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Gianni Lubrano di Ricco ci ha lasciato. Procida è un po’ più povera

Giovanni Lubrano di RiccoDi Giacomo Retaggio

E così, caro Gianni, anche tu ci hai lasciato. In silenzio e con discrezione così come era nella tua indole. Ti conoscevo da diversi decenni e ti vedo ancora camminare per via Marcello Scotti, a Procida, sotto casa tua, quell’elegante palazzo settecentesco con il grosso portone di legno che da in un lungo viale che sfocia sul mare della spiaggia della Chiaia. Ne è passato del tempo! Tu eri un procidano doc che si portava la sua isola nel cuore. E dal balcone di casa si affacciava tua zia Nannina che ti doveva dire qualcosa all’ultimo momento. Bella questa zia! Era la classica “monaca di casa” procidana: alta, fine, completamente ricoperta di un abito nero lungo fino ai piedi, quasi ieratica nella sua figura d’altri tempi. Anche quando sei diventato un magistrato importante e poi senatore non ti sei mai atteggiato e non hai mai fatto pesare il tuo ruolo. La tua “procidanità” veniva fuori in diverse evenienze. Eri innamorato profondamente di Procida ed ogni occasione era buona per dimostrare il tuo attaccamento all’isola. Negli anni ’80 organizzasti in collaborazione con la Congrega dei Turchini una serie di mostre sul folklore, la cultura ed il costume procidani. Di costumi alla procidana antichi ne possedevi parecchi e molte ragazze si rivolgevano a te per indossarlo alla festa della Graziella. Era bello e riposante discorrere con te. Avevi un modo calmo di esporre le tue idee ed una logica da filosofo greco. Chiacchierare e passeggiare con te mi dava la sensazione di farlo nell’agorà di Atene alcune migliaia di anni addietro. Tra i tuoi interessi un posto di primo piano lo occupavano il “Cristo morto” di Procida ed il suo autore Carmine Lantriceni, nonché le figure presepiali dello stesso. Ho avuto modo di apprezzare i tuoi studi sull’argomento dai tuoi scritti  sulla rivista “Kalòs”. Nelle tue funzioni di presidente del WWF ti sei battuto per la salvaguardia del territorio procidano e dell’isolotto di Vivara. Spesso ti sorprendevo a discutere con “Pollastiello”, un simpatico ed arguto grosso bevitore che abitava nei pressi di casa tua , morto novantenne qualche anno fa. E poi i medici dicono che il troppo vino fa male! Questi ragionava meglio quando era ubriaco che quando era lucido. E tu lo sapevi. Ora, caro Gianni, non ci sei più. Procida è un po’ più povera.

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