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Dalla Democrazia alla Batracomiomachia (battaglia tra rane e topi)

Di Michele Romano

PROCIDA – Nella realtà odierna la condizione umana, nella sua globalità, è talmente incatenata dentro la discordia civile, le lotte intestine, gli egoismi personali che mette in discussione il concetto e l’essenza del termine “popolo”, inteso come collettività, etnicamente omogenea ed aperta, tesa alla realizzazione del “Bene Comune”, attraverso un percorso di unità ed autonomia creativa. Ecco perché, come giustamente analizza Michele Serra, ci troviamo davanti all’esistenza di miliardi di persone, in ordine sparso e, nella moltitudine, disperate, non a quella di popoli in cammino. E qui, come atto consequenziale, sta crollando il “viaggio della democrazia significante”, dall’etimologia greca: governo del popolo, concepito come detto prima. Così, contenuti profondi come popolo, sovranità, giustizia scivolano verso la perniciosa negatività degli -ismi come populismo, sovranismo, giustizialismo, i quali, ce lo insegna la storia, maestra di vita, quando prendono il sopravvento creano sciagure. D’altra parte il virus di tali -ismi si percepisce concretamente anche nelle piccole polis, come la nostra, dove si è smarrita ampiamente la visione di essere un insieme, una comunità. Infatti sono sempre più frequenti le occasioni, alquanto virulente, in cui prevale il tutti contro tutti e sempre più rare quelle indirizzate verso l’orizzonte del bene comune, tanto da diventare una moltitudine di isolati, in cui ciascuno, in una dimensione di reciprocità, entra nel regno dell’ignoto con l’altro. Emblematica, in tal senso, è la situazione paradossale della realtà socio-politica peninsulare, rappresentata dalle due componenti, frutto di un consenso popolare, che hanno costituito il governo del nostro Paese. Dove sta il paradosso? Nel fatto che si è firmato un contratto tra due soggetti, spinti esclusivamente ed opportunisticamente a conquistare il mero potere, ma completamente ignoti e conflittuali l’uno all’altro. E gli eventi eclatanti di contrapposizione che si stanno sviluppando, incessantemente, stanno lì, pericolosamente per il paese, a dimostrarlo. Davanti a tale scenario, utilizzando il titolo di un poemetto di Giacomo Leopardi, Paralipomeni della Batracomiomachia, termini greci che significano: cose tralasciate intorno alla battaglia delle rane e dei topi, abbiamo la percezione accompagnata da un senso tragicomico, di abbandonare la nave della democrazia e di imbarcarci su quella della suddetta parola greca, lasciando al libero arbitrio “di individuare le rane e i topi”, con tutto il rispetto per tali esseri viventi. Comunque riflettiamo, nonostante la comicità del caso, che il titolo dell’operetta del grande poeta recanatese assume dentro di sé la pregnanza della “stasis”, cioè guerra civile, destino ultimo dei governi democratici che cedono il passo alla tirannia e alla dittatura, “Parole di Platone”. Pertanto, se ancora ci sono risorse umane tendenti all’armonizzare cuore e mente, che non si vogliono arrendere ad imboccare il tunnel buio delle tenebre che la memoria storica sta lì a rammentarci, urge abbandonare il sonno della ragione e mettere in moto una rivoluzione pedagogica che ci liberi dalla caverna del non vedere e non conoscere e ci riporti alla visione solare ed al respiro cosmico della conoscenza.

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