
Stanotte all’improvviso, quando nessuno se l’aspettava, si è congedato. Si è congedato da questa Terra, da questo mondo, che non riconosceva più suo. E’ uscito in sordina da questa vita, che per lui non era mai stata benevola e che, nonostante tutto, lui aveva sempre affrontata con serenità. Affrontata con quella rassegnazione atavica dell’uomo della terra, sempre consapevole che la terra ti concede da vivere se tu gli dedichi fatica e sudore. Per lui la vita è stata sempre una guerra, a tal punto che lui si sentiva un “ soldato”, un eterno soldato. Questo soldato rispondeva fino ad ieri al nome di Antonio Pelliccia, da tutti conosciuto come Foriforo.
Benché Foriforo fosse un grande lavoratore e avesse combattuto per una vita intera, una vita lunga 85 anni, protagonista di molteplici battaglie,battaglie di sopravvivenza soprattutto, alla fine lui nella lotta è risultato sempre uno sconfitto. Sconfitto nel lavoro, sconfitto nell’amore, sconfitto nell’esistenza. Ma mai sconfitto nella vita, pur non essendo un eroe. Lui amava la vita. Amava la vita perché era contento di vivere. Perché la vita per lui, non era soltanto la sua vita, la vita per lui era la mamma, la famiglia, il suo primo amore non corrisposto ,erano gli altri. Per lui la vita era la speranza di un mondo migliore. Un mondo dove trionfasse la giustizia, un mondo dove venisse apprezzato il proprio lavoro, un mondo dove fosse corrisposto il proprio amore sincero per una donna, un mondo dove la Chiesa ascoltasse il grido disperato di un proprio figlio, un mondo dove la società, gli altri, il cosiddetto prossimo lo comprendesse, lo considerasse un uomo e non un derelitto. Ma questo mondo esisteva soltanto nella mente ingenua di Foriforo. Il suo grande desiderio di amore, la sua grande sete di giustizia, la sua fede innocente , non sono mai stati capiti dagli altri a tal punto che Foriforo è stato considerato un “matto”.
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