Storie di mare: Il ritorno alla terra e il richiamo degli oceani

di Nicola Silenti da destra.it Dopo un anno vissuto a bordo della Tidewater lo sbarco a Palermo il 21 giugno 1959 fu un momento intenso, quasi straniante. Rimettere piede a terra, rivedere i volti familiari, lasciarsi abbracciare dal calore della propria isola, significava ritrovare la dimensione più umana dell’esistenza. Le giornate scorrevano lente e luminose, … Leggi tutto

Storie di mare: Navigando tra il Golfo Persico e l’Atlantico (via Suez)

di Nicola Silenti da Destra.it Tornai a Procida con la mia prima esperienza di mare appena conclusa. Era il 14  marzo del 1958. Alle spalle lasciavo tre mesi intensi a bordo della M/N “Lucrino” e nel cuore portavo la consapevolezza che il mare non era più un sogno da accarezzare tra i banchi dell’istituto nautico, … Leggi tutto

Storie di mare/ Il primo imbarco non si scorda mai…

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di Nicola Silenti da destra.it Era una sera come tante, al solito bar situato nella piazza principale del porto di Marina Grande a Procida. Il mormorio del mare, sempre presente come un respiro profondo e costante, si mescolava alle voci dei miei amici. Con loro trascorrevo il tempo tra chiacchiere leggere e risate semplici, quelle … Leggi tutto

Ho lasciato la Grecia per seguire Luigi

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di Annarosaria Meglio tratto dal libro “Un invisibile punto. Luoghi e volti della mia isola” Fatiras Eufrosin, nata Corfù in Grecia nel 1924, e trapiantata a Procida da molti anni, con il marito  Luigi Noviello, conosciuto nella sua nazione durante l’ultima guerra insieme ad altri procidani. Luigi si era imbarcato sul sommergibile “Antonio Sciesa” nel … Leggi tutto

Procida: Rivali in amore

maiale scannato

maiale scannatodi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Un grido agghiacciante, all’improvviso, lacerò l’aria gelida di quel freddo pomeriggio di gennaio.

Al riparo di una “loggia” di fascine, lassù nella campagna di Solchiaro, si procedeva all’antico rito dell’uccisione del maiale.

La povera bestia, posta di traverso su un tino capovolto, alla prima coltellata,  reagì con uno strattone, talmente violento, che i quattro uomini, che l’agguantavano ciascuno per una zampa, riuscirono a stento a trattenerla.

Ciro,” ‘u mpicciuso”, il proprietario del “porco”, rosso in viso, mentre attizzava il fuoco sotto il fusto dell’acqua bollente, inveiva  come un ossesso contro il macellaio, accusandolo di non essere stato preciso nel centrare la vena del collo. Nel frattempo, bestemmiando,  incitava i due giovani figli, a stringere con più forza  la corda attorno alle zampe posteriori, e che stessero soprattutto  attenti a qualche scalciata a tradimento.   

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E’ morto Foriforo. Un “soldato” filosofo

foriforo

foriforo

Stanotte all’improvviso, quando nessuno se l’aspettava,  si è congedato. Si è congedato da questa Terra, da questo  mondo, che non riconosceva più suo. E’ uscito in sordina da questa vita, che per lui non era mai stata benevola e che,  nonostante tutto,  lui aveva  sempre affrontata con serenità. Affrontata con quella rassegnazione atavica dell’uomo della terra, sempre  consapevole  che la terra ti concede da vivere se tu gli dedichi  fatica e sudore. Per lui  la vita è stata sempre  una guerra, a tal punto che lui si sentiva  un “ soldato”, un eterno soldato. Questo soldato rispondeva fino ad ieri al nome di Antonio Pelliccia, da tutti conosciuto come Foriforo.

Benché Foriforo fosse un grande lavoratore e  avesse combattuto per una vita intera, una vita lunga  85 anni, protagonista di  molteplici battaglie,battaglie di sopravvivenza soprattutto, alla fine  lui nella lotta  è risultato sempre  uno sconfitto. Sconfitto nel lavoro, sconfitto nell’amore, sconfitto nell’esistenza. Ma mai sconfitto nella vita, pur non essendo un eroe.  Lui amava la vita. Amava la vita perché  era contento di vivere. Perché la vita per lui, non era soltanto la sua vita, la vita per lui era la mamma, la famiglia, il suo primo amore non corrisposto ,erano gli altri. Per lui la vita era la speranza   di un mondo migliore. Un mondo dove trionfasse la giustizia, un mondo  dove venisse apprezzato il proprio lavoro, un mondo dove fosse corrisposto il proprio amore sincero per una donna, un mondo dove la Chiesa ascoltasse il grido disperato di un proprio figlio, un mondo dove la società, gli altri, il cosiddetto prossimo lo comprendesse, lo considerasse un uomo e non un derelitto. Ma questo mondo esisteva soltanto nella mente ingenua di Foriforo. Il suo grande desiderio di amore, la sua grande sete di giustizia, la sua fede innocente , non sono mai stati capiti dagli altri a tal punto che Foriforo è stato considerato un “matto”.

