La famiglia Schiffer a Procida

Di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Attraverso la famiglia Schiffer, Procida negli anni 40’ si avvicina alla grande storia. I fratelli Schiffer, ebrei ungheresi, erano stati mandati a Procida per presiedere all’elettrificazione di Ischia e Procida. Dei due fratelli  uno era sposato e con due figli,e l’altro celibe. Quest’ultimo era un bel ragazzo che viveva nelle fantasie delle giovani procidane. L’altro fratello, che era più grande, aveva due figli muti dalla nascita e questo mutismo veniva visto come una maledizione di Dio per il loro essere ebrei. Tanto è vero che mia nonna aveva sentito dire dal parroco della propria chiesa che il mutismo dei due ragazzi era il segno della maledizione divina verso la razza ebraica. Per quanto riguarda il resto, la vita di questi ebrei scorreva tranquilla, perché Procida era un paese appartato che non giocava molto sull’orizzonte politico della guerra. Ma questa atmosfera idilliaca fu guastata quando il 10 Giugno 1940, giorno della dichiarazione di guerra da parte di Mussolini che doveva essere trasmessa in tutte le piazze nazionali con grande enfasi, non fu possibile ascoltarla  perché a Procida andò via la corrente elettrica. I fratelli Schiffer , che avevano da sempre segnalato la vetustà dell’impianto con possibile facilità delle erogazioni dell’officina elettrica, furono accusati, da parte del pubblico in mezzo alla Marina, di boicottaggio e di aver  causato danni all’impianto. Una massa di procidani corse sotto la centrale elettrica, prelevarono i due fratelli, li costrinsero a bere l’olio di ricino. Da quel momento la situazione degli Schiffer non fu potuta tenere nascosta come prima e gli Schiffer furono mandati via, oltre che dall’azienda anche da Procida. A Procida si scatenò una camorra su chi era stato a denunciare i due fratelli. Il fratello Schiffer senza sposare si  era innamorato di una procidana bella e formosa e durante la gravidanza dovette subire pure lei i maltrattamenti del pubblico procidano e andare pure lei via da Procida. Narrano che questa bella ragazza, dal nome Italia, che era incinta del primo figlio, non poteva più camminare per la strada perché sottoposta alle invettive e agli sputi del popolo in quanto sposa di un ebreo, uno sporco ebreo. E così la famiglia Schiffer visse per qualche anno nei pressi di Campobasso, affidati alla pietà degli abitanti del posto, dopo questo periodo preferirono salire al nord nei pressi di Cuneo, che era il loro luogo di origine, ma qui il maggiore dei fratelli Schiffer fu raccolto in una retata nazi-fascista, fu fatto prigioniero e deportato ad Auschwitz, dove ,per colmo della sfortuna, morì il 1 gennaio 1945, il giorno prima che entrarono i russi a liberare il campo.

Passò il tempo e durante l’estate del 1970 mi arrivò dall’Istituto della Resistenza di Cuneo un libro, dal titolo “Non c’è ritorno a casa”. Rimasi molto meravigliato perché da bambino avevo sempre sentito parlare di Schiffer e il libro che mi era stato inviato da un medico di Cuneo era  per far conoscere i fatti della propria famiglia; il libro prendeva spunto dalle notizie che avevo scritto nel mio libro “A Procida non caddero bombe”, libro che gli avevo inviato per metterlo a conoscenza di quello che io sapevo, da procidano, sugli Schiffer. Mi misi in contatto con questo medico e lo invitai a Procida. Questo giovane Schiffer che stava a Procida, andando via dall’isola, aveva studiato, si era laureato in medicina ed era diventato in questi anni il direttore dell’Istituto di Chirurgia di Torino. E scusate se è poco! Lo invitai immediatamente a Procida. Fece un poco di resistenza perché aveva ancora negli occhi i maltrattamenti della folla nella piazza della Marina, delle invettive e degli sputi, ma poi accettò. Venne a Procida e rimase una settimana presso l’albergo Solcalante. Il libro fu presentato presso la Hall della scuola media, in quell’occasione io lanciai la proposta di affiggere una targa ai fratelli Schiffer a Procida nell’atrio della centrale elettrica. Impiegai 10 anni per raggiungere l’effetto,ma oggi sulla parete dell’edificio c’è la targa ai fratelli Schiffer,vittime delle leggi razziali. Per me è una grandissima soddisfazione e un modo per chiedere scusa ai danni apportati a una famiglia perbene quando la mancanza di lucidità e di obiettività procura il sonno della ragione. Gli episodi inerenti la famiglia Schiffer sono altamente deleteri per lo spirito politico e democratico procidano ma quello che più conta è l’alto segno di disprezzo nei riguardi dell’ebraismo da parte dei preti. D’altra parte bisogna riconoscere che solo da pochi anni è stata eliminata dalla Chiesa  dalla liturgia del venerdì santo la dicitura “perfidi ebrei”  .

                                                                                                            

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Un commento

  1. Spero di ricevere risposta in evidenza a questo mio commento
    che vuole rammentare a tutti i procidani e oltre che,
    il ravvedimento per errata valutazione anche se tardivo, assume
    virtuoso valore e restituisce dignità
    a chi ha commesso suo malgrado errore di valutazione .
    Riconoscere pubblicamente mancanza e, rimediare al malfatto,
    restituisce decoro a tutta la cittadinanza, colpevole di supino assoggettamento a leggi ineque anche se dirette dall’alto .

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