Procida. Commenti al vangelo di domenica 8 maggio 2011

” Gesù, il figlio di Dio, si fa pane, spezza la sua vita per gli uomini, perché quanti lo accolgono e sono capaci a loro volta di farsi pane e alimento di vita per gli altri, diventino figli dello stesso Dio.” A.Maggi

Ti abbraccio nella gioia di un cammino  alimentato da questa novità di vita. Lina

Trentacinquesimo appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi il commento al vangelo di (Lc 24:13-35) , di questa III domenica di Pasqua 8 maggio 2011, attraverso il video di p. Alberto Maggi con relativa trascrizione da scaricare e una riflessione di V. Mencucci.

[youtube dPD-abNS6Mo]

III DOMENICA DI PASQUA – 8 maggio 2011

LO RICONOBBERO NELLO SPEZZARE IL PANE

Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in

cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.

Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?».Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?».Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse

colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose

sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino

alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una

visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero  l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la  via, quando ci spiegava le Scritture?».

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a  Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane .

8 maggio 2011-III Domenica di Pasqua .

Le statistiche rivelano con chiarezza il calo di presenze all’eucaristia domenicale. Di fronte a questa profonda crisi di fede mi stupisce che ci si limiti a una generica e moralistica esortazione, anzi pare che la preoccupazione fondamentale sia la diffusione della pia pratica di origine controriformistica dell’adorazione eucaristica. Gli apostoli fondavano le nuove comunità celebrando l’eucaristia e nella celebrazione dell’eucaristia la comunità trovava il suo punto di riferimento per continuare il cammino di fede anche quando non era più presente l’apostolo.
Luca costruisce il racconto dei discepoli di Emmaus con l’intento di sottolineare che l’eucaristia è l’unico modo per vivere l’incontro con Cristo ora che non è più in mezzo a noi. La prima parte rappresentata dal cammino è il momento della riflessione sulla Parola di Dio. Il punto di partenza è l’esperienza del dubbio. Abbiamo sempre colpevolizzato il dubbio come segno di cedimento. Per noi moderni senza dubbio non c’è pensiero, ossia non c’è cammino di ricerca della verità, ma solo la pappagallesca ripetizione di formule imposte per autorità. La seconda parte è vissuta nell’atmosfera di accoglienza e ha il suo vertice nello spezzare il pane in cui Cristo si rivela.
Come ogni buon parroco cerco di offrire la possibilità di vivere questa esperienza in maniera forte. Purtroppo constato che per molti la messa domenicale è un obbligo, un cartellino da timbrare per sentirsi tranquilli in coscienza, per evitare l’ira di Dio o per chiedere qualche favore. I ragazzi non vengono se non li attiriamo con qualche astuzia. Comunque alla messa si “assiste”: parla solo il prete, usa un linguaggio fatto di concetti, immagini, regole che non appartengono alla nostra cultura. Il resto va anche peggio: declamazione di discorsi pomposi, permeati di sacralità, del tutto desueti dal nostro linguaggio, che non toccano i nostri problemi e le nostre aspettative.
I primi cristiani «Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa, prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore». L’eucaristia non si celebra nel tempio, ma la si vive a casa, mentre si sta mangiando. Gesù non ha pensato a un rito sacrale nel tempio, ma alla funzione più elementare del vivere. L’uomo non mangia per riempire lo stomaco, ma si mette a tavola con le persone che ama e con loro condivide il pane. Questo esprime l’umanità piena e autentica: dal più profondo della condizione materiale si leva una voce che giunge sino a Dio.
Purtroppo nel III secolo ha inizio una svolta che giunge sino a noi. Nella dissoluzione dell’Impero romano la coscienza collettiva vive una situazione di profondo smarrimento, accompagnato da un ossessivo senso di colpa e cerca una risposta di redenzione nei riti misterici del dio Mitra (il sole divinizzato). Nel culto di Mitra si diffonde il rito del taurobolium in cui la purificazione dalla colpa avveniva facendosi inondare dal sangue del toro mentre veniva sacrificato. Anche i cristiani vivono la crisi di quest’epoca. Non frequentano i riti misterici, ma ripensano la propria fede in rapporto ai problemi che stanno vivendo. Così la cena eucaristica diventa sacrificio, la mensa diventa altare, l’anziano che presiede diventa il sacrificatore, ossia sacerdote. Questo termine compare qui per la prima volta, gli altri erano già presenti, ma solo marginalmente, ora diventano esclusivi. Da questo momento si sviluppa quel processo di sacralizzazione nella vita cristiana che ha il suo vertice nella controriforma.
Oggi non si tratta di ritornare alla cena, nel clima consumistico si banalizzerebbe, ma di ripensare lo spirito con cui veniva vissuta, liberandola dalla sacralizzazione, estranea alla volontà di Cristo e insignificante per il nostro tempo.

*prete della diocesi di Senigallia (An), ha insegnato storia e filosofia nei licei statali. Ha fondato e diretto il gruppo “Amici della Filosofia”, è stato presidente della Scuola di Pace “V. Buccelletti” del Comune di Senigallia, è membro dall’Accademia Marchigiana delle Scienze, Lettere e Arti. vittoriomencucci@teletu.it

Se vuoi rileggere le riflessioni delle precedenti settimane clicca sui link sotto:

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