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Ischia e Procida accumunate dal disastro della sanità

procida tagli sanitadi Michele Romano

Nel discernere la rassegna stampa quotidiana, da pensionato ancora vigile ed attivo, due titoli hanno attirato la mia attenzione, uno riguarda Procida, l’altro Ischia. Il primo, in rapporto alla realtà procidana, si riferisce ad un ordine del giorno, proposto dal Consigliere Maria Capodanno, in cui si invita l’ASL NA2Nord alla revoca dell’utilizzo dei medici del SAUT in sostituzione del personale specialistico; il secondo recita così: “La Commissaria dell’ASL NA2 Nord Iovino cancella la struttura intermedia residenziale dell’isola d’Ischia: la salute mentale, vicini al precipizio, nel totale silenzio”. Ecco sono due eventi che evidenziano come il servizio sanitario, sia della “polis micaelica” che di Pithecusa, sta scivolando, giorno dopo giorno, verso una china estremamente preoccupante per la salvaguardia della salute di cittadini. Infatti, l’attuale mediocre e autoreferenziale classe dirigente aziendale sta portando a termine il lavoro sporco di ridurre ai minimi termini l’organizzazione sanitaria delle isole, ponendole alla medesima stregua di comunità della terraferma, attigue alle aree metropolitane, dimenticando, in modo irresponsabile, la loro peculiare, fragile e precaria posizione geografica, nonostante l’esemplare bellezza dei luoghi.

Vista la situazione in cui ci troviamo, avendo una conoscenza profonda, per esperienza vissuta dentro l’Azienda, di coloro che si prendono l’arbitrio di decidere, ritengo insufficiente la pur lodevole iniziativa della mozione e della denuncia giornalistica. C’è l’urgente bisogno e consapevolezza, perché i tempi si fanno sempre più stretti, di una decisa, chiara e formidabile iniziativa politica comune da parte delle Amministrazioni isolane coniugata ad una mobilitazione popolare, alla stregua di “Liberi Subito”. Non è retorica, perché è fondata la messa a rischio del diritto ad un servizio sanitario giusto, adeguato, rassicurante per coloro nati in luoghi meravigliosi e circondati dal mare, ma spesso indifesi tra bonacce e forti tempeste.

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