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Il P.D. di Procida si riappropri della scena politica

Di Michele Romano

PROCIDA – Certamente la legnata elettorale è stata dura ma ciò non giustifica la rassegnazione silente anche del circolo P.D. della “polis micaelica”. Come credente della speranza che abbiamo sempre davanti a noi l’orizzonte della resurrezione, comprendiamo la sosta di meditazione nell’orto del Getsemani ma non oltre i 40 giorni canonici per inoltrarsi nell’impatto del calvario quotidiano con cuore e mente, avente come traguardo la Pasqua. E qui è sufficiente aprire gli occhi con vigore ed energia per scoprire in quale condizione versa il nostro territorio con le sue criticità ambientali che stanno sfociando in un palpabile degrado (lo costatiamo direttamente nella nostra contrada Chiaiolella coniugato ad un infimo e criminoso senso civico ma ciò vale anche per le altre zone dell’isola con diverse peculiarità socio economiche) con un soffocante e pernicioso traffico veicolare senza regole, con precari trasporti marittimi e terrestri che, spesso, ci trasformano da isolani in isolati, con un servizio socio-sanitario sempre più fragile e poco rassicurante per l’inerme popolazione, con una crisi profonda e acuta dei nuclei familiari che negli ultimi tempi emanano flussi nocivi nelle caratteristiche comportamentali della loro figliolanza, con una irrilevanza della politica e delle agenzie educative a contrastare una “cultura deviata2 che, giorno dopo giorno, sta deturpando la nostra comunità dell’infanzia.

Si potrebbe andare oltre tali problematiche ma già è tanta fascina da ardere sul cammino del risorgere a partire dai luoghi piccoli come il nostro. D’altra parte il voto del 4 marzo ha punito la sinistra che ha tentato a lungo di offrire soluzioni allo “scontento popolare” senza trovare il tempo di ascoltare e rappresentarlo aprendo una autostrada ai movimenti “populisti” che spesso la storia ci ha consegnanti come negazione della democrazia.

A questo punto sorge un interrogativo ovvero se esistono energie per riprendere l’ascolto e la rappresentanza. Ebbene dobbiamo rilevare, in modo paradossale, che, dal suo sito meditativo, il ghibellino fuggiasco, al momento, è l’unico che ne proietta ancora qualche briciola mentre in Europa sta per partire una guerra civile tra populisti e antipopulisti. Ahimè! Vediamo una illustre pletora sinistrorsa di politologi, sociologi, filosofi, accademici, giornalisti, massmediologi, trainati dal cavallo nero dell’auriga platonica, scambiare mele con pere, individuando nella “piattaforma Rousseau” il nuovo sole dell’avvenire del “socialismo”. Pazzia pura.

Caro Diogene urge la tua lampada per illuminare la caverna in cui si è ritirato il rapporto armonico tra i pensare ed il sentire dell’uomo.

Postilla finale: E’ stucchevole ed ipocrita la gogna sulla legge elettorale che conduce all’ingovernabilità perché è stata la maggioranza dei cittadini italiani a decretarla con la bocciatura del referendum del 2016.

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