Peppe Stanzione
Peppe Stanzione

CucinArt, Stanzione alla conquista del “Divina”: quando la tradizione si sposa con la ricerca

ISCHIA – Largo a Peppe Stanzione, re della gastronomia cilentana, apprezzato chef del ristorante Le Trabe, nella Tenuta Campo di Fiume a Capaccio, nel Salernitano. Sarà lui martedì 12 Luglio – portavoce di una cucina strettamente tradizionale, legata a prodotti del territorio, sapori intesi e riconoscibili realizzati con tecniche di cottura moderne e influenze dal mondo negli accostamenti e nei profumi – a impreziosire di un nuovo evento di spessore la rassegna “CucinArt. Cibo a regola d’arte”, ripartita alla grande, quest’estate, dopo il successo delle prime due edizioni.
La location, naturalmente, è il “Divina” di Giuseppe e Lisa Iacono: un locale nato in un’antica abitazione di pescatori che affaccia su una delle più belle spiagge di Ischia divenuto, a pieno diritto, un “must” dell’estate isolana.
Carico di suggestioni il ricercato menù: carpaccio di capasanta con pesca gialla e soia, germogli d’insalatine novelle e sua crocchetta in tempura soffiata, mezzi paccheri con vongole, lime e bottarga e – ancora – tonno rosso con finocchi, Yuzu e brodo di melanzane affumicato. Per dessert “la fragola in fior”. Il tutto innaffiato da vini di Feudi di San Gregorio e Cantine Tommasone di Ischia.
Il pedigree di Stanzione è di assoluto spessore: dopo il diploma alberghiero nel ’97, Giuseppe ha inanellato esperienze professionali all’estero, tra California, Australia, Cina e Thailandia. Tornato in Italia, ha proseguito la sua attività nelle cucine di ristoranti stellati.  Dal 2011 è al comando della cucina a Le Trabe. La sua è una cucina tradizionale, legata ai prodotti del territorio, con sapori intesi e riconoscibili realizzati con tecniche di cottura moderne e influenze dal mondo negli accostamenti e nei profumi. Il ristorante fa parte della Tenuta Capodifiume, un parco curatissimo con panorami mozzafiato sulla natura e sul paesaggio circostanti.
Dopo Stanzione, CucinArt riparte martedì 19 luglio con la prima delle due chef nel cartellone di “CucinArt”, la giovanissima Faby Scarica, volto della deliziosa  Villa Chiara di Vico Equense.
Agosto si aprirà con la performance, martedì 2, dello chef Angelo D’Amico, di stanza al ristorante Le Macine dell’Una Hotel Il Molino di Benevento. “Il segreto della mia cucina? Scegliere personalmente gli ingredienti freschi – spiega –  e ricercare sul territorio locale e campano quei prodotti tipici anche se sconosciuti ai più, riproposti in piatti nuovi e confrontarsi con chef del mio calibro per arricchire le conoscenze e scambiare le esperienze. Quello che ricerco nella preparazione di un piatto è la semplicità, unita all’attenzione per le materie prime”. Ci sarà da leccarsi i baffi.
Martedì 9 agosto sarà di scena la seconda donna, la chef Victoire Gouloubi del ristorante Victoire di Milano. Una storia sensazionale, quella della professionista originaria della Repubblica del Congo, dove ha trascorso – in una tipica, numerosa famiglia africana – l’infanzia e l’adolescenza. La guerra, sul finire degli anni Novanta, ha però sconvolto il Paese e solo un’avventurosa marcia nella foresta, con l’aiuto dei pigmei, ha salvato i Gouloubi dalla sanguinosa violenza delle opposte fazioni. Sopravvissuta all’avventura e tornata la pace, Victoire è partita alla volta dell’Italia, dove – dopo aver frequentato la scuola della Federazione Nazionale Cuochi a Feltre, in Veneto, e vissuto le prime esperienze di lavoro a Cortina d’Ampezzo  – ha incontrato l’alta cucina a Milano. Dal 12 febbraio 2014 è protagonista dellacucina nel “suo” ristorante, che come lei si chiama “Victoire”, nello storico quartiere fra l’Abbazia di Casoretto e Città Studi.
Martedì 23 agosto al “Divina” arriva invece lo chef Alessandro Romano dell’Aeroporto Internazionale di Napoli, partenopeo doc (“sole, cielo e mare terra e nuje meridionale” è il suo slogan), classe 1977.
Per chiudere, martedì 30 agosto sarà la volta dello chef Lino Scarallo di Palazzo Petrucci, a Napoli, splendido locale ricavato nelle stalle del palazzo quattrocentesco da cui prende il nome. Scarallo, napoletano doc, ama valorizzare i prodotti locali, in particolare le cosiddette “materie povere”.

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