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Dalla Grecia all’Italia… sulla rotta di Matilde Serào

matilde seraodi Flavia La Spada

Nata a Patrasso nel 1856, là dove il padre, esiliato per motivi politici, aveva trovato moglie nella nobile decaduta Paolina Borely, Matilde–destinata al primato di essere stata la prima donna a fondare, e dirigere, un quotidiano- navigò il Mediterraneo per raggiungere la penisola italica e far rientro, essendo ormai imminente la fine del regno di Francesco II, nell’amato“ventre di Napoli” …

Il porto di Patrasso è una distesa di cemento bianco dove il sole frange e flette tra un centinaio di lamiere: sono autoarticolati ordinatamente fermi in sosta davanti al portellone poppiero della motonave cruise Europa della compagnia di navigazione Minoan Lines s.a. già pronta ad accoglierli.

Mentre attendo l’esito del controllo dei documenti e dei titoli di viaggio al check in di ingresso, li osservo incuriosita mentre, seguendo la gestualità atona del personale marittimo armato di casco di protezione e walkie talkie tascabile, spariscono ad uno ad uno inghiottiti dalla gola dello scafo.

Provo ad immaginare quale carico conterrà ciascuno di essi e quanta strada avrà già percorso prima di essere risucchiato da quella stiva vorace.

Volteggio felice in direzione del bus navetta che mi condurrà sottobordo,ma un poliziotto mi trattiene delicatamente per lo zaino, che poi mi sfiladalle spalle con un sorriso, in nome della security portuale.

Nel frattempo, mi circondano rumorose scolaresche che non parlano né il greco (con cui la mamma si rivolge a me e pretende che le risponda), né tantomeno l’italiano (che papà ha imposto nelle conversazioni di famiglia). La loro lingua ha un accento sassone che mi paracaduta verso un nuovo mondo aperto alla libera circolazione ed al proficuo interscambio di persone e di idee, di merci e di risorse economiche.

Non saprei dire quanti minuti è durata la percorrenza della scala mobile che ci ha condotti al ponte 7, ma al desk information ci attendevano e l’accoglienza è stata piacevole e festosa. Deve essere stato il primo ufficiale a comunicare, dalla banchina, il nostro imminente appontaggio.

Veniamo prontamente accompagnati in cabina, una moderna suite dal cui oblò cerco di individuare, nel piccolo agglomerato urbano che sovrasta il waterfront portuale, la mia casa natale.

Penso al nostro cortile, dove Kostìs sta muovendo i suoi primi passi[1]; abbasso lo sguardo con un velo di nostalgia e l’occhio mi cade sulla corsia d’imbarco, ormai deserta.

Possibile?” penso tra me e me.

Per tutta risposta, squilla il telefono. La reception invita papà a salire celermente al ponte di comando, in quanto stanno per iniziare le manovre di departure dal porto di Patrasso.

Posso venire anche io?” gli chiedo a bruciapelo.

Col braccio mi incoraggia ad uscire rapidamente dalla cabina ed io gli sto dietro con il passo, mentre lo sento istruirmi alla marineria “percorriamo la nave in senso perpendicolare alla linea di galleggiamento” (sono parole sue?!).

Vuoi sapere la verità?

Non ci sono neppure arrivata al ponte di comando perché, attraversando il ponte mediano in direzione proravia, abbiamo incrociato la mini playgrounde così ho convinto la mamma a consentirmi di giocare nella casetta del bosco e con lo scivolo mentre se ne sta comodamente seduta in una poltroncina color blu Savoia del lounges& bar.

Quando solleva lo sguardo dal suo smartphone per controllarmi le leggo negli occhi un cenno di soddisfazione e di relax. Sarà perché siamo ancora in navigazione costiera e la wireless area le permette di mantenere vivi i contatti con la nonna Irene[2].

E’ papà che mi richiama all’ordine, perché è ora di cena e la reception ha già esteso per interfono l’annuncio che è aperto il ristorante a la carte. Mamma preferirebbe una certa zuppa che ha letto sul menu esposto dal ristorante self service e perciò li sento discutere.

Quando l’opinione di mamma confligge con le indicazioni di papà, normalmente, queste ultime declinano tacitamente.Stavolta però papà insiste perché, nonostante la sala da pranzodel ristorante self- service sia ampia, essa risulta gremita da ragazzi e ragazze che, se dapprima avrei pensato fossero studenti,ora disvelano apertamente la comune appartenenza ad un gruppo sportivo.

Per me, una tazza di latte.

Ma al dancing bar c’è musica dal vivo ed io, che non ho ancora terminato la mia cena, sono autorizzata in via eccezionale ad un inedito fuori programma.Le enormi vetrate del salone affacciano direttamente sulla chiglia, che taglia il mare come le forbici della mamma un drappo scuro di seta tra quelli che usa per impreziosire l’orlo delle sue gonne a ruota.

Le note volteggiano nell’aria e fluttuano lievi come le oscillazioni di questo edificio mobilesospesosu di un ponte virtuale che collega il Mediterraneo, che favorisce gli scambi abbattendo i rischi per la sicurezzacui le altre vie di comunicazione sono espostee consente la veicolazione delle ideeoltre i rigidi confini territoriali di ciascuno Stato sovrano.

Forse lo troverai insolito, caro diario, ma io non voglio occuparmi di piccoli rammendi edicucitonel mio futuro. Io voglio scriveredel mondo, al di là di ogniconvenzione.

Ma forse ho chiuso gli occhi : qualcuno ha già scritto che il mare è una culla?

[1]KostìsPalamas, notopoeta e giornalista greco, nacque anch’egli a Patrasso il 13 gennaio 1859. Aveva da poco compiuto un anno quando Matilde, al seguito della sua famiglia, lasciava per sempre la Grecia. Oltre alla natia Patrasso, Kostìscondivide con Matilde la candidatura al un premio Nobel per la Letteratura, che tuttavia non riceveranno mai.

[2]La mamma di Matilde, Paolina Borely, discendeva dalla famiglia reale degli imperatori di Trebisonda.

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