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L’AMORE: Questo perfetto sconosciuto

bacio san valedi Michele Romano

Spinto dalle preoccupazioni di un padre antico che dalla vita ha avuto il privilegio e il dono di una moglie e di tre figlie creative ed espansive e, dalla curiosità di un aspirante “filosofo”, tendo a colloquiare con quel mondo fatto di passioni, di tormenti e d’insaziabile audacia che è proprio dei giovani.

L’opportunità di relazionarmi con tale realtà, mi viene offerto dalla più piccola delle mie figlie, Miriam, la quale si pone un interrogativo molto diffuso nell’ambito dei suoi coetanei, riguardante il significato e il senso dell’amore. Lo esprime con questo ragionamento: nell’iniziare un percorso sentimentale si è pervasi da un’enorme ansia e paura di prodursi del male innamorandosi e di creare del male all’altro se s’innamora.

Preso alla sprovvista, ho cercato di costruire delle risposte a tale dilemma. Ebbene, il primo pensiero è andato al clima offensivo e distruttivo, che nella realtà contemporanea, sta caratterizzando il rapporto intimo di coppia, tanto da connotarsi con la configurazione drammatica del femminicidio. Le paure e le ansie della giovane età, in cui l’io è in fase di costruzione di se stesso, si alimentano e crescono sempre di più. Perché aumenta questa precarietà d’animo? Viene colpita una corda sensibile di chi, in tale stagione della vita, teme che la propria integrità possa essere aggredita dall’esterno. Questo vale, principalmente, sul terreno dell’amore dove si può andare incontro a rischi devastanti se si scopre che si ha accanto un nemico, non chi ha accolto l’altra parte del proprio “io” ignota e temuta da se stesso. In tal senso, la ragion d’essere dell’innamoramento si trova verso quella persona che ci offre la consapevolezza di essere entrato nella conoscenza degli elementi oscuri del nostro “io” e svelarceli. Il dramma e il limite del nostro tempo è insito dentro le relazioni sessuali, dove nel mettere a nudo i corpi, l’anima rimane fuori “l’uscio di casa”, per cui non si possiede la chiave che apre gli abissi che si trovano dentro se stessi, tanto da perdere il filo conduttore per uscire dal labirinto, che spiana la strada verso ciò che in fondo si è, e che cosa si è capaci di generare.

Il punto “dolens” diventa il mondo capovolto, in cui si trova impreparato la figura “maschile”, per la perdita rassicurante del ruolo della donna concepita come oggetto del desiderio, possesso e, nel matrimonio anche badante. Nei casi estremi diventa una nemica da distruggere ed annientare.

Nella società odierna l’AMORE è stretto nella dicotomia: desiderio- timore, per cui, da una parte c’è il bisogno di uscire dalle strutture del proprio EGO per planare in un’alterità armoniosa, dall’altra parte si vive la paralisi tremebonda di prendere il largo verso la bonaccia o la tempesta della follia amorosa.

C’è tanta necessità di una proposta pedagogica sistemica che trasformi le “polis” future in luoghi d’incontri sereni e amorevoli.

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Un commento

  1. Caro Michele, concordo con te nel dire che l’amore è uno sconosciuto, ma ti posso assicurare che l’amore esiste, altrimenti non ricorderemmo una persona, per tutta la vita, anche se quella persona non l’abbiamo sfiorata nemmeno con un dito. In questo caso siamo andati oltre la scorza, con tutta l’anima.

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