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La politica procidana alle prese con talebani, predatori ed illusionisti

politica procidanadi Michele Romano

Dopo il momento solare e dirompente delle primarie che ha offerto la forte sensazione, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera, di aprire un cammino scorrevole verso un profondo cambiamento nella modalità di governare il nostro territorio, ad un mese di distanza, si percepisce, di nuovo, l’atmosfera plumbea che caratterizza, da tanto tempo, il vissuto socio-politico procidano. Infatti, dopo l’attimo fuggente di un’apertura nelle “agorà” della politica verso i cittadini, invece di accelerare il passo, capitalizzando sempre di più coinvolgimento, partecipazione, entusiasmo, fiducia, consapevolezza che la “polis micaelica” ha trovato il filo di Arianna per uscire dal labirinto in cui si è cacciata, appare che ciascuno si è rintanato nei propri sinedri a crogiolarsi dentro asfittici elucubrazioni, dando spazio e fiato alla decrepita, deleteria e degradante usanza del nebuloso politicume degli inciuci, del detto e non detto, d’accordi sottobanco e non, d’annunci e smentite, di presentabili ed impresentabili. Pertanto si ripiomba nell’acuta patologia delle autoreferenzialità, delle autoindulgenze, in cui i protagonisti assumono la raffigurazione di talebani, di incorreggibili predatori, di ottusi illusionisti senza possedere alcuna visione, alcuna idea, alcun comune denominatore, in direzione di quale porto far approdare la nave della comunità isolana. In tal senso, l’etica della responsabilità deve, urgentemente, orientare chi ha ricevuto un mandato chiaro, forte e semplice da una significativa e rilevante parte del corpo elettorale, in modo da fargli dire con estrema limpidezza come intende procedere e con quale formazione intende affrontare le delicate e gravose problematiche che stanno tutte lì davanti in ansiosa attesa di intraprendere la strada di quale soluzione, probabilmente, vista la situazione drammatica di alcune di esse, con la virulenza di una terapia d’urto traumatica e coraggiosa.

Se non accade ciò, una cupa ed amara tristezza oscurerà il cielo della nostra amata terra in modo tale che le prossime elezioni verranno percepite con il sentimento che il peggio deve, ancora, accadere.

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