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Immigrazione e politica: Cronaca quotidiana di una sconfitta annunciata

immigrazionedi Nicola Silenti

Impotenza, paura e rabbia. Il drammatico e travolgente fenomeno dell’immigrazione sbarca sulle coste italiane trascinando con sé, insieme agli effetti vorticosi di questo evento della disperazione, anche un ulteriore carico di rancore sempre più montante del popolo italiano. Un rancore generalizzato al quale nessuna autorità in questi anni ha saputo rispondere, e che sancisce la più cocente ma indiscutibile sconfitta della nostra classe politica incapace di affrontare il fenomeno, di gestire l’emergenza e, soprattutto, incapace di avanzare proposte alle autorità internazionali. E tutto questo mentre l’Europa non riesce, o non vuole, andare oltre gli attestati di vicinanza e solidarietà all’Italia.
Da qualsiasi prospettiva si guardi al fenomeno ciò che nessuno può mettere in discussione è la completa inadeguatezza di chi dovrebbe se non risolvere almeno affrontare il problema. Una politica che, nei suoi risvolti deteriori e nelle sue manifestazioni più sconce, ha mostrato rispetto al fenomeno dell’immigrazione una sola capacità indiscussa e incontestabile: quella di inserirsi tra le maglie del problema per speculare e trasformarlo in un business, in un sistema perverso ma perfetto capace di produrre a getto continuo consenso elettorale, potere e denaro attraverso un sistema di appalti pilotati e spese incontrollate.
Così, mentre l’Italia assiste impotente agli interminabili sbarchi di disperati sulle proprie coste meridionali, colpisce la decisione della democratica Gran Bretagna di vietare l’ingresso agli stranieri privi di occupazione e quindi di un reddito sicuro. Una decisione, che al di là dell’opinione favorevole o contraria di ciascun italiano, ha quantomeno il merito di mostrare un governo che decide e senza che a nessun britannico salti in mente di tacciare la propria amministrazione di razzismo, xenofobia o chissà cos’altro. Ma soprattutto senza che nessuno tra i paesi membri dell’Unione europea, Italia per prima, abbia avuto la forza o il coraggio di indicare una via alternativa a quella imboccata dal Regno unito. Come se all’Europa non restasse altro da fare che arrendersi all’impotenza, e al governo italiano continuare a scaricare imperterrito sugli altri l’onere delle decisioni invece di assumere per primo l’iniziativa, se non altro a causa della propria eccezionale esposizione.

Soluzioni peraltro dettate dal buon senso, come autorizzare i visti d’ingresso soltanto per chi viene per motivi di lavoro, studio o turismo, tenendo comunque nella dovuta considerazione gli stravolgimenti geopolitici del mondo moderno dando ai veri profughi, e non a tutti in modo indiscriminato, le giuste opportunità di vita e di lavoro, fatta salva un’equa distribuzione dei rifugiati sia tra le nazioni, sia tra i territori regionali dei singoli stati . Un mondo che sta sperimentando un esodo globale degli uomini di dimensioni finora sconosciute, fenomeno di fronte al quale la demagogia non ha efficacia alcuna mentre invece occorre un atteggiamento di comprensione degli eventi e di realismo.Occorre un’azione incisiva dell’Italia nel consesso internazionale (nell’Unione europea e soprattutto in seno all’Onu) mirata a pacificare le zone di guerra dalle quali i profughi scappano (Libia, Siria, Iraq e Nigeria su tutti) e sostenendo, al contempo, i governi legittimamente insediati nella lotta ai fanatici tagliagole dell’Isis. Un tema, quello del fanatismo religioso, che rischia di insinuarsi pericolosamente insieme ai profughi nella carne viva del paese, ponendo se possibile ancora più a rischio la già compromessa sicurezza all’interno dei confini nazionali.

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