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Ischia: Abbattimenti nuova riunione fissata per il 25 marzo

abbattimenti case procidadi Domenico Savio*

Come annunciato in precedenza, mercoledì 25 febbraio si è svolta a Casamicciola, nella Sala comunale dell’ex Capricho de Calise, l’importante assemblea popolare sulla tragedia dell’abbattimento delle case di necessità, cioè della prima e unica casa di abitazione posseduta dalle famiglie lavoratrici e costruita abusivamente per le gravi inadempienze costituzionali, legislative e amministrative dei governi, parlamenti, consigli regionali e amministrazioni locali borghesi, clericali e capitalistici, che hanno governato e, purtroppo, continuano a governare il nostro paese, anche a causa del consenso elettorale che sciaguratamente ricevano pure da coloro che stanno subendo la barbara demolizione.

Gli abbattimenti, con le buone o la repressione, avvengono ad opera dello Stato dittatore e disumano, che continua a restare del tutto insensibile dinanzi alla tragedia che sta distruggendo centinaia di famiglie di lavoratori. Nella regione Campania sono decine di migliaia le case che lo Stato vuole abbattere, si parla di oltre 70.000. Ciò avviene all’interno di una raccapricciante situazione sociale di ingiustizia e di di9scriminazione generalizzata: il primo e secondo condono sono validi, il terzo no nelle aree sottoposte a vincolo paesistico; c’è chi è caduto nella morsa dei sigilli e chi l’ha fatta franca; taluni processi si sono prescritti e altri sono giunti a sentenza; non vi sono criteri precisi nell’ordine di abbattimento, guai a chi ci capita;  si demoliscono le case anche dopo venti o trent’anni dall’abuso commesso, mentre in questo caso il Tribunale di Asti non procede alla demolizione; i poveri cristi, costretti all’abusivismo per vivere dignitosamente la propria esistenza, sono perseguitati da due istituzioni dello Stato: il Comune e la Magistratura determinando una autentica inciviltà giuridica; in genere sino ad oggi sono stati demoliti solo i piccoli abusi, mentre quelli speculativi sono ancora in piedi.

L’ingiustizia non finisce qui, siamo anche colpevoli di essere nati ed abitare nel Mezzogiorno d’Italia, perché quando nel Sud succede una tragedia naturale, come frane, alluvioni o straripamenti di fiumi per mancanza di messa in sicurezza delle aree a rischio idrogeologico da parte dello Stato, i nostri sazi governanti, perché coi nostri soldi si pagano uno stipendio di oltre 25.000 euro al mese, con la complicità di potere e di sistema dei mezzi di comunicazione stampati e radio-televisivi regionali e nazionali, attribuiscono la colpa all’abusivismo edilizio in generale, ma non specificamente a quello speculativo, che, al contrario di quello di necessità, ha distrutto veramente valli, colline e zone montuose. Quando, invece, simili tragedie succedono nel Centro-Nord tutti tacciono opportunisticamente sulle cause, perché lì lo stesso potere politico con atti amministrativi ha legalizzato l’abusivismo edilizio pure lungo le sponde dei fiumi, sulle colline e persino sulle Alpi e Prealpi: vergogna.

Lo Stato tiranno circa un anno fa approvò al Senato un decreto legislativo per la programmazione degli abbattimenti – contro cui dichiarammo la nostra ferma avversione, perché si tratterebbe solo di prolungare l’agonia delle famiglie interessate, quando, al contrario, senza condono, per non sanare anche la speculazione edilizia affaristica dei palazzinari locali, regionali e nazionali, con una semplice leggina del parlamento è possibile la sola regolamentazione amministrativa del piccolo abusivismo di necessità -, ebbene da allora finanche quel decreto giace impolverato nei cassetti della Camera dei deputati, perché manca la volontà politica e il potere padronale è tutto intento a raccogliere miliardi di euro dalle tasche del popolo lavoratore, attraverso tasse e gabelle varie nazionali, regionali e comunali, per passarli  nei forzieri della classe capitalistica bancaria e finanziaria nazionale e internazionale. E’ solo vergognosa inciviltà politica dei nostri governanti.

Ma chi sono i responsabili di questa enorme tragedia sociale degli abbattimenti delle case di necessità, che calpesta il diritto costituzionale alla casa di migliaia di famiglie? Sono tutti i partiti borghesi, clericali e capitalistici coi loro candidati ed eletti al governo, parlamento, consigli regionali, metropolitani e comunali del centrosinistra, centro e centrodestra, compreso i loro sindaci e amministratori locali, che alle elezioni raccolgono i voti per i loro partiti. Il dramma nel dramma è che costoro continuano ad essere eletti anche dal popolo da essi massacrato con gli abbattimenti. La colpa non è della Magistratura o della Polizia quando è chiamata a manganellare, ma degli eletti al governo e parlamento, che hanno fatto una disgraziata scelta politica di ignorare tale disastro sociale.

Dal dibattito è scaturito che al menefreghismo politico di detti partiti ed eletti occorre rispondere con una straordinaria mobilitazione politica della classe lavoratrice, le cui diverse componenti sono interessate o meno dagli abbattimenti, che processi pubblicamente i suddetti responsabili e neghi loro il consenso elettorale, a partire dalle prossime elezioni regionali. Su questa base è possibile ricostruire un movimento di lotta autonomo e indipendente, libero da strumentalizzazioni elettorali e deciso ad ottenere e presto dal parlamento la soluzione legislativa del problema. Se vogliamo conseguire il risultato sperato dobbiamo ricostruire il movimento di lotta a livello provinciale e regionale liberandoci di quanti politicamente portano la responsabilità del fallimento del primo movimento di lotta. L’assemblea si è auto-convocata per mercoledì 25 marzo 2015, con l’impegno di preparare la partecipazione massiccia di cittadini interessati e non alla tragedia in atto. In quella sede saranno stabilite le ulteriori iniziative da promuovere.

Alla lotta non c’è alternativa per salvare le nostre case.

Forio, 2 marzo 2015.

* Segretario generale e Consigliere comunale di Forio del P.C.I.M-L.

domenicosavio@pciml.org

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