Otto per mille e Bot: che cosa scrive Campanini

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Dal sito Vino Nuovo del 25 agosto 2011 riportiamo il testo integrale dell’articolo sul nuovo numero di « Famiglia Cristiana » che sta facendo discutere il mondo cattolico

Nel dibattito-tormentone che da alcuni giorni scuote Facebook sulla questione delle «tasse da far pagare alla Chiesa» – con tutte le risposte del caso, giunte da più parti in questi giorni – nel nuovo numero di Famiglia Cristiana si è aggiunto un fatto nuovo: un articolo del professor Giorgio Campanini in cui si sposta l’asse del dibattito. Dicendo: premesso tutto quanto già sta facendo per fronteggiare la crisi e le ragioni dellattuale regime fiscale, è immaginabile qualche gesto simbolico e liberamente scelto da parte della Chiesa italiana per contribuire al risanamento del debito pubblico?

Ecco di seguito le due proposte di Campanini che giriamo ai lettori di Vino Nuovo, nello spirito di dibattito franco ed aperto che da sempre contraddistingue questo sito.

Voci sempre più diffuse e infondate – e qualche volta pesantemente malevole – si stanno levando, un po’ dappertutto, circa il rapporto fra l’attuale crisi economica e la comunità cristiana. Che cosa fa la Chiesa? È l’interrogativo che ricorrentemente si affaccia nella pubblica opinione.

Si potrebbe, legittimamente, rispondere che la comunità cristiana in Italia ha fatto e sta facendo moltissimo per fronteggiare la crisi: dal potenziamento delle reti di solidarietà alla raccolta e distribuzione di fondi per le famiglie disagiate, al forte impegno per l’accoglienza degli emigranti, e così via. Si può dunque affermare che, nella crisi dello “Stato sociale”, è la “Chiesa sociale” che oggi cerca di turare le falle di una barca – la nazione Italia – che sembra fare acqua da tutte le parti.

È possibile fare qualcosa di più da parte della Chiesa italiana? Crediamo di sì e ci permettiamo di avanzare, come contributo alla discussione, due proposte.

La prima riguarda la possibile auto-riduzione, per un triennio, del ricavato dell’otto per mille che gli accordi del Concordato riconoscono alla Chiesa per la sua funzione sociale. Non si tratterebbe di tagliare le già modestissime retribuzioni di vescovi e di sacerdoti, bensì di ridurre altre voci di spesa (pur con il rammarico che ne risentirebbero gli investimenti per la salvaguardia di monumenti e opere d’arte di proprietà della Chiesa, e forse anche gli interventi in ambito caritativo).

La seconda proposta concerne una precisa direttiva da inviare a diocesi, parrocchie, comunità religiose, enti e scuole cattoliche, di investire i propri capitali in buoni del Tesoro italiani: come noto, una componente non marginale della crisi è rappresentata dal fatto che il debito dello Stato è in buona parte nelle mani di investitori di altri Paesi.
Sarebbero, questi, sacrifici tutt’altro che marginali, che porrebbero alle comunità ecclesiali seri problemi: risolvibili, tuttavia, se i laici cristiani – soprattutto coloro che dispongono di più abbondanti beni materiali – si ricordassero delle parole del Signore «è più bello dare che ricevere».

Giorgio Campanini

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