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Così il neoliberismo ha messo in crisi la civiltà

di Luciano Gallino

su altre testate del 23/02/2010

Anticipiamo una parte della relazione che oggi Luciano Gallino terrà nell’ambito della seconda edizione delle Settimane della Politica organizzata dall’Università di Torino. La manifestazione sarà aperta da una Lectio magistralis di Aldo Schiavone dal titolo ‘Crisi e politica’.
L’interpretazione corrente, la quale vede la politica sopraffatta dall’invasione dell’economia, e dunque costretta suo malgrado ad adeguarsi alle esigenze di questa, arriva sì a descrivere con una certa proprietà gli effetti dell’invasione, ma al prezzo di ignorarne le cause.
Sono la cronaca e la storia degli ultimi decenni ha mostrare che i confini tra economia e politica non sono stati attraversati dalla prima grazie esclusivamente alle proprie incontenibili forze, come sostiene la interpretazione delineata sopra. Piuttosto va constatato che, a partire dai primi anni ’80 del secolo scorso, in numerosi paesi tali confini sono stati deliberatamente spalancati all’economia non da altri che dalla politica, dal suoi parlamenti, e dalle leggi da questi emanate. L’attraversamento incontrollato dei confini tra politica ed economia non sarebbe potuto avvenire senza l’intervento di una ideologia che dopo esser giunta a pervadere l’intero sistema culturale ha promosso e legittimato tale attraversamento, e lo ha praticato essa stessa in forze riguardo ai suoi confini con tutti gli altri sotto-sistemi.
Questa ideologia è il neo-liberalesimo. L’ideologia neo-liberale non è una continuazione alla nostra epoca della dottrina politica liberale: per molti aspetti ne rappresenta una perversione.
Il neo-liberalesimo incorpora nella società contemporanea ciò che, nel suo campo, la fisica ambisce da generazioni a raggiungere, senza però riuscirvi: nulla meno di una teoria del tutto. In primo luogo, comprensibilmente, il neo-liberalesimo è una teoria politica, la quale asserisce in modo categorico che la società tende spontaneamente verso un ordine naturale. Di conseguenza occorre impedire che lo stato, o il governo per esso, interferiscano con l’attuazione e il buon funzionamento di tale ordine. Si tratta di un argomento che viene da lontano, poiché fu usato almeno dal Seicento in poi per contrastare il potere monocratico del sovrano; applicato ad una società democraticamente costituita, esso si trasforma nella realtà in un argomento contro la democrazia.
Parallelamente, il neo-liberalesimo è una teoria economica, in conformità della quale le politiche economiche debbono fondarsi su un palo di assiomi e sulla credenza in tre processi perfetti. Gli assiomi stabiliscono che lo sviluppo continuativo del Pil per almeno 2-3 punti l’anno è indispensabile anche alle società che hanno raggiunto un discreto stato di benessere allo scopo di continuare ad assicurarselo; a tale scopo è pertanto necessario un proporzionale aumento annuo dei consumi, ottenuto producendo bisogni per mezzo di merci e comunicazioni di massa. I tre processi la cui esistenza ed i benefici effetti non ammettono discussione sono: i mercati si autoregolano; il capitale affluisce dove la sua utilità è massima; i rischi (quali che siano: di insolvenza, di caduta dei prezzi, di variazioni dei tassi di interesse ecc.) sono integralmente calcolabili.
Il neo-liberalesimo contiene anche una esauriente teoria dell’istruzione. Il fine ultimo e solo di questa in ogni suo grado e comparto, stabilisce tale teoria, risiede nel conferire all’individuo competenze professionali tali da renderlo produttivamente occupabile. Infine il neo-liberalesimo incorpora una teoria inversa dei beni pubblici: di qualsiasi bene l’individuo e la collettività abbiano bisogno ai fini della loro convivenza e protezione sociale, essa afferma, è più efficiente, dunque necessario, produrlo con mezzi privati.

In sintesi, l’ideologia neo-liberale non riconosce, nè ha di fatto, alcun confine; appunto a questo deve la sua efficacia nel contribuire a riorganizzare il mondo sotto il profilo economico, politico e culturale in appena trent’anni.
La riorganizzazione politica, economica e culturale del mondo operata dal neoliberalesimo è alla base della crisi economica dei primi anni 2000; di quella cominciata nel 2007; degli immensi costi già inflitti in precedenza a quattro quinti della popolazione mondiale e al pianeta, nonché dei costi umani che l’ultima crisi scaricherà per molti anni sugli strati più deboli della popolazione, sia nei paesi emergenti che in quelli sviluppali.
E’ questo insieme di cause e di effetti in ogni ambito che induce a definire la crisi economica in atto una crisi di civiltà, una crisi generale della civiltà-mondo.

http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=31294

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