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Chiesa, società civile e ateismo

Di Michele Romano

PROCIDA – La nostra attenzione, visto la mediocrità imbarazzante dei contenuti politici di coloro i quali pretendono di governare nel prossimo futuro il nostro Paese con le loro panzane che vanno dai vari redditi di cittadinanza, a regali pensionistici, a tasse universitarie abolite e tanta altra roba, si è concentrata sul titolo di un articolo di Repubblica: “Le chiese scuole di ateismo”. L’autore è un noto prete napoletano, Gennaro Matino, il quale apre il suo intervento in modo dirompente: Massimo Cacciari ha ragione quando afferma che le chiese sono diventate delle grandi scuole di ateismo con i loro discorsi catechistici e ripetitivi tanto da rendere la forza paradossale del verbo di Cristo un piccolo feticcio consolatorio, un idoletto, in altri termini, senza il respiro vitale della ricerca, del cammino insito nella domanda di Gesù ai suoi discepoli: Chi credete che io sia?

Certamente nulla da eccepire perché la prassi storica delle comunità ecclesiali, parrocchiali, ha prodotto, nel tempo, nella loro stragrande maggioranza, la suddetta configurazione ateistica, tranne qualche particolare, del tutto trascurato, come l’avvento di Papa Francesco. Questo ha posto al centro della sua azione apostolica l’interrogativo: dove va la Chiesa, con quale capacità di dialogare con un mondo, sideralmente lontano, con quale trasparenza d’approccio? E per questa strada, per chi ha respirato l’aria della “Teologia della Liberazione” e della scuola di Tubinga, cerca di seguire l’invito del Cristo a ragionare, a capire, a scrutare i segni dei tempi, a porre lo sguardo, in un rapporto armonico cuore mente, al di là della linea sottile e invisibile dell’orizzonte.

D’altra parte, la Chiesa, grazie a lui, in un pianeta devastato, in cui la sua organizzazione terrena, la politica, ha rinunciato completamente alla sua visione ideale e spirituale, all’etica della speranza, alla rispettabilità, ha recuperato una propria dignità nel presentarsi all’umana gente. Inoltre, osservando la realtà ecclesiale della nostra cara polis micaelica, in cui la presenza di sacerdoti diventa sempre più residuale e la lampada rimane accesa, grazie alla fertile e feconda testimonianza di qualche anziano monsignore, accompagnato da alcuni virgulti e da una significativa adesione di popolo generoso, ci sembra eccessiva la descrizione che viene fatta di truppe di preti, vestiti da brutti anatroccoli, che impediscono ai mostri sacri della laicità di penetrare dentro l’autenticità del messaggio evangelico. Mi sa tanto di contaminazione con la così detta “società civile” che vuole redimere la politica e la deturpa ulteriormente. Pertanto la sensazione è che codeste valutazioni siano espressioni di chi vive nel surreale mondo dell’iperuranio, pregnante di talebanismo capovolto. Infine, comunque la si pensi, visto che continuiamo a procedere nei rivoli della chiacchiera in cui la preoccupazione più forte è quella di apparire non di essere, riteniamo che l’elemento fondante della nostra esistenza si trovi dentro l’essenza del credere, in modo umile ed operoso, nella Speranza.

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2 commenti

  1. Propongo al Dir.de ” Il Procidano ”

    di istituire, anche a Procida,come in TV, un premio ” Tapiro d’oro ” a chi più si è distinto nella scrittura

    ,promuovendo o sponsorizzando ,magari, neologismi o espressioni divertenti…

    Il primo premio lo darei,certamente,al prof. Romano ,di cui nutro grande stima,per aver innalzato…all’ennesima potenza …., la ” polis micaelica “… che è entrata ormai nell’immaginario collettivo,in simbiosi perfetta con l’autore…

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