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Ho lasciato la Grecia per seguire Luigi

di Annarosaria Meglio tratto dal libro “Un invisibile punto. Luoghi e volti della mia isola”

Fatiras Eufrosin, nata Corfù in Grecia nel 1924, e trapiantata a Procida da molti anni, con il marito  Luigi Noviello, conosciuto nella sua nazione durante l’ultima guerra insieme ad altri procidani. Luigi si era imbarcato sul sommergibile “Antonio Sciesa” nel porto di La Spezia. Con lui c’erano Emilio Capodanno, Guido Cennamo e altri. Dopo 40 giorni fu inviato in Albania e poi in Grecia. Svolgeva il suo servizio militare come guardiano del faro a Corfù. Lo conobbi nel bar di mio cugino, dove si rifugiavano i militari. I nostri sguardi si incrociarono e fu subito amore. Avevo 17 anni. Poi arrivarono i tedeschi e Fatiras fece scappare Luigi e i suoi compagni in montagna.  Si procurò una barchetta e di notte la consegnò a Luigi affinché partisse.  Ma lui volle che Fatiras partisse con anche un suo amico.  Il primo approdo fu in altra isoletta greca e poi in Albania dove i pastori li accolsero, li sfamarono e trovarono per loro  un letto. Il giorno dopo indicarono loro la strada per Crionero. Lungo la strada si fermarono presso un casolare di contadini che diedero loro vitto  e alloggio in cambio del lavoro nei campi. Dopo 20 giorni si rimisero in viaggio. Il compagno militare andò per la sua strada e Fatiras si trovò sola con Luigi. A Valona  trovarono lavoro in una panetteria e li lavoravano  fino al giorno in cui , inaspettatamente,  Luigi incontrò per strada  un procidano, Michele ” Raschetella”  che gestiva un industria  chimica di saponi, anice e tante altre cose,  Michele offri lavoro ad entrambi accogliendoli nella sua famiglia. Luigi faceva il pane tutti i giorni per 60 persone, avendo imparato bene l”arte da zio Carluccio, e Fatiras si occupava della casa e della cucina. “Li ci sposammo e quando nacque il primo genito Marcello  nel 1944 la famiglia di Michele ci fece una grande festa. La moglie di Michele volle un gran bene al nostro piccino”. Nel 1945 ci fu il rimpatrio e una nave li portò da Durazzo a Brindisi. Qui il treno per Napoli. “Ero molto emozionata al pensiero di incontrare la mamma di Luigi e la sua famiglia. L’incontro con la mamma di  Luigi fu struggente e pieno di lacrime”. Ci  tenne stretti per tanto tempo anche perché, in quegli anni di guerra, il papà di Luigi era morto e in casa mancava il lavoro e a Procida c’era molta povertà.” Per 40 giorni stemmo con loro, poi  fittammo una casetta piccolina, che per noi era una reggia. Luigi  faceva qualsiasi lavoro per non farci mancare niente. Alla fine decise di fare il venditore ambulante di detersivi, “Super Trime Olà” per la biancheria. Andava per le strade di Procida e suo richiamo “Olà olà” divenne inconfondibile. Le signore lo sentivano e si precipitavano in strada per comprare quanto loro occorreva. Tutti ormai lo chiamavano Luigi Olà olà. “Anch’io mi diedi da fare e andavo ad aiutar qualche famiglia che aveva necessita”. Nacquero intanto altri figli e nel 1955 Luigi volle farci un gran dono: portarci tutti in Grecia. Non vedevo i miei dal 1944. Fu una gran gioia tornare a Corfù e abbracciare i miei famigliari.  Rimanemmo circa un mese, poi facemmo ritorno a Procida. Poco dopo la Marina Militare si ricordò di luigi e del suo impegno militare e ricevette a casa la “Croce di guerra di Spagna”.   Pienamente inserita nel contesto procidano Fatiras ha fatto di tutto per far studiare i propri figli. “Sacrifici senza l’aiuto di nessuno, solo di Dio”. Nel 1976 Luigi muore e Fatiras avverte un gran vuoto. Ricorda ancora le parole che gli sussurra vicino alla bara:” Ci vediamo in Paradiso”. Fatiras è stata una nonna felice, circondata da tanti nipotini che l’hanno riempita di affetto fino agli ultimi giorni della sua vita.

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