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La Pasqua del pregiudizio

Oggi la politica consiste in effetti nel pregiudizio verso la politica. Se vogliamo parlare di politica ai nostri giorni, dobbiamo partire dai pregiudizi che noi tutti, se non siamo politici di professione, nutriamo nei confronti della politica. Tali pregiudizi, che sono comuni a noi tutti, rappresentano a loro volta, nel senso più ampio del termine, un fattore politico: essi non derivano dalla presunzione delle persone istruite, né sono dovuti al cinismo di chi ha troppo vissuto e troppo poco compreso. Non possiamo ignorarli, dato che si agitano dentro di noi, e non possiamo sopirli attraverso il ragionamento poiché sanno fare appello a realtà incontestabili e rispecchiano fedelmente, proprio nei suoi aspetti politici, la reale situazione odierna. Eppure questi pregiudizi non sono giudizi. […] Ma i pregiudizi precorrono i tempi; gettano via il bambino con l’acqua sporca, confondono con la politica ciò che alla politica porrebbe fine, e presentano quella che sarebbe una catastrofe come se fosse insita nella natura delle cose, e dunque ineluttabile.

H. ARENDT, Che cos’è la politica?

Cari amici, in questo frangente storico, entrare in una chiesa in giorni di festa, per credenti e non, militanti e non, è atto gentile di omaggio verso Colui che ha dato la vita perchè i pregiudizi non l’avessero vinta nella battaglia di “dare voce ai senza voce”.
Se noi non risorgiamo, neanche Cristo è risorto.

Di cuore, Buona Pasqua 2012

Quello che importa, oggi, è di sfatare l’incanto delle parole magiche, che alimentano la speranza dell’avvento e addormentano l’alacrità della ricerca (N. Bobbio, Politica e cultura)

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