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Procida. Commento al vangelo di domenica 26 febbraio 2012

“La speranza ci arriva da chi, rinunciando a tane e nidi sicuri, sceglie di camminare nel mezzo del conflitto per annunciarci la presenza di Dio.” Lidia Maggi

Settantacinquesimo appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi il commento di questa domenica 26 ebbraio 2012. Il vangelo di oggi è di  Mc.1,12-15 . Come sempre abbiamo il video di p. Alberto Maggi con la relativa  trascrizione e AUDIO. Inoltre potete leggere una riflessione di Lidia Maggi e di padre Castillo.

Un abbraccio e buona settimana!

[youtube GBuJ6VNfW_M]

Insieme vi proponiamo come riflessione il video di don Lello Ponticelli con le “prediche senza pulpito”.

[youtube 1Z87HeRZxVk]

Presenza di Dio in un tempo laico

Mc.1,12-15

“Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano”

Marco ci racconta con parole essenziali il deserto di Gesù. Il ritmo narrativo è veloce. Nessuno spazio ai dialoghi e ai pensieri. Poco prima, nel Giordano, Gesù ha visto il cielo aprirsi e si è sentito chiamare. È la stessa voce che lo guida in un luogo appartato. Marco non ci dice la ragione. E l’elaborazione più dettagliata di Luca e Matteo a vedere nel deserto la necessità di superare una prova. Il deserto di Marco sembra riportare Gesù in un luogo simile a quel giardino dove le prime creature umane ascoltavano la voce di Dio. Anche loro dimoravano tra le fiere, e se non c’erano angeli a servirli, c’era comunque l’accoglienza generosa di una terra che elargiva i suoi frutti. Questo luogo protetto, dove Gesù viene allontanato dai ritmi frenetici della storia, è ambivalente: come il Paradiso offre rifugio ma non è immune dai fraintendimenti e dai possibili sbagli. Sembra non esistere, dunque, un luogo capace di isolare la Vera Voce da quella dell’avversario.

Il deserto, spazio della preghiera, della purificazione e del discerni mento, diventa, a suo tempo, luogo della tentazione. Rimane, tuttavia uno spazio privilegiato, poiché il tempo è contato, ben definito. Quei quaranta giorni, oltre a richiamare i quarant’anni di un popolo nel deserto, racchiudono un tempo completo, che ha un inizio ed una fine, capace di offrire uno sguardo retrospettivo d’insieme che permette di valutare l’esito della prova.

La nostra fede sembra più schiacciata sulla discontinuità del tempo. Fatica a ritrovare sintesi, sguardi d’insieme e, dispersa nella frammentazione del vissuto, guarda con nostalgia a quel deserto dov’è possibile verificare il percorso. Marco non dice come l’avversario abbia tentato Gesù nel deserto. Quali domande sì è posto il Figlio diletto di Dio in quel luogo appartato? Quali tentazioni rispetto a quella che sentiva essere la sua chiamata? Luca e Matteo ci parlano di prove legate al potere, alla gloria, le stesse che la Chiesa si troverà ad affrontare, e, difficilmente, a superare. Prove più adatte ad un’istituzione articolata che ad un predicatore itinerante, normalmente, incompreso.

Marco tace. Io mi chiedo se la tentazione di Gesù non sia stata quella di decidere se concludere o no l’esperienza del deserto. L’esito della scelta avrebbe determinato radicalmente il suo ministero: monaco, eremita o predicatore itinerante nel tumulo della storia? Dove si compie il tempo? Dove è più vicino il Regno di Dio? Quale tempo e quale spazio per la vocazione di Gesù? Il tempo protetto, seppure soggetto al discernimento della voce,oppure il tempo della storia? Gesù viene in Galilea, dopo l’arresto di Giovanni. E se fosse rimasto ancora nel deserto, tentato dal pensiero che la sua ora non era ancora giunta? Perché l’arresto di Giovanni è collegato con l’inizio della predicazione di Gesù? È solo un riferimento temporale? Probabilmente Marco ci vuol far comprendere altro. Che cos’è questo compimento di cui Gesù va parlando, annunciato quando tutti i segnali politici sembrano smentire la vicinanza del Regno?

Oggi la nostra tentazione è quella di rimuovere queste domande, ricercando luoghi di verifica virtuali. Difficile raddrizzare la via di una Parola incurvata su toni trionfalistici, in cui il negativo, quando non è rimosso, è messo alla prova nello spazio protetto di un deserto politico e non nei conflitti della storia. Ma Gesù ha percorso le strade della Galilea. Ha scelto di abitare un tempo laico, segnato dall’emergenza e dal conflitto. Il compimento abita un tempo laico. Giovanni viene arrestato: la storia è sotto il segno del carcere. E la speranza ci arriva da chi, rinunciando a tane e nidi sicuri, sceglie di camminare nel mezzo del conflitto per annunciarci la presenza di Dio.

Lidia Maggi

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