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Procida. Lettera aperta al vice decano e ai parroci della nostra isola.

Riceviamo e pubblichiamo

Insieme ad un piccolo gruppo di amici, abbiamo pensato di scrivere alcuni pensieri, dirvi alcune cose, ve le consegniamo con affetto e ci auguriamo che possiate accoglierle.

Conosciamo le difficoltà e le inquietudini di questi ultimi tempi, comprendiamo che non è per niente semplice il ruolo da voi ricoperto e per esperienza sappiamo cosa significa sentirsi portati in giudizio per il proprio operato.

Oggi sperimentiamo che il popolo dei credenti ha maturato una sensibilità Altra e questa richiede perciò una conversione del linguaggio. Crediamo che vada evitato l’uso di un linguaggio ecclesiastico e devozionale.

Crediamo importante che vada evitato quel chiedere “riconoscimento” dei ruoli. Infatti, si è potuto sperimentare che questo non fa altro che “allontanare” i fedeli dagli autentici valori di fede. Gesù l’aveva preannunciato “Ma voi non vi fate chiamare rabbi , perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno Padre sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare Maestro, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo” (Mt 23, 8-10).

Troppo spesso, per la fretta delle scadenze, o per altre ragioni, la scelta dei collaboratori ricade su quanti accettano solo perché ci sente investiti di un ruolo, quindi gratificati, ma spesso si procede con passo indeciso su quanto è da annunciare. Crediamo che la collaborazione, in sé, vada ripensata, c’è bisogno di persone ricche di libertà di pensiero, a che serve avere accanto dei semplici esecutori?

Quanto si potrebbe fare per una pastorale del quotidiano, un programma che sia lungimirante e vada ad incontrare la gente nella sua autentica realtà, ascoltarla per poi andare a mettere cunei di cambiamento nella troppo ordinaria e statica pastorale del puro rito. Crediamo che sono già troppe le iniziative in essere, ed il rischio è quello di creare una congestione tale da affaticare eccessivamente coloro che sono chiamati a realizzarle, fino al punto da risultare alla fine per lo più inconcludenti, perché una iniziativa può tendere ad elidere l’altra.

Siamo in molti ad avvertire il bisogno di una pastorale più snella, più leggera, che sia libera da certe pesantezze e dia respiro alle persone, senza nulla togliere alla generosità dell’impegno.

Anzi, a proposito di impegno, crediamo che vada ridotto al minimo indispensabile il tempo da dedicare a sedute e riunioni, sarebbe importante dedicare più ore al contatto con quelle persone che forse avrebbero bisogno di un pastore, di un fratello, in grado di ascoltarle. E’ cosa frequente che alla domanda: “Dov’è la Chiesa, si senta rispondere: “la Chiesa in questo momento è impegnata”.

Ci si ’affanna a elaborare piani organizzativi, perdendo di vista ciò che è essenziale: il vero problema oggi è educare le persone a ritrovare il senso, il gusto, il fascino della loro fede. Crediamo che la preoccupazione vada tutta investita per riuscire a trasmettere una parola che restituisca fiducia a tantissime anime stanche e deluse, perché non trovano nelle nostre chiese la possibilità di coltivare una fede libera, gioiosa, umanizzante, capace di dischiudere orizzonti di speranza e di vera gioia.

Importante oggi è presentare l’immagine, anzi il progetto, di una Chiesa che sia finalmente sciolta da tanti fardelli del passato (ritualismi, paure, diplomazie eccessive, preoccupazioni di tipo mondano…) e diventi invece lo spazio dove si possa entrare in una comunione amorosa con l’ universo, con l’ esistenza, con l’altro, con il mistero di Dio.

È un Dio, quello di Gesù, che si mette sempre dalla parte dell´uomo, soprattutto dell´uomo debole che anela a un possibile riscatto. Il nostro desiderio è che più spesso si possa sentire parlare della meravigliosa libertà che si respira nel Vangelo, del valore della persona, che viene prima di ogni principio e di ogni norma morale (“il sabato è per l´uomo, non l´uomo per il sabato”), della coscienza matura come criterio ultimo di giudizio nell´agire. Questa lettera voleva essere di saluto e di auguri per una condivisione nel cammino, scusateci se abbiamo osato …… la Speranza in una realtà ecclesiale altra.

Questo è il nostro auspicio e la nostra speranza

Vi Auguriamo Buon Anno e buon lavoro!

Antonio, Arcangelo Lubrano, Archina, Cinzia, Lina, Massimo, Maria, Rino, Teresa, Vincenzina.

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