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Procida: Ci ha lasciato Galatola Ciro (Pollastiello)

Ciro

Galatola Ciro

di Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo (Pauliello)

“Vergogna ! Venduto!   Taci! “

Tale urlo  minaccioso si levò dalla folla raccolta in piazza Olmo,  intenta ad ascoltare l’oratore di turno per l’accesa campagna elettorale  dell’epoca.

Erano gli anni 60  ed a parlare quella sera dal balcone ammezzato di Piazza Olmo   c’era tale  Nino Cultrera,  allora impiegato al catasto di Ischia, che si accingeva con un garbato discorso ad illustrare le proposte della sua lista.

CiroGià intimidito dall’altoparlante che transitava  sotto il balcone che annunciava il discorso della Democrazia Cristiana alla Marina Grande , il poveretto a quell’urlo smise di parlare.

L’uomo , da cui era venuto l’urlo lacerante,  avanzava nel frattempo verso il balcone, arringando la folla divertita  e inveendo contro l’oratore frastornato.  Era scalzo e con una gamba nuda fin quasi al ginocchio. Agitava le mani in continuazione, una delle quali  con l’indice puntato  contro   l’oratore e l’altra a reggere un sigaro semispento.

–  Caro Pollastiello, fai il bravo! –  cercò di calmarlo il buon Cultrera – fammi finire .

Ma Pullastiello,  un notissimo  clochard locale, iscritto all’anagrafe col nome di Ciro Galatola,  dette l’impressione palese che  sarebbe  andato fino in fondo con le sue minacce, dirigendosi verso la rampa di scale che portavano al balcone, da cui parlava Cultrera.

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Procida: La storia di Maria diventa un libro.

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Esce in questi giorni nelle librerie e nelle edicole “Maria, storia di una donna procidana”, libro a cura di Antonio Sobrio e Annamaria Gadaleta (foto di Tommaso Lubrano Lavadera), per Edizioni Fioranna, la casa editrice napoletana  vicina all’isola di Procida che è impegnata, con il coordinamento editoriale di Maria Grazia Gargiulo, da un lato, a rivalutare cultura e tradizione del territorio, dall’altro, ad accrescere la propria “scuderia” formata da giovani talenti che la nostra isola, seppur in un momento di crisi, riesce a sfornare.

“ A Marina Corricella, piccolo porticciolo di pescatori dell’isola di Procida, nel golfo di Napoli, il 19 ottobre del 1923, nella casa al civico 76, c’era un gran andirivieni di persone. Emilia stava per dare alla luce un figlio.

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Procida: Il “cavaliere” Salvatore Ceccarelli

salvatore ceccarelli procidano

blankdi Francesco Marino

I brasiliani la chiamano saudate, noi diciamo nostalgia, Al Bano Carrisi la celebrò in una famosa canzone: Nostalgia canaglia.

E’ appunto la nostalgia il filo conduttore che ci spinge a parlare di un procidano doc, Salvatore Ceccarelli, meglio conosciuto come “purpetta”, da anni emigrato in America dove oggi risiede.

Salvatore nasce nel quartiere di “Semmarezio”, una volta centro storico dell’isola. La sua casa era ubicata a Largo Castello n°10. Giovane di bella presenza, a causa del lavoro scarso che c’era a Procida nel dopoguerra, conosciuta la sua attuale sposa Antonietta Boccasini, impalmato naturalmente nel Santuario di S.M. delle Grazie, partì per oltreoceano. Lì venne “colpito” dalla Statua della Libertà e, prima trovò lavoro nel campo dell’edilizia e poi, con gli anni, divenne multipurpose man in un istituto per non vedenti di New York, retto, guarda caso, dalle mitiche Suore di Ivrea, le stesse che avevano una sede a Procida e di cui tutti noi conserviamo il ricordo. Qui divenne anche braccio destro di sister Fedele, la madre superiore dell’istituto.

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