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Giacomo Retaggio: “PROCIDANI SI NASCE (ed io lo nacqui)”

Di Elio Notarbartolo (da Il Confronto)

PROCIDA – Scendere per strada ed incontrare l’infanzia.  Il luogo dell’infanzia marca la psicologia di ogni individuo: te ne accorgi dalle capacità che esso possiede quando, quanto meno te lo aspetti, esso torna a parlare alla tua coscienza dopo che lo avevi banalizzato a furia di praticarlo quotidianamente, prigioniero di pensieri e di impegni.

Basta una particolare sensazione che torna improvvisamente alla memoria: un odore, un suono, una voce mai dimenticata. E’ qualcosa di sbiadito che ti porti sotto pelle, dietro una cortina di pensieri spersonalizzanti e, improvvisamente, ti trovi a riprendere la coscienza del tuo vero “io”.

Questo deve essere successo al dottor Giacomo Retaggio, tra i più facondi raccontatori di storie della sua isola.

E’, senz’altro, uno dei più genuini e popolari abitanti di Procida, parla con tutti, e, forse finalmente, si trova a parlare con se stesso.

Cosa fa?

Immagina di incontrare un amico che vuole conoscere l’isola, e, camminando, camminando, racconta, a se stesso e al suo immaginario compagno di rivisitazione dell’isola, luoghi, fatti e sensazioni che gli tornano alla memoria.

E’ un’isola piccola, ma meno di quanto la sua stessa conformazione dica: “misteriosa” la definì un noto pittore italiano che la riportò in una sua composizione come una nave che percorre il mare.

Retaggio le fa percorrere il tempo e l’ammanta di tenerezza, anche se, poi, deve raccontare la ferocia popolare di un popolino che non sa vincere e, se si trova dietro il vincitore, sa aizzarlo a prendere le più tremende vendette: è il caso della reazione borbonica al conato di Repubblica Partenopea che produsse una vera e propria strage di “giacobini” in quella che è, oggi piazza dei Martiri.

Cattiveria e voglia di vendetta che nasce spesso nelle sfere alte della società, che, a Procida, è precipuamente una società clericale, capace di decretare una prigione di 17 anni al parroco della chiesa di S. Michele, mal visto dal resto del clero isolano.

Si, S. Michele è la chiesa dominante di Procida, per la sua posizione altolocata a Terra Casata (poi Murata, come spiega egregiamente l’Autore), ma la chiesa che estende la sua influenza sulla parte maggiore di territorio isolano, è quella della SS Annunziata, dove Retaggio è nato e ha servito messa da chierichetto, e che, ai tempi della sua infanzia, organizzava delle magnifiche processioni che duravano quasi una intera giornata, per portare la Madonna anche nei posti più lontani della Grancia, e assicurare a tutti gli abitanti la sua benedizione.

Chiese e preti- non tutti encomiabili- sono l’ossatura di un racconto che vuole fare da guida a chi si voglia addentrare a scoprire alcuni misteri di questa isoletta, con improvvisi flash su avvenimenti e su personaggi che hanno dato un colore e una emozione, che hanno coltivato una tradizione che il tempo, poco a poco, ma inesorabilmente, sta demolendo.

C’è, naturalmente, molta partecipazione da parte dell’autore in questo racconto: molto amore, molta identificazione di se stesso in qualcosa di indefinito, impalpabile, comune alla comunità di Procida: il ”genius loci” dell’isola che, contrariamente a quello che pensano molti Procidani, appartiene a tutti quelli che, più o meno inconsapevolmente, subiscono la malia di questa mollica di terra.

Che siano, o meno, nati a Procida, che l’abbiano praticata per poco o per molto tempo, che si siano legati ad essa con interessi o con lavoro: è essa, con la sua malia, che li tiene legati a sé: per sempre.

 

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Un commento

  1. Elio Notarbartolo come Giacomo Retaggio, una nuova e antica, prestigiosa, penna locale che, ben rappresenta l’umile ma autorevole personalità isolana . Vorremmo ulteriori notizie di questi talenti che, con la loro poetica visione del mondo, circoscritto a pochi chilometri quadrati, ci raccontano la propria favolistica visione di avvenimenti a cui, da residenti di vecchia data, hanno potuto assistere ! Ci piacerebbe d’ogni locale talento, antico e/o di giovine età, ricevere tra queste rubriche, storie autobiografiche su relative vita e opere …. chiediamo troppo noi ospiti non residenti ?

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