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"Il Giorno del Lavoro". Posso dire: io c'ero !

Dopo la prima lettera la condivisione di quelle riflessioni si ampliano e ecco che ho ricevuto un secondo racconto di un’altra collega e amica, che ha preferito restare anonima, con cui abbiamo fatto lo stesso percorso di lavoro negli ultimi tre anni e che ci iutoa a riflettere ancora sul tema del lavoro centrale per la nostra generazione.

E già. C’ero anch’io ad ingrossare la fila. In coda per quasi 3 ore per accedere al “Giorno del Lavoro”, che ti permetterà di: “ricevere consigli dagli esperti per la tua crescita professionale, conoscere il nuovo sito di Monster e incontrare le Aziende che assumono….”. Certo tre ore in piedi, in mezzo a quel fiume di gente, cartelline e borse piene di CV,  e valigie per chi arriva da altre regioni, ombrelli aperti per il sole, telecamere che ti inquadrano mentre sei tra persone che umilmente e compostamente stanno in fila, schiacciato tra neolaureati, neo masterizzati, neolicenziati, precari da sempre e i loro racconti, non ti aiuta. Resisti ti dici, tentar non nuoce… cerchi di sfuggire il pensiero che la tua intera generazione (e anche un po’ di quella precedente) sta tutta lì, a cercare uno sbocco professionale che non c’è, riversata in un “mercatino” del lavoro, dove le offerte, come ogni altro genere di merce (dai pomodori, alle scarpe, dalle stoffe, alle mele, agli ombrelli…) saranno “esposte” negli stand. E poi ti danno anche gli omaggi mentre sei lì in fila. Una bella tovaglietta per la prima colazione con la pubblicità di Monster e, soprattutto, un quotidiano gratuito con in prima pagina il governo che rivaluta il posto fisso e condanna la mobilità. Paradosso o incubo?

Riesco ad entrare. Bè qui almeno puoi scegliere quale fila fare. Teoricamente. Ogni stand infatti ha davanti mediamente 15 persone. Però sempre ogni stand ha come indicazione solo il nome dell’azienda, quindi: o la conosci già e decidi da te se il tuo profilo professionale è in linea con quelle che desumi possano essere le loro ricerche di personale e in caso di una tua autovalutazione positiva ti metti in fila. Oppure ti metti in fila, stand per stand e cogli nell’avvicinarti parole che descrivano un po’ l’azienda, giusto per non arrivare di fronte al selezionatore e chiedere “scusi di cosa vi occupate? Chi cercate? Ok, allora non faccio per  voi…” (cosa che ammetto di aver fatto). Capisci, quando sei davanti ad un selezionatore, di avere circa 30 secondi per dire la parola “vincente” che ti descrive, di riassumerti in una battuta per far sì che almeno prendano il tuo CV. Tanto più di cestinarlo… Sempre meglio che sentirti dire “Guardi il nostro sito, inserisca i suoi dati on line, si iscriva alla nostra newsletter, prenda un nostro gadget…”. Certo è però che se non sei un esperto-super-tecnico di qualcosa con non più di 27 anni, un neolaureato adatto E disposto ad un lungo stage, un provetto venditore di assicurazioni, giornali, tabacchi e prestiti, lì dentro hai davvero poche chances.

Ecco cosa dichiara – sul giornale www.denaro.it, che occupa guarda caso uno degli stand della fiera – Nicola Rossi, country manager di Monster.it. “Di fronte a una crisi economica grave come quella che si è scatenata nell’ultimo anno – prosegue il manager -, abbiamo sentito il dovere morale di fare qualcosa di significativo per sostenere chi vuole accedere o rientrare nel mercato del lavoro. Ecco il motivo per cui organizziamo Keep Italy Working. Per uscire dalle situazioni di crisi è necessario che tutti gli attori coinvolti facciano uno sforzo”. Abbiamo detto tutto.

Oggi “Brain at work”. Al momento della registrazione sul sito puoi compilare anche un CV da stampare in gran quantità e portare con te, mentre i suggerimenti intorno ti ricordano, tra l’altro, che “Non esiste un CV perfetto ma può esistere un CV convincente!”. E poi fior di aziende. Alcune sono le stesse dell’altro job-meeting, e tu pensi che allora ne cercano davvero un bel po’ di persone da assumere. Non sembra neanche tanto male organizzato, in fondo non è nemmeno alla prima edizione… Ma, dando un po’ di colpa alla pioggia, questa mattina ho preferito restare a dormire.

C.R.

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