? “Che bella casa ‘na jurnata ‘e sole!” E chi ce la regala ‘na jurnata accussì, se non nostro Signore! E voi lo sapete di quanto noi napoletani abbiamo bisogno di “na jurnata ‘e sole ‘e n’aria serena doppo na tempesta … questa tempesta che ci segue da secoli … e che noi, parafrasando Eduardo, rassegnatamente diciamo “ha da passà ‘a tempesta e ha da ascì ‘o sole”. E voi lo volete negare? Ma no … suvvia non prendetevela … state certo che pure ‘o Padreterno, dall’alto dei Cieli si sarà consolato ad ascolatare le nostre stupende melodie che lui ben conosce, grazie anche a “dduje viecchie prufessure ‘e concertino” che nel lontano 1928 si esibirono proprio lassù … in Paradiso, ospiti di San Pietro; mò, senza nulla togliere alla vostra chiesa nella Congrega dei Turchini, ma se sono state cantate in Paradiso, non possono essere cantate anche nella chiesa? Perciò, caro parroco, non ve la prendete più di tanto; lo scandalo non sta tanto nell’aver cantato “’O sole mio” nella Casa del Signore, bensì nell’aver lasciato, nell’indifferenza di noi tutti, che nella civilissima Bologna, il giorno prima della befana (ironia della sorte), un bimbo di appena 20 giorni, proprio mentre “’O sole mio” irradiava la vostra chiesa, morisse di stenti al freddo e al gelo, senza nemmeno un bue ed un asinello che lo riscaldasse; e noi, ancora ignari dell’accaduto, urlavamo e saltavamo dalla gioia per le prodezze del matador Cavani … The show must go on (lo spettacolo deve continuare). Alla prossima.”

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